La Falconeria, storia e tradizione nel mondo.

Falconeria

La falconeria è una pratica venatoria che si basa sull’uso di falchi o altri uccelli rapaci per catturare prede, solitamente altri uccelli. Come altre tipologie di caccia, anche questa è oggi praticata come hobby più che per il procacciamento del cibo necessario al sostentamento del praticante. Solo negli ultimi decenni sta trovando un ottimo sviluppo, come sport, fondamentalmente in Europa ed in Nord America.

Nel 2010, la falconeria è stata riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dei seguenti paesi: Arabia saudita ed Emirati Arabi Uniti, Belgio, Francia, Corea del Sud, Mongolia, Marocco, Qatar, Repubblica ceca, Spagna, Siria[1].
Storia,Origini :

L’esatto momento di genesi della falconeria ed il suo originale centro di promanazione, se di un solo centro si trattò, sono ad oggi argomento di dibattito. Dato certo è che la pratica di servirsi degli uccelli rapaci per predare altri volatili e mammiferi di taglia medio-piccola sviluppò prima in Oriente che in Occidente.
Le prime evidenze relative alla falconeria si collocano in ambiente medio-orientale. Riferimenti alla pratica venatoria aviaria si trovano già nell’Epopea di Gilgamesh, testo fondamentale della mitologia mesopotamica prodotto dalla civiltà dei Sumeri. Del pari, testimonianze archeologiche hanno confermato il ricorso alla falconeria degli Assiri. Negli scavi del palazzo di Sargon II a Khorsabad (VIII secolo a.C.) è stato rinvenuto un bassorilievo assiro raffigurante due cacciatori, l’uno impegnato ad abbattere dei rapaci con l’arco, l’altro intento invece a catturarne uno incolume, presumibilmente per destinarlo all’addomesticamento. Già l’archeologo Austen Henry Layard (1817-1894) aveva parlato di falconieri raffigurati nei bassorilievi delle rovine di Ninive[2].

Nel corso del VII secolo a.C. la falconeria era già diffusa nell’Estremo Oriente. Pratica consueta tra le popolazioni nomadi dell’etnia mongoloide, presso le quali il falco e l’aquila avevano un fortissimo significato simbolico, viene ricordata da fonti dell’Antica Cina già nel 680 a.C.. Dalla Cina, la falconeria si diffuse in Korea e in Giappone. Secondo il Nihongi però, solo nel IV secolo, durante il regno dell’imperatore Nintoku, si può attestare una massiccia diffusione della pratica venatoria aviaria nel Sol Levante, poi codificata come “arte” chiamata Takagari (鷹狩).

Non siamo oggi nelle condizioni di poter affermare con certezza che la pratica della falconeria fosse diffuso nell’Antica Roma, seppur i rapaci avessero un ruolo predominante nella simbologia e nella mitologia romana quanto greca: basti pensare all’aquila intesa come simbolo di Zeus/Giove ed il ricorrere del medesimo uccello quale stemma distintivo della legione romana.
La pratica della caccia con i rapaci raggiunse l’Europa grazie ai barbari.

I Germani, con buona probabilità, i rudimenti della falconeria delle popolazioni della steppa asiatica. Fondamentale, in questo senso, la parte giocata dai Goti, etnia germanica dominante nell’Europa Orientale intorno al III secolo, che, nelle terre gravitanti intorno al Mar Nero, appresero dai nomadi Sarmati la pratica della caccia con il falco tanto quanto quella della cavalleria. Il successivo scontro dei Goti con gli Unni di Balamber (Battaglia del fiume Erac – 375) ed il loro assoggettamento all’impero nomade di Rugila ed Attila (434-453) intensificò certamente l’adozione, da parte dei germani sconfitti, di usi e costumi asiatici quali la falconeria. Dai Goti, la pratica venatoria con i rapaci passò alle altre popolazioni germaniche e si diffuse nei domini romani, ormai dipendenti dai barbari per quanto riguarda il mantenimento di efficienti forze armate. Avito, imperatore romano nel biennio 455-456, nato presso i celti Arverni delle Gallie, avrebbe appreso proprio dai Goti, con i quali aveva combattuti gli Unni nella Battaglia di Chalons, la pratica della falconeria e l’avrebbe poi introdotta nell’impero. Ad oggi, l’unica testimonianza archeologica pervenutaci della pratica venatoria aviaria presso i romani data al 500 circa: un mosaico romano raffigurante un cacciatore con un falco che preda anatre rinvenuto nella ribattezzata “Villa del Falconiere” di Argos (Grecia).
Medioevo

Tizian 115Fu durante il Medioevo che la falconeria si diffuse sul suolo europeo, raggiungendo interessantissimi sviluppi.
Un input notevole a questa diffusione provenne nuovamente dall’arrivo in Europa di popolazioni latrici della pratica venatoria aviaria. La formazione dell’Impero arabo-musulmano costituì, sulla sponda meridionale del Mediterraneo, una solida compagine statale che contribuì a diffondere usi e costumi appresi dagli Arabi grazie alla Persia dei Sasanidi. Fu infatti proprio in concomitanza con l’aggressione musulmana in Europa (Conquista islamica della penisola iberica e Guerre bizantino-arabe in Sicilia), nell’VIII secolo, che la pratica della falconeria, dopo i torbidi dell’Età Tardo Antica, iniziò a fiorire nel Vicino Oriente conteso tra Arabi e Bizantini, gettando le basi per quella solida tradizione che avrebbe portato gli studiosi occidentali del XIX secolo a guardare con stupore e ammirazione all’incredibile empatia tra il beduino e il suo falco[3].

A partire dal VII-VIII secolo, la falconeria radicò capillarmente nelle diverse compagini statali che andavano lentamente formandosi nelle terre del vecchio impero dei Romani. Tale “diaspora” dell’arte venatoria aviaria, sempre inquadrabile quale privilegio della classe guerriera dominante, i milites, più per questioni di disponibilità finanziaria necessaria alla cura, all’addestramento ed all’allevamento domestico dei rapaci, viene ben testimoniata dalle fonti, via via più numerose, dell’epoca:

Carlo Magno (742-814), fondatore del Sacro Romano Impero, ha spesso citato la falconeria nei capitolari con i quali ha portato ordine nelle terre del suo impero. Dato ancor più significativo, l’imperatore proibì la caccia, tanto con i cani quanto con astòri e falconi, ai chierici[4], dandoci così un dato concreto su quanto l’uso dei rapaci fosse diffuso, ormai non solo con scopo alimentare ma con chiaro intento ludico, nelle alte classi sociali dell’Alto Medioevo.
Enrico I di Germania (876–936) era noto come “Enrico l’Uccellatore” (Heinrich der Finkler) per la sua passione di cacciare col falcone;
Nel frammento antico inglese noto come The Battle of Maldon, il comandante dei Sassoni-Inglesi alla Battaglia di Maldon (991), conte Byrhtnoth, libera il suo falcone preferito prima del fatale scontro con i vichinghi di Olaf I di Norvegia;

Il massiccio intensificarsi degli scambi tra l’Europa cristiana e l’Oriente arabo-bizantino nel XI-XII secolo provocato dal movimento socio-politico delle Crociate contribuì ulteriormente a diffondere e sviluppare la pratica della falconeria presso i milites occidentali. Un ruolo importante, in questo senso, venne giocato dall’ordine monastico-militare dei Cavalieri Ospitalieri, specialisti della caccia con i rapaci poiché le altre forme di caccia erano loro interdette come penitenza volontaria (là dove per i Cavalieri Templari valeva esattamente l’opposto e cioè era la falconeria ad essere interdetta).

Entro il XIII secolo la falconeria era divenuta un aspetto fondamentale della vita sociale del nobile europeo. Non un semplice diletto ma una vera e propria scienza, che venne formalmente codificata attraverso una prolifica produzione letteraria:

Il multietnico ambiente normanno-svevo del Regno di Sicilia giocò un ruolo centrale nella storia della falconeria, fondamentalmente grazie all’imperatore Federico II (regno 1198-1250), uomo colto ed amante delle lettere nonché sfegatato fautore della caccia con il rapace al punto di fare di un falco il suo stesso stemma araldico[5]. Falconiere di corte di Federico II fu il cavaliere tedesco Guicennas, autore di un manuale, De arte bersandi, sulla caccia e sulla falconeria. Per ordine dell’imperatore, lo studioso Teodoro di Antiochia tradusse il cosiddetto Moamyn latino (De scientia venandi per aves), probabile opera dell’erudito arabo Abū Zayd Ḥunayn ibn Isḥāq al-ʿIbādī (809-873), medico del califfo abbaside al-Mutawakkil[6]. La redazione, da parte dello stesso Federico II, dell’opera in sei volumi De arte venandi cum avibus, poi messa per iscritto dal figlio Manfredi di Sicilia, costituì lo zenith di questo fenomeno socio-culturale. Si trattò di una vera e propria opera omnia, analizzante i sistemi di allevamento, addestramento e impiego di uccelli rapaci (fond. falchi) nella caccia soprattutto ad altri uccelli, tutti accuratamente descritti nell’opera, che riprese ed ampliò il volume di Guicennas e del Maestro Teodoro.
Altra realtà multietnica sensibile alle sollecitazioni culturali orientali promotrice della falconeria si rivelò la Penisola Iberica, interessata in quegli anni dai più importanti risultati della Reconquista. Alfonso X di Castiglia (regno 1252-1284), grande promotore delle arti e delle lettere, aveva già nel 1250 concluso una seconda versione del Moamyn circolante presso la corte federiciana. Successivamente, curò la redazione di un importante trattato sulla caccia con i rapaci, il Libro de los animales que caçan.
Anche il Regno d’Ungheria, situato al margine della steppa eurasiatica e costituito da un’etnia di provenienza orientale, i magiari, dominante sul locale elemento slavo europeo, lasciò ampia testimonianza della capillare diffusione di cui ivi godeva la pratica della caccia con i rapaci. Nel 1222 la nobiltà costrinse il sovrano Andrea II a sottoscrivere una Bolla d’Oro nella quale rinunciava a molte delle sue prerogative: tra le varie clausole, spiccò la proibizione per i falconieri reali di portare i rapaci a caccia in territori non appartenenti alla corona, a riprova non solo della diffusione della pratica venatoria aviaria presso i magiari ma del notevole grado di impunità che i praticanti affiliati alla casa del sovrano erano arrivati a godere. Il successivo sovrano ungherese, Bela IV, appassionato falconiere, si fece ritrarre sulla monetazione nazionale a cavallo, con un falco sul braccio. Nel 1279, tra le norme disciplinari per i religiosi redatte in occasione del Concilio di Buda, figurava la proibizione, per i monaci di praticare la falconeria.
Il Regno di Francia fu tra i primi ad istituire la figura ufficiale del “Falconiere Reale”: il primo Gran falconiere di Francia, attivo alla corte di Luigi IX (regno 1226-1270), fu tale Jean de Beaune.

Da un punto di vista “pratico”, notevole input allo sviluppo della falconeria, nel Duecento, fu l’introduzione sul suolo europeo del cappuccio per il rapace, lo chaperon, importato dal Vicino Oriente grazie ai sempre più massicci scambi con i bizantini ora dominati dagli occidentali grazie alla nuova compagine statale sorta in Grecia dopo il Sacco di Costantinopoli (1204), l’Impero Latino (1204-1261).

Contemporaneamente al Medioevo europeo, anche le compagini statali asiatiche erano state interessate da un sistematico diffondersi, tra la classe dominante, della passione per la caccia con il falco. Nel 818, l’imperatore giapponese Saga aveva ordinato la redazione del trattato di falconeria Shinshuu Youkyou. In Cina, l’affermarsi dell’Impero mongolo di Gengiz Khan (1206-1227), poi estesosi a tutto il continente eurasiatico sino alla Russia Bianca ed all’Ungheria, diffuse largamente la falconeria, passatempo prediletto dei conquistatori Mongoli[7].
Quando, nel corso del XIV secolo, l’Europa e l’Asia tornarono ad instaurare reciproci scambi commerciali, le élite dei regni europei e quelle del Celeste Impero erano certamente accomunate dalla passione per la caccia con i rapaci.

Nel corso del XV secolo, nel più generale contesto di una società europea ove la nobiltà difendeva in modo sempre più classista e xenofobo i suoi privilegi contro un patriziato urbano di banchieri e ricchi commercianti, la falconeria venne fatta oggetto di particolarissime misure restrittive e di controllo. Un preziosissimo documento inglese dell’epoca, Il “Libro di St Albans” (The Book of Saint Albans – 1486), fissa non solo regole d’uso ma, cosa ben più importante, di possesso per i rapaci. Il testo stabilisce che la povera gente, i vecchi laboratores, possano al massimo possedere un falco di piccole dimensioni (la servitù poteva al massimo aspirare ad un gheppio), là dove lo scudiero era autorizzato a portare il Falco lanario ed il cavaliere il grande Falco cherrug, facendo così dei rapaci più pregiati un’esclusiva dei regnanti: il girifalco per un Re e l’aquila per l’Imperatore.

Età Moderna

Joseph WolfPresso le corti sempre più mondane e raffinate del Rinascimento, amanti del lusso e fautrici di un approccio epicureo alla vita, la falconeria, intesa ormai come pratica già quasi sportiva, non più legata a motivazioni di sostentamento, oltre che come esercizio di un’arte, ebbe larga diffusione.
Tra i tanti regni, primeggiava ancora il Regno d’Ungheria, i cui rapaci e falconieri divennero famosi in tutta Europa, dai Paesi Bassi al Mediterraneo, guadagnandosi le attenzioni dei sovrani cristiani occidentali tanto quanto del sultano dei Turchi ottomani, subentrati ai bizantini nel controllo dell’Anatolia e dei Balcani ed, a loro volta, sfegatati amanti della caccia con il falco come tutte le altre popolazioni nomadi della steppa eurasiatica. Presso i magiari, la caccia a cavallo con i rapaci era pratica già diffusa anche tra le nobildonne. Non a caso, tra le opere di Bálint Balassi (1554-1594), poeta padre della moderna letteratura ungherese, compare anche un’operetta dedicata al suo falco.
Noti falconieri restarono i Cavalieri Ospitalieri, divenuti Cavalieri di Malta nel 1530, che proprio con un falcone maltese (Falco peregrinus brookei) pagavano al Viceré di Sicilia il tributo annuo per la permanenza nell’isola omonima[8].

In Europa, la falconeria toccò il suo apogeo nel XVII secolo, presso le corti sovrane dell’assolutismo nella sua piena affermazione. In quel contesto socio-politico, cioè, ove il Re, primo tra i nobili, dettava le mode in materia di usi e costumi. Privilegio esclusivo della nobiltà, la caccia con i rapaci aveva ora, in ogni reame, quale suo metro di paragone “nazionale”, la Falconeria Reale:

Nel Regno di Francia, Luigi XIII contava, nella sua voliera di falchi, 300 esemplari divisi in sei squadre specializzate in diverse tipologie di prede: airone, pernice, cornacchia ecc. Il sovrano era poi solito tenere presso di sé, anche in tempo di guerra, dieci rapaci “scelti”, alloggiati presso il Cabinet d’Apollon al Louvre di Parigi, gli Oiseaux du Cabinet du Roi (lett. “Uccelli da gabinetto”)[9]. La Falconeria Reale venne poi spostata da Luigi XIV di Francia a Montainville (Yvelines), presso la nuova reggia di Versailles[10].
Nell’Impero Russo, lo zar Alessio I (regno 1645-1676), grande appassionato di falconeria e noto come uomo pio e riflessivo, redasse un trattato sulla pratica venatoria aviaria, esaltandone il valore ascetico-catarchico. La storiografia contemporanea dispone anche di istruzioni, redatte dal monarca, per i falconieri di corte.[11]
Gli Asburgo d’Austria, signori delle terre dei magiari settentrionali (“Ungheria Reale”) dal 1526, svilupparono una grande passione per la pratica venatoria aviaria. La Falconeria Reale era collocata presso i fastosi Castelli di Laxenburg.
Tra gli Asburgo di Spagna brillò in quegli anni, sia in positivo che in negativo, la figura del sovrano Filippo IV (regno 1621-1665), passato ai posteri come un grandissimo appassionato di caccia, sia con l’innovativo moschetto che con la lancia da cinghiale o il falcone. Appassionato di falconeria, quanto meno sulla carta, era anche il suo plenipotenziario Olivares che, in realtà, sfruttava il preteso di una passeggiata a caccia con il falco per appartarsi a complottare con cortigiani ed ambasciatori stranieri[12]. Già all’inizio del secolo la letteratura spagnola aveva versato il suo tributo all’antica arte della falconeria con la quarta edizione del capolavoro di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, stampato a Madrid nel 1605 con un frontespizio sul quale figurava un falcone incappucciato poggiato sul braccio di un uomo.
Nell’Inghilterra degli Stuart, nonostante i torbidi politici e la precaria posizione della famiglia reale, la falconeria fu assiduamente pratica, quasi osannata dai sovrani quanto dalla nobiltà grande e piccola[13]. Giacomo I Stuart s’innamorò della falconeria sin da fanciullo, quando cacciava con lo sparviere; promosse largamente la Falconeria Reale, intrattenette la corte ed i suoi ospiti stranieri con battute di caccia con i falconi[14] e profuse denari e risorse nella ricerca di pregiati rapaci[15]. La passione di Giacomo passò all’erede Carlo, ferito da una pernice durante una battuta di caccia con il falcone[16], fanatico al punto da pretendere che il suo Lord Deputy in terra d’Irlanda si preoccupasse, oltre che della delicata situazione politica, anche di procurargli esemplari di rapaci locali[17]. Dall’ossessione degli Stuart per falchi e falconi non furono esenti nemmeno Carlo II e Giacomo II, tanto appassionati da non volersi privare della compagnia del provetto falconiere William Russell per le battute con i rapaci ad Hampton Court (marzo 1683) nonostante il ruolo giocato dallo stesso nella Guerra civile inglese che era costata la testa a loro padre[18]. Sempre Carlo II aveva acconto nel 1662 l’ambasciatore dello zar Alessio I con una processione di venticinque cavalieri tutti muniti di falcone[19]. Al volgere del secolo, la corona inglese spendeva ogni anno 1500 sterline per il Gran Falconiere d’Inghilterra, 335 sterline per il Maestro dei Falchi e 136 sterline per il Sergente dei Falchi[20].
Nelle terre d’Olanda, produttrici di falconieri e rapaci apprezzati in tutta Europa, la cittadina di Valkenswaard, nel Brabante Settentrionale, dipendeva unicamente dalla falconeria per il suo sostentamento.

Dopo i fasti del Seicento, la falconeria europea cadde sistematicamente nell’oblio durante il XVIII secolo, soppiantata dall’ormai imperante uso delle armi da fuoco poiché, differentemente dalle altre forme di caccia, entro le quali il fucile andava a costituirsi solo quale alternativa all’arma bianca, nella pratica venatoria con i rapaci il proiettile andava a sostituire il falcone medesimo.
La Rivoluzione Francese sferrò un colpo simbolico potentissimo alla falconeria, abolendo la Falconeria Reale, liberalizzando la pratica della caccia e relegando l’uso dei rapaci ad un memento delle pratiche “gotiche” medievali.

In Giappone, la natura elitaria della falconeria ne fece uno dei passatempi prediletti della casta guerriera dominante, i bushi, durante l’Epoca Sengoku (1478-1605). Pare si debba attribuire ad uno dei signore della guerra dell’epoca, Asakura Norikage, il primo caso di allevamento in cattività dell’astòre nel Sol Levante. Successivamente, lo Shogunato dei Tokugawa, durante il Periodo Edo (1603-1868), codificò e promosse la falconeria tradizionale nipponica quale strumento di ostentazione dello status e del potere delle classi dominanti.

Età contemporanea

KyrgyzEagleHuntsmanLa falconeria era ancora blandamente praticata in Europa nel corso del XIX secolo, ormai ridotta ad un semplice hobby. La pratica venne riscoperta nella seconda metà dell’Ottocento, in concomitanza col gothic revival innescato dal Romanticismo, passando poi più o meno incolume attraverso di due conflitti mondiali sino ai giorni nostri.

In Francia già Napoleone, certamente non ricordato quale un vero appassionato di caccia, aveva comunque cercato di mantenere viva, per questioni di prestigio culturale, l’antica pratica della falconeria. I regolamenti di polizia del regno post-Restaurazione (1844) non menzionano però in alcun modo l’uso dei rapaci nella caccia, a riprova di una diffusione “pubblicamente” pressoché inesistente della falconeria. Durante il Secondo Impero Francese, Napoleone III cercò, come il nonno, di promuovere quanto meno una diffusione a livello hobbistico della falconeria, riconoscendo al Club de Champagne il diritto di “lanciare” rapaci nei campi intorno a Châlons.
In Gran Bretagna, lo Old Hawking Club of Great Britain venne fondato nel 1864.

Fu sempre durante l’Ottocento, concomitantemente alla formazione dei grandi imperi coloniali delle potenze europee, che la pratica della falconeria si diffuse in quei paesi ove non aveva avuto un suo sviluppo autonomo. I britannici diffusero la pratica della caccia con i rapaci tanto in Australia e Tasmania quanto in Sudafrica. Nel contempo, la sempre più libera circolazione di uomini, mezzi e materiali, garantì il formarsi di un’utenza di falconieri anche negli Stati Uniti d’America, ove la presenza di particolari specie autoctone di rapaci (fond. Falco di Harris e Falco della prateria) contribuì ad una significativa evoluzione rispetto al tradizionale bagaglio tecnico della falconeria europea.

In Giappone, uno degli effetti del Rinnovamento Meiji (1868-1912) fu l’apertura al pubblico del takagari, l’arte della falconeria nipponica, passata in gestione all’Agenzia Imperiale degli Affari Interni (Kunai-chō). L’operazine, volta a garantire una maggior diffusione alla pratica venatoria aviaria, intesa come patrimonio culturale del Sol Levante, non sortì però gli effetti voluti. Pare, addirittura, che taluni “segreti” del takagari siano andati persi proprio durante il XIX secolo.

Le capacità venatorie dei rapaci sono oggi utilizzate non solo a fini hobbistici o nei revival di caccia medievale. Molti problemi legati alla coabitazione tra esseri umani e volativi, nelle grandi città, sono stati risolti ritornando ad allevare falchi, astori e poiane per poi liberarli contro una ben specifica preda. I rapaci vengono dunque usati non solo in parate o manifestazioni ma anche per allontanare uccelli, come i colombi, presenti in gran quantità nei pressi dei monumenti o per allontanare stormi di uccelli (come gli storni o le oche) negli aeroporti od ancora per mandare via i gabbiani dalle discariche. Nei centri storici, ultimamente, proprio perché si ha bisogno di una presenza costante di uccelli che allontanino i piccioni si è deciso di liberare e riprodurre in cattività anche uccelli rapaci che predino questi ultimi.

Nel 1968, le associazioni nazionali di falconeria sorte un po’ ovunque nel mondo sono confluite nella International Association for Falconry and Conservation of Birds of Prey (IAF), un organo di promozione e coordinamento sovranazionale efficacemente attivo da ormai oltre trent’anni. Oggigiorno, l’IAF riunisce 45 associazioni da 38 paesi, con un totale di oltre 8000 iscritti che si ritrovano annualmente per praticare insieme[21].

Nel 2010, la falconeria è stata riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dei seguenti paesi: Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, Belgio, Francia, Corea del Sud, Mongolia, Marocco, Qatar, Repubblica ceca, Spagna, Siria[1].
Uccelli utilizzati
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Lista degli uccelli utilizzati nella falconeria.
Falco pellegrino, il “falcone” per antonomasia.
Astore, il “falco” per antonomasia.
Poiana coda rossa, forse l’uccello rapace più versatile.
Aquila reale, uno dei rapaci più possenti addestrabile dall’uomo.
Gufo Reale eurasiatico.

Le specie di rapaci utilizzate in falconeria, sulla base delle loro caratteristiche morfologiche e al tipo di volo, si suddividono in 3 grandi categorie:

Rapaci di alto volo (Long-wings): sono appartenenti al genere Falco (Falco pellegrino, Lanario, Sacro ecc); vengono lanciati in volo, salgono in quota e catturano la preda dopo una picchiata;
Rapaci di basso volo (Short-wings): sono appartenenti al genere Accipiter (Astòre, Sparviere ecc); vengono lanciati direttamente dal pugno all’inseguimento di una preda, hanno ali corte e volo con grande accelerazione;
Rapaci di largo volo (Broad-wings): generi Buteo, Aquila, Haliaeetus ecc.; possono essere lanciati direttamente dal pugno oppure fatti volare in volo d’attesa in termica.

Falco peregrinus tetheredRapaci di alto volo

Il genere “Falco” (Falco pellegrino, Lanario, Sacro ecc) ha da sempre occupato un ruolo fondamentale in falconeria: da esso provengono appunto i “Falconi” propriamente detti, rapaci spacializzati in particolari tipologie di preda (fond. volatili). Il Falco pellegrino e lo Smeriglio sono superbi cacciatori di volatili, mentre il Falco sacro mediorientale preda efficacemente anche le lepri. Anche il Falco di prateria ed il grosso girfalco cacciano selvaggina di terra.

 

 

 
Femmina di astore in abito giovanileRapaci di basso volo
« L’attacco dell’astòre è estremamente veloce, rapido e violento sotto ogni aspetto »

(Mike McDermott)

Il genere degli “Accipiter” (Astòre e Sparvieri, genricamente indicati come “Falchi”) comprende rapaci utilizzati in falconeria per predare volatili e piccoli mammiferi da centinaia di anni. L’astore è il più utilizzato ma si ricorre anche allo Sparviere di Cooper o allo Sparviere eurasiatico.

 

 

 

 

 

384px Red Tailed Hawk13Rapaci di largo volo

Il “Falco di Harris” (anche “Poiana di Harris”), originario del continente americano (Arizona, Texas e Argentina), è un rapace dal comportamento unico: in natura, vive in gruppi ordinati secondo una precisa gerarchia sociale ove gli individui collaborano alla caccia, come fossero un branco di lupi. Questa socialità rende il rapace, fruttuosamente allevato in cattività, adattissimo alla falconeria. Eccelle sia nella caccia a conigli e lepri sia nella predazione di altri volatili.

Il genere “Buteo” (volgarmente “Poiane”) comprende diverse specie utilizzate in falconeria: Poiana coda rossa, Poiana comune, Poiana spalle rosse, Poiana coda rossa africana ecc. La poiana coda rossa è un predatore eccellente, utilizzabile per conigli, lepri, scoiattoli ma anche per oche, anatre, fagiani e persino tacchino selvatico. La poiana comune è invece un rapace che necessita di più attenzioni onde ottenere un buon cacciatore di conigli.

Il genere “Aquila” è largamente diffuso nel globo ma scarsamente utilizzato in falconeria. Si tratti di animali di grande potenza e forte temperamento, difficili da addestrare e potenzialmente pericolosi per l’uomo se costretti ad una interazione forzata in ambiente densamente popolato. Si tratta anche di un tipo di predatore specializzato in prede di grosse dimensioni, soprattutto terrestri, non adattabile alla “cacciagione di penna”. In Kazakistan e Kirghizistan l’Aquila reale viene tradizionalmente utilizzata per la caccia alle volpi, ai lupi e ad altra selvaggina terrestre di notevoli dimensioni[22].

L'”Aquila di mare” è specializzata nella predazione dei pesci ma è stata impiegata efficacemente in falconeria anche per cacciare prede di terra. Non è però ancora chiaro se sia possibile sfruttare, per esempio, il “Falco pescatore”, altro rapace specializzato in prede acquatiche, per la falconeria “ittica”.

 

Rapaci per principianti

In Europa negli Stati Uniti d’America, la Poiana coda rossa viene ritenuta il miglior rapace con cui introdurre un neofita alla pratica della falconeria. Nel Vecchio Mondo, è soprattutto la Gran Bretagna a spingere per l’utilizzo della poiana coda rossa dato il gran numero di conigli e lepri selvatiche che vi si possono cacciare. Negli USA, particolarmente diffuso tra i neofiti è anche l’uso del Gheppio americano, il più piccolo dei rapaci autoctoni[23].
Solamente al momento di approcciare con la caccia alla “selvaggina di penna” un falconiere impara a servirsi dell’astore.
Rapaci ibridi

I membri del genere “Falco” possono efficacemente mescolarsi per produrre degli ibridi: è ad oggi argomento di dibattito se il falco cherrug dell’Altai sia da considerarsi una specie sviluppatasi da ibridi originatisi in natura ed è comunque ben noto che il girfalco ed il falco sacro possono produrre prole meticcia. Conseguentemente, sin dagli Anni 70 del Novecento, falconi ibridi si sono resi disponibili per i cultori della caccia con i rapaci. Furono per primi Ronald Stevens e John Morris, due “veterani” della falconeria irlandese, a far accoppiare un maschio di falco sacro ed una femmina di falco pellegrino per ottenere un rapace che mescolasse le caratteristiche delle due specie. Da allora, il fenomeno dei rapaci ibridi da caccia si è largamente diffuso, conquistando la ribalta negli Stati Uniti (Anni 90) e, recentemente, negli Emirati Arabi Uniti.
Rapaci rinselvatichiti

Come vale per altri animali allevati dall’uomo, fondamentale in questo senso il caso del maiale, anche i rapaci destinati alla falconeria possono smarrirsi o fuggire e, conseguentemente, rinselvatichirsi per poter sopravvivere. Il fenomeno è certamente meno diffuso oggi che in passato, grazie ai trasmettitori telemetrici di cui vengono forniti gli uccelli, ma ha comunque avuto modo di impattare, sia positivamente che negativamente, sulla fauna selvatica dei paesi in cui è avvenuto.
Molte segnalazioni di rapaci rinselvatichitisi provengono dalla Gran Bretagna, ove l’àstore è tornato di casa a partire dal 1945 proprio grazie agli esemplari sfuggiti ai falconieri. Interessante è stato anche il caso di una coppia di gufi reali insediatisi nello Yorkshire e “specializzati” nella caccia ai conigli selvatici, dei quali però non è ancora dato sapere se diverranno i fautori di un ripopolamento della specie sul suolo britannico. Più dibattuto è invece il fenomeno “Falco di Harris”, specie nordamericana ormai diffusasi allo stato brado nel Regno Unito grazie agli esemplari sfuggiti agli appassionati.
Fermo restando il pericolo costituito dai rapaci per la fauna di paesi ove la loro minaccia, storicamente, è stata assente dal processo di evoluzione delle specie autoctone (nelle Hawaii la falconeria è proibita proprio perché si teme l’eventuale fuga di uccelli da preda ed il loro mortifero insediamento in un habitat tradizionalmente privo di simili predatori), l’aspetto certamente più criticato del rinselvatichirsi di falchi e falconi è costituito dal rischio di ibridazione. Nel 1986, nello Utah, una femmina di falco della prateria, cresciuta in cattività con un esemplare di falco pellegrino, è sfuggita al suo proprietario e, durante la successiva stagione degli amori, si è accoppiata con un esemplare selvatico di pellegrino. La femmina e la sua covata ibrida sono state, successivamente, recuperate dai falconieri, che hanno reintegrato l’esemplare adulto e la nidiata nel circuito “professionale”, sventando la minaccia dell’insorgere di una specie ibrida prateria-pellegrino.
Allevamento, addestramento ed equipaggiamento [modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Allevamento ed addestramento dei rapaci.

L’allevamento e l’addestramento dei rapaci alla caccia in sinergia con l’uomo sono procedure lunghe e complesse, certamente facilitate, oggigiorno, dalla grande disponibilità di informazioni garantite dalla rete dei media, ma che ancora risentono molto delle specifiche scuole di pensiero nazionali.

Certamente comune a tutti i falchi ed i falconieri è l’equipaggiamento del rapace. Falchi, falconi, aquile e gufi portano un apposito cappuccio (chaperon), che impedisce loro di ricevere stimoli visivi durante l’acclimatamento e l’addestramento, e delle robuste strisce di cuoio (molto apprezzato il cuoio di canguro), i Jesses, sulle zampe, appena sopra i rostri. Spesso, alle zampe sono attaccati anche un campanellino segnaletico, una striscia colorata identificativa ed un rilevatore telemetrico.
La falconeria nel mondo:
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

I falconieri della Penisola araba sono ad oggi certamente i più appassionati, supportati da apparati governativi che incentivano ed appoggiano la pratica della falconeria quale passatempo consono alle élite locali e si prodigano nella preservazione dei rapaci selvatici autoctoni. Gli Emirati Arabi Uniti spendono annualmente oltre 27 milioni di dollari nella difesa degli uccelli da preda, foraggiando inoltre cliniche specializzate nel recupero e nell’assistenza ai rapaci feriti a Dubai ed Abu Dhabi[24].

Presso gli arabi, si svolgono periodicamente gare di bellezza dei rapaci allevati in cattività, oltre che contese venatorie. I falconieri mediorientali hanno poi grandemente apprezzato i rapaci ibridi, ottenuti accoppianto il girfalco ed il falco pellegrino. Questi animali vengono utilizzati per cacciare l’ubara e sono particolarmente apprezzati anche perché dimostrano una buona resistenza all’aspergillosi, malattia diffusa tra i rapaci utilizzati nella caccia in ambiente desertico. Esistono grandi centri di allevamento degli uccelli da preda negli Emirati, in Qatar e nell’Arabia Saudita.
Francia

In Francia, il riconoscimento ufficiale della falconeria quale pratica venatoria moderna si deve all’impegno di un appassionato, Abel Boyer, che, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fondò, con alcuni amici, la Association nationale des fauconniers et autoursiers français (ANFA). Il governo francese riconobbe la caccia sportiva con i rapaci nel 1954[25].
Giappone
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Takagari.

La pratica della falconeria tradizionale giapponese, il takagari, è formalmente caduta in disuso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sopravvive oggi grazie all’interessamento di alcuni appassionati cultori.
Gran Bretagna

Nel 1927, il vecchio Old Hawking Club of Great Britain venne rifondato a divenne il British Falconers’ Club (BFC), ancora attivo ai giorni nostri[26].

Ad oggi, la Gran Bretagna è uno dei pochi paesi al mondo in cui la caccia con i rapaci è permessa senza bisogno di licenze. L’unica vera restrizione imposta ai falconieri britannici è l’utilizzo di animali allevati in cattività, tenuti sotto stretto controllo tramite test del DNA. Nel 1981, durante la discussione alla Camera dei Lords del Wildlife and Countryside Bill, poi Wildlife and Countryside Bill 1891, la Royal Society for the Protection of Birds ha tentato, inutilmente, di ottenere l’abolizione della falconeria dal suolo britannico. Dal 1982, il Chief Wildlife Act Inspector for Great Britain opera per il monitoraggio della caccia e dell’allevamento di rapaci. È severamente vietato catturare rapaci selvatici ai fini di addomesticamento. Parimenti, all’interno degli ambienti dei cultori, si comincia a porre una netta differenza tra i rapaci allevati ed allenati alla caccia e quelli tenuti in casa come animali domestici che non hanno mai “assaggiato” la preda, tendendo ad escludere questi ultimi dalla genealogia degli uccelli allevati per la caccia.
Italia

La caccia con il falco in Italia è regolamentata dalla legge 157 dell’11 febbraio 1992 dove il falco è stato inserito tra i mezzi di caccia consentiti, quindi per cacciare con il falco occorre essere muniti di regolare licenza di caccia, mentre il volo libero è regolamentato in maniera differente in base alla regione dove lo si effettua,ma in molte regioni occorre essere muniti di licenza di caccia anche per finalità non venatorie.

Nel 2003, i falconieri italiani, congiuntamente con Federcaccia, hanno istituito la Unione Nazionale Cacciatori Falconieri (UNCF), avente come scopo l’accrescimento della falconeria e la collaborazione dei falconieri con le Province e gli Ambiti Territoriali di Caccia per la definizione e la realizzazione degli obbiettivi programmati, che non si limitino alla disciplina venatoria con il falco o a testimoniare memorie storiche e culturali, ma che valorizzino la vitalità attuale della falconeria, in quanto i falchi ed i falconieri si sono dimostrati indispensabili nella protezione degli aeroporti, nella prevenzione ai danni alle colture agricole ed al ripristino degli equilibri in insediamenti urbani invasi da specie esageratamente accresciute[27].

Attualmente, in Italia esistono allevatori amatoriali e specializzati nell’allevamento e nella riproduzione in cattività di molti rapaci, sia notturni sia diurni. Ogni nascita di specie in allegato A della normativa cites va denunciata al Corpo forestale dello stato e ogni esemplare deve essere munito di anello identificativo inamovibile o di microchip. La funzione degli allevamenti è principalmente quella di riprodurre soggetti per l’attività venatoria o per la reintroduzione in natura e nei parchi. La cattura di pulli e di soggetti adulti in natura si ravvisa come reato, essendo prevista per soli scopi scientifici e previa autorizzazione degli organi preposti. Chi dovesse rinvenire un rapace ferito o in difficoltà deve informare quanto prima il personale del Corpo forestale che provvederà immediatamente al recupero dell’animale e al trasporto presso un centro veterinario competente.
Stati Uniti d’America

Il primo club statunitense di falconieri, noto come The Peregrine Club, venne fondato nel 1934. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Peregrine venne chiuso, confluendo nel neonato Falconer’s Club of America (1941) che, a sua volta, una ventina d’anni dopo (1961) mutò nella North American Falconers Association (NAFA)[28].
La propensione dei falconieri statunitensi per il Falco pellegrino giovò enormemente alla specie che, nell’America Settentrionale, era a rischio estinzione nel 1970 a causa dell’uso massiccio di pesticidi quali il DDT[29]. Per intervento diretto dei cultori della falconeria, venne istituito un Peregrine Fund che spalleggiò poi l’EPA nella campagna culminata con l’abolizione del DDT dalla pratica agricola statunitense (1972)[30] Grazie a questa particolare sensibilità, il Falco Pellegrino è stato rimosso dalla lista delle specie in pericolo nel 1999[31] e gode oggi di ottima salute in Nord America[32].

Da architetto a falconiere: il suo sogno si è alzato in volo

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Franco Gaeti con la moglie Simona e uno dei suoi falchi lanari

BOTTICINO. Ha lasciato la città e si è trasferito in una cascina per dedicarsi ai rapaci. Con la moglie Simona ora gestisce l’allevamento più grande d’Europa. «Il fascino sta nella complicità che si instaura tra l’uomo e l’animale»

Botticino. A 54 anni suonati ha deciso di cambiare radicalmente il suo modo di vivere: da architetto ad agricoltore e allevatore di falchi. E così, Franco Gaeti ha detto addio alla città e si è trasferito, armi e bagagli, a Botticino. Vive con la moglie Simona, pure lei architetto, in un’accogliente cascinetta ristrutturata, attorniato dai suoi falchi, ovviamente, ma anche da cani e da altri volatili.
LA PASSIONE per la falconeria l’ha contagiato una ventina di anni fa, quando per la prima volta ha incontrato un astore. Poi, piano piano, è arrivata la decisione di mettersi ad allevare i falchi in cattività. Adesso nelle sue voliere ci sono 25 coppie di lanari.
«Il fascino dell’attività di falconeria – spiega Gaeti – sta nel rapporto che si crea con il falco, che non viene umanizzato, rimarrà sempre un rapace, ma con il tempo si diventa complici. E questo grazie alla spiccata intelligenza del falco, e alla capacità che l’animale ha di adattarsi alle diverse situazioni. Il falco ti segue perché ne trae un vantaggio, vale a dire il bocconcino di carne che è il premio finale».
Quando lo si addestra e lo si libera per il volo ci può essere il rischio che non torni. Questo succede se viene spaventato. Però di norma i falchi non se ne vanno, anche perché li si addestra a riconoscere il «logoro», un simulacro d’uccello che viene roteato in aria e consente di richiamare il rapace in volo libero anche da distanze enormi.
«PER DIVENTARE un falconiere – prosegue Gaeti – occorre almeno un anno di apprendistato presso un esperto e tanta, tanta pazienza. Ma vi assicuro che è un’esperienza affascinante, che farà crescere insieme uomo e animale per vivere in armonia ed equilibrio con la natura». Per far conoscere la bellezza di questo antichissimo mestiere, presto, nella cascina di Botticino, Gaeti attiverà una fattoria didattica, che avrà l’obiettivo primario di insegnare, soprattutto ai ragazzi, l’importanza dei predatori nell’ecosistema.
Predatori che, come il falco lanario, sono sempre più minacciati dall’uomo. La femmina depone tre-quattro uova all’anno, ai primi di aprile. Le uova si schiudono dopo un mese. In una quarantina di giorni i piccoli sono già in grado di volare e diventano indipendenti in un paio di mesi. Dopo un anno sono pronti per essere venduti (il valore oscilla tra i 1000 e i 1500 euro). Il mercato è in espansione. I riproduttori di falchi in Italia si contano sulle ditta di una mano e l’allevamento di Gaeti è il più grande d’Europa.
Il falco lanario pesa mezzo chilo, le femmine arrivano anche agli 800 grammi. Volano a 500 metri di altezza e quando sono a caccia, in picchiata, sfiorano i 300 chilometri orari. La specie, allo stato selvatico, è presente in Sicilia. Da noi lo si può trovare nel periodo di immigrazione, oppure a Botticino, nell’allevamento di Franco Gaeti.

Lucio Binacchi

Documentazione per l’esercizio della caccia e per la falconeria

falconiere

La licenza, per abilitazione all’esercizio venatorio si ottiene a seguito di un’esame teorico e  pratico che verte sulla conoscenza della fauna selvatica, sulla legge venatoria, sull’uso delle armi da fuoco e su temi ambientali. Per richiedere l’accesso all’esame occorre presentare domanda allegata di alcuni documenti:

Prima concessione

  • Certificato di Stato di Famiglia in carta semplice;

  • Due fotografie formato tessera di cui una autenticata;

  • Certificato di residenza (richiesta da effettuare all’Ufficio della Polizia Municipale);

  • Due marche da bollo da EURO 10,33;

  • Fotocopia del del congedo militare o certificato di abilitazione al tiro in in carta legale, rilasciato dal Tiro a Segno Nazionale;

  • Certificato del medico di famiglia;

  • Certificato medico rilasciato dalla A.S.L. in bollo;

  • Versamenti:

Al completamento della documentazione di cui sopra il tutto va consegnato stazione dei Carabinieri competente per territorio.

Rinnovo

  • Domanda su modulo fornito dalla Polizia Municipale

  • Certificato del medico di famiglia;

  • Certificato medico rilasciato dalla A.S.L. in bollo;

  • Due fotografie formato tessera;

  • Due marche da bollo da EURO 10,33;

  • Versamenti. Come sopra.

Al completamento della documentazione di cui sopra il tutto va consegnato stazione dei Carabinieri competente per territorio.

L’esercizio venatorio prevede l’assegnazione di un tesserino regionale, ove il cacciatore registrerà durante la giornata o a fine giornata il tipo di caccia prescelta e la selvaggina abbattuta.

Come essere in regola con i documenti durante la battuta di caccia

Durante l’esercizio venatorio occorre portarsi dietro i seguenti documenti:

  • Licenza di caccia in corso di validità;

  • Tesserino venatorio regolarmente segnato con penna indelebile;

  • Versamenti regolarmente pagati e validi;

  • Fotocopia della denuncia dell’arma in dotazione;

  • Se sei Falconiere copia CITES del rapace che voli
  • Se in possesso di cartucce a palla occorre la denuncia di possesso delle cartucce a palla;

  • Versamento dell’Ambito Territoriale di caccia;

  • Assicurazione;

  • Nel caso in cui si cacci con il cane è necessario che il cane sia tatuato;

  • Il primo anno di licenza il cacciatore deve essere accompagnato da altro cacciatore in possesso della licenza di caccia da almeno tre anni.

Es. di libretto personale per licenza di porto di fucile

porto_armi Il libretto personale per il il porto di fucile ha validità 6 anni dopodiché occorre procedere con il rinnovo.

Il tesserino venatorio viene assegnato ogni anno al cacciatore e alla fine dell’annata venatoria deve essere riconsegnato all’Amministrazione Provinciale.

tesserinovenatorio

http://www.ladoppietta.it

Falconeria

Cos’è la Falconeria?

astore_a_cacciaLa Falconeria è un’arte che non può essere capita e condivisa con tutti e non abbiamo certo la pretesa di farlo! L’uomo, con essa, sfrutta le capacità innate dei rapaci di cacciare altri animali al fine di nutrirsene. Ricordo che il termine Falconeria sta ad indicare la pratica della Caccia col Falco con relativa predazione del selvatico, come è stato per millenni, con l’intento sia da parte del falco che del Falconiere di cacciare Prede selvatiche in libertà. Questa è la Falconeria! La Falconeria segue le stesse leggi della caccia col fucile cioè la 157/92 e per praticarla serve obbligatoriamente la licenza di caccia. Tutti i falchi utilizzati sono nati in cattività e provvisti di anello inamovibile o microchip nonché di documento di provenienza: CITES oppure documento di cessione. Utilizziamo da sempre attrezzature e metodologie per la Falconeria non invasive perchè per noi la salute del falco è la priorità assoluta. Il falco è come uno sportivo, ha bisogno di allenamento, per questo cerchiamo di farlo volare più possibile: più vola,  più è forte, in salute e competitivo verso il selvatico perchè l’obiettivo del team è la predazione!

falconiere_e_canePoiché abbiamo a che fare con una scena di caccia in cui vi è un predatore ed una preda, è uno sport non per tutti e piuttosto cruento. E’ una breve azione che vede protagonisti 2 nemici naturali e noi ne siamo i principali spettatori. Ci consideriamo privilegiati a poter assistere ad un meraviglioso spettacolo volante di selezione naturale perchè se la preda è più forte del rapace, riesce a scappare incolume, al contrario, se la preda è debole, malata o mal nutrita, viene ghermita dal rapace, esattamente come in Natura. Siamo i registi di una scena di caccia in cui collabora con noi un altro indispensabile partner: il cane da ferma senza il quale è difficile rintracciare e far levare in volo il selvatico. E’ ben conosciuto dal falco il quale non lo perde mai di vista ed è in grado di capire quando il cane è in ferma sulla preda. I due si conoscono bene e spesso condividono macchina, giardino, sole e acqua incrementando il loro rapporto di fiducia.Falconiere, Falco e Cane, sono un trio ben affiatato che collabora insieme prima della nascita di Cristo.

federico_IIE’ un’arte millenaria praticata pare fin dai Sumeri e trasmessa in Italia del Grande Federico II di Svevia. In antichità veniva praticata dai più alti livelli della nobiltà, poi man mano si è inevitabilmente propagata a tutti i ceti sociali. E’ una passione Sana, a contatto con la Natura che dona forti emozioni e palpitazioni, cruenta, audace, che ci impegna quotidianamente tutto l’anno a cui non possiamo più rinunciare. Non vi è uso del fucile, niente spari ne feriti ne pericoli per le persone, solo tanta voglia di mettere in volo il nostro falco per farlo predare e farlo star bene.

 

matrimonio_rapace

Ogni altra attività con i rapaci diurni e notturni: rievocazioni, spettacoli ed altro.. sfrutta semplicemente le tecniche di falconeria, le tecniche di addestramento e le attrezzature utilizzate per la falconeria ma…non è Falconeria! E’ diventato davvero importante per noi che questo termine sia associato esclusivamente con la predazione di animali selvatici da parte del falco addestrato dall’uomo come nei secoli passati.

 

astore_in_manoPretendere di avere un rapace privandolo del suo principale scopo della vita, ovvero la predazione, è come castrare il più nobile degli animali e trattarlo alla stregua di un pappagallo….è come privarlo di milioni di anni di evoluzione che lo hanno portato ad essere un predatore di altri animali; è come avvilire il più nobile dei cacciatori volanti distruggendolo completamente per la propria personale soddisfazione… Un Vero Falconiere,tutto questo,  non lo vuole….!

 

 

falconry_meetingNon ci sono mai stati tanti falconieri come oggi nel mondo. E’ diventata alla portata di tutti e speriamo, con l’uso dei moderni mezzi di comunicazione a disposizione, di poter condividere questa nostra grande passione, esperienze ed emozioni con l’eleganza e la dignità con cui veniva trattata la falconeria dai nobili Signori di un tempo e di non far si, proprio perchè alla portata di tutti, che venga banalizzata e umiliata agli occhi della opinione pubblica da giocolieri o esibizionisti ma cha mantenga la dignità che merita.

Se anche tu vuoi condividere con noi questa malattia, e condividi la storia, la tradizione e il fascino di quest’arte, sei il benvenuto.

sparviero_in_gabbiaLa Falconeria non è per bambini. Se pensi di volere un rapace per schiavizzarlo senza mai farlo volare, comprati un aquilone; se hai la pretesa di non farlo cacciare perchè TU non condividi la caccia, non avvilire questo animale; se vuoi un rapace da coccolare come se fosse un pupazzo o perchè fa “figo”, perchè è un animale “strano” o peggio, comprarlo per recluderlo in una voliera per tutta la vita…come un ergastolano per il tuo sadico piacere, non esitare, non ci far perdere tempo, non cercare di imporre anche a noi le TUE idee,.. naviga altrove….perchè semplicemente NON sei compatibile con il vero Spirito della Falconeria!

Federico Lavanche

www.falconeria.org, Il Portale Italiano sulla Caccia col Falco.

 

Aspergillosi nei falchi

aspergillosi
Le infezioni fungine rimangono una causa di significativa mortalità per tutto il mondo
animale, nonostante le più recenti ricerche e l’emergenza di nuovi agenti antifungini.
L’Aspergillosi aviare e’ un’opportunistica infezione che occorre in animali
immunocompromessi o quando questi vengono a contatto con un grande numero di spore
fungine. L’Aspergillosi e’ anche la più comune delle malattie negli uccelli selvatici mantenuti in
cattività. L’Aspergillosi può occorrere in tutte le specie aviari ma ci sono alcuni falchi
marcatamente più predisposti come girfalchi, astori, giovani poiane codarossa e aquile reali.
Fra le cause predisponenti vanno annoverate la scarsa ventilazione dei locali, lo stress legato
alle manipolazioni per la falconeria (abbassamento del peso corporeo) ed il caldo-umido
(specialmente per girfalchi). Aspergillus fumigatus e’ l’agente eziologico più comune ma anche
A. flavus, A. niger e A. terreus sono frequentemente isolati. Il trattamento più efficace e’ nelle
infezioni localizzate o diagnosticate precocemente mentre casi più gravi sono considerati al di
là di ogni possibile terapia con mortalità che si avvicina al 100/100.
Segni clinici
I segni clinici sono vari e dipendono dalla gravità della malattia. Possiamo includere perdita di
peso, inappetenza, dispnea, stridore inspiratorio, ridotta performance nel volo, tachipnea.
Possibile notare anche piumaggio arruffato e, nei casi più gravi, anoressia e biliverdinuria.
Sono discretamente frequenti gravi casi di infezioni dei seni paranasali che causano ostruzioni
degli stessi e finanche osteolisi.
Diagnosi
La diagnosi non e’ mai semplice poiché tali sintomi respiratori possono essere comuni anche
ad altre patologie come la Micobatteriosi e la Clamidofilosi.
I problemi ematologici comprendono leucocitosi, eterofilia, monocitosi e la presenza di
eterofili tossici e linfociti reattivi. Possibile anche l’elevazione degli enzimi epatici. Un quadro
ematico normale comunque non esclude la presenza della malattia. Le anomalie radiologiche
includono opacità nei sacchi aerei e ispessimento della trama bronchiale ma non sono
patognomoniche e quasi sempre tardive rispetto all’insorgenza della malattia. La diagnosi
definitiva e’ sempre affidata all’endoscopia dei sacchi aerei con l’evidenziazione di placche
coalescenti e granulomi. Il conseguente esame citologico e colturale dei tessuti prelevati per
biopsia e’ basilare per la diagnosi. Le alterazioni del quadro elettroforetico non sono
specifiche e possono essere specialmente utili per monitorare il decorso piuttosto che per la
prima diagnosi. Infezioni acute mostrano aumento delle proteine totali e delle betaglobuline
mentre quelle croniche mostrano un aumento delle gammaglobuline a volte unito all’aumento
anche delle betaglobuline.
La titolazione dell’antigene galattomannano, diffusa nella medicina umana, ha dato risultati
inattendibili in altro studio effettuato nel nostro ospedale.
Spesso la diagnosi clinica si basa su più esami collaterali piuttosto che su un unico risultato,
tanto e’ vero che anche la coltura da reperto bioptico di una colonia di Aspergillus può
insorgere per contaminazione ambientale ed e’quindi finanche questa da vedere nel contesto
generale diagnostico.

Trattamento
La diagnosi di Aspergillosi dovrebbe essere sempre confermata dato che il trattamento
prevede la somministrazione a medio – lungo termine di farmaci costosi e anche
potenzialmente tossici. Il trattamento si dimostra più efficace se la somministrazione
sistemica (usando Itraconazolo o Voriconazolo) e’ accompagnata da nebulizzazione e
applicazione del principio attivo sulle lesioni in corso di endoscopia. A volte e’ necessaria
l’asportazione chirurgica delle lesioni.
Anni fa la mia struttura ha iniziato un approccio terapeutico con il Voriconazolo che
e’attualmente considerato la terapia di scelta dell’Aspergillosi anche in altre specie aviari. Il
Voriconazolo e’ un triazol-derivato di seconda generazione derivato dall’evoluzione in
laboratorio del Fluconazolo. E’ commercializzato in composizioni per via endovenosa e in
compresse da 50 e 200 mg.
Da noi viene utilizzato attualmente alla dose di 12,5 mg/kg BID o di 18 mg/kg SID. Il
Voriconazolo e’ preparato sciogliendo le compresse da 200 mg in 20 ml di soluzione salina e
conservando la soluzione non utilizzata in frigorifero. La terapia con Voriconazolo ha un costo
di circa un euro al giorno per un falco di 800 grammi (pellegrina). Nei falchi il Voriconazolo e’
ben tollerato ai dosaggi terapeutici anche quando viene la terapia generale e’ abbinata a
quella locale e alla nebulizzazione. Negli ultimi mesi il mio ospedale sta mettendo a punto un
protocollo per la somministrazione del Posaconazolo nei falchi.
Il Posaconazolo (Noxafil-Shering) e un nuovo potente triazol derivato che e’ un risultato
dell’evoluzione in laboratorio della molecola dell’Itraconazolo ed e’ commercializzato
dall’anno 2007 per pazienti umani affetti da Aspergillosi e refrattari al trattamento con
Amfotericina o Itraconazolo. Il Posaconazolo inibisce la sintesi dell’ergosterolo che e’ un
componente essenziale della membrana fungina inibendone la crescita. Il suo meccanismo di
azione e’ fondamentalmente lo stesso degli altri triazol derivati ma il suo effetto inibitore e’
significantemente maggiore.
Il Posaconazolo e’ attivo anche per la terapia e la prevenzione di altre specie fungine come
Scedosporium, Candida e Histoplasma. In studi in vitro effettuati da circa un anno su colture
fungine da falchi il Posaconazolo ha avuto un’azione sempre uguale o superiore
all’Itraconazolo e in alcuni casi superiore anche a quella del Voriconazolo. Questi risultati di
MIC 90 si allineano perfettamente a quelli effettuati in studi su casi di Aspergillosi umani. Il
prodotto e’ commercializzato in soluzione orale alla concentrazione di 40 mg/ml ed ha un
costo molto elevato (terapia costa 4 euro giornalieri per kg di peso di falco). Abbiamo
utilizzato il Posaconazolo alla dose di 12.5 mg/kg BID in falchi con sicura diagnosi di
Aspergillosi e non abbiamo rilevato nessuno degli effetti indesiderati elencati per pazienti
umani. Il prodotto e’ sempre stato utilizzato per somministrazione tramite siringa e tubo
metallico direttamente nel gozzo al mattino mentre veniva somministrato nel cibo
(inoculazione in quaglia eviscerata) alla sera. Abbiamo sviluppato questo protocollo per
evitare lo stress all’animale di essere incappucciato e contenuto per 2 volte al giorno. Dopo la
somministrazione al mattino e’ stato offerto del cibo.
Finora le endoscopie di controllo (ancora in corso) si sono mostrate soddisfacenti ma il tasso
di successo e’ risultato uguale o inferiore rispetto a quello del Voriconazolo.
Gli aggiornamenti saranno dati durante la comunicazione orale in quanto lo studio e’ ancora
in corso.

Antonio Di Somma
Med. Vet., dir. Dubai Falcon Hospital, Dubai, Emirati Arabi Uniti

Tricomoniasi in falchi da alte prestazioni

tricomoniasi rapaci

La Tricomoniasi e’ la più comune fra le malattie che colpiscono i rapaci. L’obiettivo di questo
studio e’ stato di stabilire la prevalenza di falchi per uso sportivo che sono affetti da
Trichomonas negli Emirati Arabi. Il tasso di infezione nei colombi, naturali portatori e
serbatoi della malattia, e’ stato investigato in quanto questi animali giocano un ruolo
importante nell’addestramento e nell’alimentazione dei rapaci.
Nel periodo fra Settembre 2000 e Marzo 2002 , un totale di 2654 falchi sono stati esaminati al
Dubai Falcon Hospital. 85 sono stati i rapaci risultati positivi per Trichomonas gallinae
(percentuale di positività del 3,1%).
Per stabilire la prevalenza della malattia nei colombi, ne sono stati esaminati 3 gruppi, tutti
usati per l’addestramento dei falchi. La percentuale di colombi positivi per Trichomonas e’
stata più alta di quella rilevata da un precedente lavoro di Bailey negli Emirati arabi (1997). Il
range di animali positivi dei tre gruppi e’ risultato fra il 52% e il 99%.
Nei falchi il trattamento con Carnidazolo (25 mg/kg per una volta) e’ stato meno efficace di
quello con Dimetridazolo (50/70 mg/kg per 5 giorni).
Nei colombi il trattamento con Carnidazolo (per 1 o 2 giorni) e’ risultato non risolutivo
mentre dopo la terapia con Dimetridazolo (20 g in 30 litri di acqua da bere) tutti gli uccelli
erano negativi.
Considerazioni di questo studio: l’aumentata consapevolezza dei falconieri e l’uso di carni
alternative hanno ridotto le percentuali di falchi affetti da Tricomoniasi.
Il Dimetridazolo e’ veramente efficace e sicuro nei falchi nonché essenziale per il trattamento
dei colombi.

Materiali e metodi.
Presso il Dubai Falcon Hospital sono stati esaminati 2654 falchi durante il periodo fra
Settembre 2000 e marzo 2002. Percentuali di falchi inseriti in questo studio: 38% pellegrini
(Falco peregrinus), 20% sacri (Falco cherrug), 8% girfalchi (Falco rusticolus), 19% ibridi
girfalco/pellegrino, 13% ibridi girfalco/sacro , 2% altre specie.
Alcuni di questi falchi sono stati presentati per routinarie vaccinazioni e sverminazioni
mentre altri presentavano segni clinici di malattia. Tutti i falchi esaminati sono stato testati
per il Trichomonas. I campioni per la ricerca sono stati raccolti dall’orofaringe e dal gozzo
mediante tamponi umidi. Per umidificare i campioni e’ stato preferito il ringer lattato.
Il range di protozoi mobili identificati e’ andato da 1 a 65 per campo microscopico (100X).
In vetrini ben preparati abbiamo verificato che i protozoi cominciavano a non esibire più
movimenti dopo 20 minuti e risultavano tutti morti quando il vetrino si essiccava (circa 65
minuti dalla raccolta). Questo fa pensare che in ambiente umido (acqua da bere) il parassita
possa sopravvivere molte ore anche in assenza del suo ospite.

Tricomoniasi in falchi
Su 2654 falchi testati, 85 (percentuale del 3%) sono risultati positivi per Trichomonas
gallinae. Su questo numero di uccelli positivi 29 (34%) erano stati presentati in ospedale per 11
segni clinici riferibili alla malattia mentre 58 ( 66%) raggiungevano la nostra struttura per
vaccinazioni di routine. La distribuzione della malattia e’ stata uniforme fra le varie specie.
I segni clinici riferiti sono stati generici : vomito, anoressia, scarsa performance nel volo,
riduzione del peso corporeo, debolezza. Solo in 6 uccelli sono state ritrovate larghe placche
caseose nell’orofaringe. Tutti questi ultimi 6 falchi presentavano problemi nell’ingoiare il cibo
e la terapia, oltreché medica, e’ stata anche chirurgica con attenta rimozione delle placche.
Trattamento medico: i falchi positivi sono stati divisi in 2 gruppi. 72 falchi sono trattati con
Carnidazolo (25 mg/kg per una sola volta) e 13 sono stati quelli trattati con Dimetridazolo
(50/70 mg/kg per 5 giorni).
Tutti gli uccelli trattati con Dimetridazolo sono stati ritestati nei giorni successivi al
trattamento e sono risultati negativi dopo solo 2 giorni di terapia. Del gruppo dei falchi trattati
con Carnidazolo ne sono stati ritestati 20 soggetti dopo breve termine e uno di questi
risultava ancora positivo. Lo stesso soggetto appariva positivo dopo altri 2 trattamenti con
Carnidazolo e 1 ciclo di metronidazolo (50 mg/kg per 5 giorni). Lo stesso falco e’ risultato
invece negativo dopo il trattamento con Dimetridazolo (70 mg/kg per 5 giorni).
Tutti i falchi hanno sopportato bene i trattamenti ed i sintomi (se la Tricomoniasi era l’unico
problema) sono scomparsi.
Tricomoniasi nei colombi
In Marzo 2002 abbiamo controllato 3 differenti gruppi di colombi per determinare la
percentuale di colombi infetti. Tutti gli animali testati appartenevano a falconieri che li
utilizzavano per addestramento dei falchi.
Colombi viaggiatori da un centro di allevamento che opera in isolamento: 95.8% positive su
un totale di 310 uccelli esaminati.
Colombi non viaggiatori da Dubai: 26 positivi su un totale di 49 esaminati (51%).
Colombi viaggiatori acquistati in Iraq: 49 positivi su un totale di 50 esaminati (98%).
Questi risultati concordano con lo studio di Bailey in U.A.E del 1997 che denotava un minor
tasso di infezione da Trichomonas in uccelli catturati recentemente, comunque le nostre
percentuali di positività sono significativamente più alte.
Per controllare l’efficacia del trattamento sono stati selezionati colombi di 3 mesi di età dal
primo gruppo (allevamento chiuso). Tutti gli uccelli selezionati non presentavano lesioni
visibili, tutti però erano positivi per Trichomonas, presentavano ottimo stato di salute
generale e non avevano lesioni da Pox nelle parassitosi intestinali.
I colombi sono stati divisi in 4 gruppi:
I gruppo: trattamento con Dimetridazolo (Emtryl )666 mg per litro di acqua da bere per 7
giorni.
II gruppo:trattamento con Carnidazolo (1 compressa di Spatrix per un giorno).
III gruppo: trattamento con Carnidazolo (1 compressa di Spartrix per 2 giorni consecutivi ).
IV gruppo: gruppo di controllo, nessun trattamento.
Tutti i 4 gruppi sono stati confinati in voliere isolate e l’acqua veniva cambiata 2 volte al
giorno.
Dopo 8 giorni tutti gli uccelli trattati con Dimetridazolo risultavano negativi mentre 16 erano
quelli positivi nel II gruppo (Carnidazolo per un giorno) e 3 quelli positivi del III gruppo
(Carnidazolo per 2 giorni). Tutti gli uccelli del IV gruppo risultavano invece ancora positivi. Da
notare che i colombi del I gruppo erano negativi già dopo 3 giorni di trattamento con Dimetridazolo.
Alla fine del mese di Marzo 2002 abbiamo trattato circa 5000 colombi del medesimo centro di
allevamento. Dopo 5 giorni di trattamento 31 giovani colombi presentavano i segni
neurologici tipici della tossicità relativi al trattamento con Dimetridazolo ma tutti sono
migliorati quando abbiamo sospeso il farmaco.

Conclusioni
I colombi che sono utilizzati per l’addestramento dei falchi in Dubai presentano un’alta
prevalenza di positività per Trichomonas gallinae.Tuttavia i falchi da noi controllati hanno
manifestato una minor prevalenza della malattia rispetto agli studi in Medio Oriente di Bailey
e Samour (1997).
La consapevolezza dei falconieri circa la trasmissione della malattia e’ migliorata grazie al
lavoro degli staff dei vari Falcon Hospital. Siamo personalmente testimoni che molti gruppi di
falconieri evitano ormai di cibare i falchi con i colombi. Richiamano e addestrano i rapaci con “
logori” inanimati.
Il trattamento con Carnidazolo e’ stato generalmente efficace nei falchi ma uno di questi ha
manifestato resistenza al farmaco dopo 3 trattamenti.
Il trattamento con Dimetridazolo e’ stato efficace nei rapaci dopo soli 2 giorni di terapia. Per il
trattamento profilattico nei colombi il Dimetridazolo e’ da ritenere abbastanza sicuro se
somministrato in periodi non troppo caldi.
Diagnosi precoce e trattamento dei positivi, asintomatici soggetti sono requisiti fondamentali
per evitare il propagarsi della malattia nei falchi. Ulteriori studi sono in programma per
rilevare la naturale resistenza nei falchi e per determinare la patogenicità dei differenti ceppi
di Trichomonas.

Antonio Di Somma
Maddalena Garlinzoni
Dubai Falcon Hospital, Dubai, Emirati Arabi Uniti

Enterotossemia da Clostridium perfringens

Clostridium Perfringens

Sommario
Negli ultimi anni vi e’ stato un gran dibattito sulla patogenicità del Clostridium Perfrigens
(precedente nome; Clostridium Welchi) nella medicina dei rapaci. La pericolosità del C.
perfrigens e’ considerata dai vari ricercatori in maniera completamente differente. Per Gerlach
e’ un normale commensale del tratto digerente dei rapaci, dei fagiani e di tutti gli uccelli che
hanno 2 ciechi ben sviluppati. Per Hendereicht e Isenbugel e’ un colonizzatore che provoca
enterite mortale e gangrena gassosa a livello muscolare dopo ferita penetrante. Illustri
ricercatori che si occupano di falchi come Coles, Forbes, Samour e Cooper non lo citano
nemmeno come causa di malattia nei falchi. Per Wernery in “ Raptor Biomedicine” e’ un
pericoloso patogeno opportunista, responsabile di un numero alto di morti improvvise e
apparentemente senza motivo nei rapaci. Ma allora dov’e’ la verità?

Patogenesi
Le Clostridiosi sono malattie provocate da batteri del genere Clostridium che sono batteri
bastoncellari, gram positivi, anaerobici e produttori di spore. Le malattie più frequenti negli
uccelli sono provocate da Clostridium perfrigens e botulinum. Le malattie da Clostridi sono
una minaccia costante per quasi tutte le specie aviarie e anche in molti mammiferi. I Clostridi
sono organismi produttori di tossine e da queste dipende la loro patogenicità. Il Clostridium
Perfrigens e’ comune nel terreno e anche nel tratto intestinale di molti animali ( compreso
l’uomo) e causa malattie solo in particolari condizioni. Il carattere ubiquitario dei Clostridi
rende la loro eradicazione virtualmente impossibile e per il controllo della malattia si rende
obbligatoria la profilassi curando l’igiene della carne offerta come cibo e cercando di evitare
tutti i fenomeni stressanti che possono danneggiare il già delicato sistema immunitario dei
falchi. I falconieri spesso congelano grandi quantità di cibo per i falchi che vengono scongelate
e utilizzate al momento del bisogno. Se il processo di congelamento e’ lento si sviluppano le
condizioni ideali per la moltiplicazione batterica. Ancora più pericolosa e’ la pratica dello
scongelamento in acqua calda che diventa un brodo colturale per il Clostridium.

Segni clinici
Clostridium perfrigens può essere responsabile di entrotossemia con enterite necrotica, di
dermatomiosite con gangrena gassosa e inoltre può essere contaminante e colonizzare le
pododermatiti ( intrattabili casi di bumblefoot). L’enterossemia acuta e subacuta , come anche
l’enterite emorragica, sono dovute a Clostridium perfrigens dei tipi A e B. Gli animali colpiti
possono morire anche entro una sola ora dall’inizio dei segni clinici. Nella forma iperacuta
viene notata solo severa depressione e morte nell’arco di poche ore. Nella forma acuta il falco
e’ anoressico, depresso e rigurgita qualsiasi cibo gli venga somministrato . Le feci sono prima
diarroiche per poi diventare emorragiche e fortemente maleodoranti. Il quadro
sintomatologico non e’ patognomonico e’ può essere ricollegato a vari tipi di malattie acute.

Diagnosi
Data l’importanza di una diagnosi precoce si utilizza il risultato del Gram stain su materiale
fecale e il corteo sintomatologico per iniziare la terapia antibiotica e di supporto. Il
ritrovamento di grandi quantità batteri bastoncellari gram-positivi e’ comunque di relativo
valore diagnostico poiché vengono ritrovati anche in feci di falchi asintomatici. All’esame
macroscopico post mortem si noterà enterite emorragica,cardiomegalia ed epatomegalia. I
campioni post mortem devono includere materiale intestinale da animali morti da poche ore
poiché i clostridi sono precoci invasori dei cadaveri e il loro ritrovamento tardivo non ha
valore diagnostico. La diagnosi di enterotossiemia da Clotridiosi e’ data dall’identificazione di
tossine clostridiche nel duodeno degli animali. Il Clostridium può essere coltivato anche da
materiale fecale di animale in vita ma il suo ritrovamento non ha un grande significato in
quanto e’ normale commensale della flora intestinale. La corretta procedura diagnostica
consiste quindi in coltura anaerobica, antibiogramma e test per la tossina ( la più patogena e’
l’alfatossina lecitinasi).

Terapia
L’enterotossemia clostridica e’ spesso diagnosticata troppo tardi e il falco muore prima del
possibile trattamento. Comunque la terapia antibiotica con amossicillina e tetracicline può
essere efficace. In supporto alla terapia antibiotica anche la terapia reidratante per via
endovenosa o intraossea ed in aggiunta adsorbenti intestinali . E’ riportato che l’uso di
antisiero iperimmune di origine bovina può essere utilizzato con discreto successo.

Profilassi
E’ importante stare attenti alla pratica dello scongelamento della carne ed evitare
assolutamente di scongelare la carne in acqua calda dove si verificano le condizioni ideali per
il moltiplicarsi del Clostridium perfrigens. Spesso le teste di pollo e i colli di pollo sono
contaminati da sangue, muco e rigurgito dallo stomaco. Questi prodotti dovrebbero essere
accuratamente sciacquati in acqua fredda prima e dopo il processo di congelamento. Esiste un
vaccino inattivato prodotto in Germania ( Enterovac) da ripetere ogni anno. E’ prodotto da 4
differenti ceppi di Clostridium perfrigens.

Conclusioni
Il Clostridium perfrigens e’ un patogeno opportunista che vive nell’apparato digerente dei
falchi. L’enterotossemia ( molte volte dal quadro iperacuto e fatale) avviene quando, per un
qualsiasi motivo, si rompe il delicato equilibrio e si riduce la resistenza dell’ospite . Le tossine
prodotte dal Clostridium in moltiplicazione vengono allora assorbite attraverso la mucosa
intestinale e causano la mortale enterossemia.

Antonio Di Somma
Med. Vet., dir. Dubai Falcon Hospital, Dubai, Emirati Arabi Uniti

Visita clinica dei falchi ed esami diagnostici

veterinario rapaci

Sommario
Con la continua crescita del numero di falchi che vivono in cattività e’ richiesto al medico
veterinario uno specifico aggiornamento professionale e una maggior conoscenza del delicato
equilibrio psico-fisico degli uccelli da preda.
L’arte della diagnosi nella medicina dei rapaci si basa sul riuscire a raccogliere una completa
informazione tramite questionario con domande mirate, eseguire un veloce ma esauriente
esame fisico, raccogliere numerosi dati dagli esami collaterali e quindi interpretare tutte le
informazioni raccolte. (1)
Infine terminare la visita avendo inflitto al falco meno danni possibili, sia fisici che psicologici.
Ottenere una buona anamnesi e’ un punto fondamentale per arrivare alla diagnosi. Inoltre
conoscere i più comuni segni clinici di malattia aiuta nella formulazione di diagnosi
differenziali.
Anche se il falco può presentare un evidente sintomo spesso il problema e’ più complesso ed il
primo sintomo che appare può anche non essere il più grave.
E’ difficile, se non impossibile, condurre un adeguato esame fisico su un rapace spaventato e
combattivo se non viene anestetizzato, non solo e’ difficile ma può risultare anche pericoloso
per il veterinario, per il suo assistente e per il paziente stesso.
E’ raccomandata sempre l’anestesia con isoflorano o con la combinazione di isoflorano e una
premedicazione iniettabile mediante ketamina/medetomidina.
Una volta ottenuta la diagnosi definitiva e’ importante seguire ogni caso con il trainer del falco
e sviluppare un programma di medicina preventiva.

Introduzione
Si ritiene che l’arte della falconeria sia originata 4000 anni fa sugli altopiani dell’Asia centrale,
in un’area corrispondente agli attuali stati di Corea, Giappone e Cina.
Ancora oggi queste regioni possiedono le più alte concentrazioni di uccelli da preda adatti alla
falconeria come Sacri, Pellegrini, Lanari e Aquile. (2)
La passione per la falconeria si propagò quindi lungo la rotta del commercio della seta fino al
mondo arabo e quindi arrivò in Europa ai tempi delle crociate.
La caccia con i rapaci e’ quindi lo sport più antico del mondo.
Il termine rapace deriva dal latino rapere ,ovvero afferrare o stringere e viene impiegato per
indicare in generale qualsiasi uccello da preda. (3)
Oggi i rapaci sono mantenuti in cattività per varie ragioni che includono riabilitazione,
spettacoli di volo, centri di allevamento, attività di pest control e di falconeria. (4)

Obbiettivi della relazione
1) come raccogliere un’esauriente anamnesi.
2) riassumere le basi dell’esame fisico del rapace includendo le tecniche di contenimento
dell’animale .
3) come raccogliere le informazioni sufficienti per arrivare alla diagnosi compiendo vari
esami collaterali.

Cosa devi chiedere
Durante il primo incontro fra il veterinario e il suo paziente, avviene una serie di importanti
dinamiche. Per primo il falco e’ avvicinato, catturato e mantenuto costretto nonostante i suoi
sforzi per sfuggire alla presa. Una volta contenuto, il falco viene esaminato dal veterinario per
accertarsi delle sue condizioni.
Mentre il veterinario e’ impegnato ad eseguire l’esame clinico, e’ il contenimento del falco che
attira l’attenzione e la preoccupazione del trainer. (5)
Nulla può distruggere la fiducia di un falconiere verso il suo veterinario più velocemente di un
incompetente contenimento del falco durante l’esame fisico.
E questo a buona ragione poiché i danni inferti alle penne primarie e alla coda possono
rivelarsi addirittura incompatibili con il futuro di agonismo o di riabilitazione del soggetto,
avendo danneggiato seriamente le sue capacità di volo. E’ importante tener presente la
possibilità’ di danni iatrogeni e intanto rapportarsi con il trainer per instaurare un rapporto di
fiducia e per apprendere nuove tecniche di manipolazione del falco.
Quando ti viene presentato un rapace per la visita e’ essenziale ricevere un’anamnesi la più
dettagliata possibile. Ricorda di essere paziente e spendere tempo per ottenere informazioni
circa l’alimentazione e qualsiasi altra storia del falco, poiché queste note potranno rilevarsi
fondamentali per la diagnosi. (6)
L’anamnesi si verte su un questionario da rivolgere al proprietario del rapace mentre ancora
il falco e’ incappucciato sul pugno o e’ contenuto nel trasportino. (7)

Questionario del Dubai Falcon Hospital:
Provenienza del rapace?
Ragione della visita e problema attuale?
Durata del problema?
Tipo di cibo?
E’ stato somministrata preda abbattuta con armi da fuoco?
Il falco e’ riluttante ad ingerire o mangiucchia a piccoli bocconi?
Altri falchi con lo stesso problema?
Hai notato cambiamenti nella voce del falco?
Hai notato cambiamenti nel carattere?
E stato visitato da altri veterinari ?
Qual’e’ il suo alloggio?
Cambiamenti nell’appetito?
Qual’e’ la sua performance nel volo?
Le feci sono normali?
Per risparmiare tempo ognuna di queste domande ha risposte già codificate per cui il
falconiere deve solo selezionare la casella corrispondente.

Osservazione del paziente
L’osservazione del falco prima di eseguire l’esame fisico e’ indispensabile.
Non e’ possibile cominciare l’osservazione nel mezzo di una normale clinica per piccoli
animali poiché il falco sentirà la presenza di un cane o di un gatto come quella di un predatore
e questo aumenterà lo stress della visita. (7) La maggior parte dei falchi addestrati arriverà
già con adeguato cappuccio e “geti” (lacci di cuoio che assicurano le zampe contro tentativi di
fuga) . Per i falchi che arrivano nel trasportino sarà cura del veterinario procurarsi cappucci e
geti di varie misure per i vari tipi di rapaci. I manufatti in pelle per la falconeria “made in Italy”
sono famosi nel mondo e facilmente reperibili.

Gli uccelli selvatici in genere e i falchi in particolare possiedono un enorme capacità di
nascondere segni di malattia fino al punto in cui e’ impossibile non manifestare malessere.
Questa e’ una strategia di sopravvivenza in quanto l’apparenza del segno di malattia rende
l’animale selvatico a rischio di predazione. (8)
Devi osservare il falco attentamente: annota il tipo e la frequenza degli atti respiratori, la
posizione delle ali, se il piumaggio e’ arruffato o aderente, la postura sui 2 arti, la velocità di
reazione allo stress.
La frequenza respiratoria di un falco a riposo e’ da 11 a 28 atti al minuto.
Lo stress test può servire per determinare intolleranza allo sforzo.
La condizione del piumaggio va valutata attentamente controllando le primarie
eventualmente danneggiate.
Lo stato di idratazione e’ stimato elevando una plica cutanea a livello delle dita del falco. Le
condizioni fisiche e il peso del falco sono in genere direttamente correlate per cui un uccello in
buone condizioni ha un peso corporeo adeguato per la sua specie e per il suo sesso (il maschio
e’ circa un terzo più piccolo della femmina).
Il peso corporeo e’ controllato mediante apposita bilancia con trespolo mentre le condizioni
corporee sono valutate tramite palpazione manuale dei muscoli pettorali.
E’ questo il momento di effettuare anche l’esame delle feci che e’ semplice e procura molte
informazioni. In clinica a volte bisogna aspettare che il falco deponga le feci su superficie non
contaminata, falchi incappucciati di solito sono stimolati appena viene rimosso il cappuccio
poiché lo stress di ritrovarsi in ambiente non familiare stimola l’escrezione.
Se ciò non avviene bisogna depositare alcune gocce di acqua tramite una siringa direttamente
nella bocca del rapace. (8)

Contenimento ed esame fisico
L’esame fisico non può essere condotto senza un adeguato contenimento dell’animale. Il
paziente rapace può essere molto più difficile da contenere rispetto a un cane o a un gatto ed
un’esatta tecnica e’ essenziale perché il contenimento sia un episodio senza stress per
veterinario, assistente ed animale. Qualsiasi cosa richiesta per l’esame fisico e la raccolta di
campioni dovrebbe essere preparato prima di manipolare l’animale. Ricorda che i falchi sono
particolarmente suscettibili allo stress e i falchi malati lo sono ancora di più. L’esame fisico
andrebbe eseguito in maniera più rapida possibile e in quasi tutti i casi e preferibile
anestetizzare l’animale. Logicamente va valutato il rischio dell’anestesia rispetto al solo
contenimento manuale del falco. (9). In Dubai Falcon Hospital usiamo indurre l’anestesia con
una miscela di Ketamina (3 mg /kg) e medetomidina (0,06 mg/kg) e mantenere quindi
l’anestesia tramite isoflorano somministrato via maschera facciale.
Nello stadio dell’esame fisico nulla può essere trascurato poiché potrebbe risultare difficile se
non impossibile riaddormentare o ricontenere di nuovo l’animale.
Per non tralasciare nulla e’ importante adottare una routine ‘step by step’: il miglior approccio
e’ una logica progressione dalla testa alla coda. Prima di iniziare l’esame e’ meglio prestare
attenzione al tipo e alla frequenza respiratoria per assicurarsi che il paziente non sia in
pericolo di vita durante l’esame fisico. Nella regione della testa osserviamo gli occhi, le
orecchie, le narici, il becco, la bocca e l’orofaringe. Gli occhi devono apparire non infiammati e
simmetrici. Le narici vanno esaminate per eventuali detriti o sierosità. La cheratina del becco
deve essere liscia e senza crack o deviazioni. La lingua, la glottide e l’orofaringe vanno
osservati per eventuali masse, placche o aeree infiammatorie. Il collo va palpato per stimare il
gozzo e la presenza di eventuali corpi estranei.
Per l’esame dei sistemi cardiovascolare e respiratorio ricorriamo all’auscultazione.
Auscultazione dei polmoni, sacchi aerei e cuore prevede porre lo stetoscopio sia sul lato
dorsale che su quello ventrale dell’uccello. Normalmente non sono udibili suoni respiratori

poiché il tessuto polmonare non si espande attivamente. Il battito cardiaco e’ facilmente
udibile su entrambi i lati e il suo rate e’ intorno ai 350 battiti al minuto.
La palpazione dell’addome e’ particolarmente difficile poiché l’area addominale e’ stretta e gli
organi sono situati profondamente: risulta importante specialmente nei casi di ascite o di
epatomegalia.
Le ali andrebbero esaminate separatamente per ogni evidenza di fratture o lussazioni,
umettare con alcool le piume aiuta per evidenziare traumi dei tessuti molli. Un’ala
leggermente abbassata rispetto all’altra può indicare rottura del tendine del muscolo
sopracoricoideo.(10)
Le zampe vanno estese per evidenziare asimmetrie ed e’ fondamentale esaminare con buona
luce e aiuto di occhiali ingrandenti la superficie palmare dei piedi per non trascurare la
presenza di primi stadi di pododermatite, relativamente frequente nei falchi mantenuti in
cattività.
Ultimo doveroso sguardo alla condizione di tutto il piumaggio e specialmente alle condizioni
delle remiganti primarie e secondarie e alle penne della coda: ricorda che si può anche
ottenere un’eccellente guarigione dell’animale ma, se hai trascurato una primaria
danneggiata, quel falco non volerà mai nemmeno discretamente.
Per veterinari impegnati nella medicina dei rapaci può risultare utile diventare familiari con le
tecniche di imping (riparazione di penne primarie, secondarie e della coda mediante innesti).

Esami diagnostici
L’esame fisico dei rapaci risulta più veloce di quello dei mammiferi ma di solito procura meno
informazioni e quasi sempre non e’ diagnostico.
Per raccogliere ulteriori informazioni e’ essenziale tutta la rete degli esami diagnostici da
compiere sull’animale ancora manualmente contenuto e che prevede esame radiografico nelle
due proiezioni, esame ematologico e profilo biochimico, prelievo di campione dalla mucosa
esofagea, esami citologici e colturali, esami microbiologici, esami tossicologici. Inoltre,
nell’esperienza del nostro ospedale, molte volte risulta indispensabile l’esame endoscopico a
livello dei sacchi aerei.
Radiografie correttamente posizionate sono imperative per una corretta interpretazione. Se lo
sterno e le vertebre non sono perfettamente sovrapposti nella posizione ventrodorsale, se le
ali non sono estese simmetricamente e le zampe non sono estese al massimo avrai difficoltà a
valutare polmoni, sacchi aerei e fegato. Nella proiezione laterale, la tendenza e’ quella di
ruotare eccessivamente l’uccello abbassando entrambe le ali a livello del tavolo. Questo non
permette allo sterno di essere parallelo all’asse del tavolo radiologico e rende
l’interpretazione degli organi addominali falsata. (11)
Il sangue dovrebbe essere prelevato per l’esame emocromocitometrico e per il profilo
biochimico. La venipuntura può essere effettuata dalla vena mediale metatarsale, dalla
brachiale o dalla cutanea ulnare superficiale e infine dalla vena giugulare destra. Il prelievo
dall’ala va effettuato solo in paziente in anestesia per la tendenza a sanguinare dopo il
prelievo e per i molteplici rischi di ematoma, lacerazione della vena e anche fratture dovute o
improprio contenimento. (6)
L’esame ematologico nei pazienti aviari e’ uno dei punti più importanti nel pannello
diagnostico. Forse non esiste altro singolo test che procura tante informazioni circa lo stato di
salute del soggetto. (12)
Il profilo leucocitario varia tra le varie specie di falchi e la valutazione del leucogramma
include la morfologia dei leucociti e la classificazione dei vari tipi. Gli eterofili tossici possono
indicare setticemia, infezioni virali o fungine. (13)

Il profilo biochimico negli uccelli e’ di difficile valutazione poiché i risultati sono influenzati
da molti fattori: i dati più consistenti derivano da Proteine totali, AST, acidi biliari e acido
urico.
Altri esami collaterali come l’esame delle feci e l’esame delle urine dovrebbero già essere stati
eseguiti e quindi avrai già in mano i risultati.
Gli esami parassitologici includono esame microscopico diretto e dopo flottazione delle feci ed
inoltre esame diretto e dopo colorazione del campione dalla mucosa del gozzo. Le indicazioni
per l’esame delle urine sono poliuria e anomala apparenza delle reni all’esame radiografico.
Per eseguire il campionamento devi aspirare con siringa la parte liquida e trasparente delle
escrezioni evitando contaminazioni da feci ed urati.
L’esame endoscopico con endoscopio rigido 2,7 mm e’ diventata parte integrante dell’esame
diagnostico dato il grande numero di informazioni e per la possibilità non solo di visione
diretta ma anche di campioni bioptici da vari organi come fegato, milza , reni e tessuto
polmonare.
Logicamente l’abilita’ del veterinario deve essere supportata da esami citologici, colturali e
istopatologia da parte di laboratori sensibilizzati.
Comunque l’esame endoscopico e ‘ quasi sempre diagnostico ed assolutamente essenziale per
diagnosticare gli stadi precoci di aspergillosi, quando la malattia fungina riserva la prognosi
più favorevole.

Conclusioni
La raccolta dell’anamnesi e’ essenziale per la visita clinica del rapace. Viene consigliato di
preparare un questionario da sottoporre al falconiere.
L’osservazione attenta del rapace e la raccolta di feci e urine deve precedere la fase di
contenimento del falco. L’esame fisico deve essere eseguito metodicamente e deve
obbligatoriamente essere integrato dalla rete degli esami collaterali diagnostici.

Bibliografia
1)Echols S, (1999), Collecting diagnostics samples in avian patients, Vet Clin North Am Exot
Anim Pract, 621-649
2)Remple D, Gross C, ( 1998), Falconry and birds of prey in the Gulf, Motivate Publishing,
Dubai, 7-9
3)Cooper J.E (2001), Birds of prey-health and disease, Blakwell Publishing, Oxford 1-8
4)Jones M.P, (2004), Raptor nutrition, Western Veterinary conference proceedings, 459-462
5)Harris D.J, (2001), Avian Restraint and Physical Exam, Atlantic Coast Vet Conference, 28-32
6)Tell A, (2004), Performing a Physical examination, Blood Sample Collection, and Quarantine
Evaluation of Avian Patients, Western Vet Conf
7)Forbes N.A, (1996), Manual of Raptors, Pigeons and Waterfowl, BSAVA ,Gloucestershire, 21-
23
8)Heindenreich M,( 1997),
Birds of Prey Medicine and Management, Blackwell
Science,Oxford, 72-75
9)Bennet R. A (2002), Avian Clinical and Diagnostic Techiques, Atlantic Coast Vet Conf, 56-59
10)Coles B.H. (1997), Avian Medicine and Surgery,II ed., Blackwell Science, Oxford, 26-43
11)Lightfoot T.L.,(2001), Hospital Precautions and Procedures to Avoid Disaster in Avian
Medicine, Atlantic Coast Vet Conf, 113-115
12)Harris D.J., (2003), Essential Avian Laboratory Testing, Western Veterinary Conference
13)Rupley A. E., (2002), Diagnostic Specimen Sampling in Birds, Western Veterinary
Conference

Antonio Di Somma
Med. Vet., dir. Dubai Falcon Hospital, Dubai, Emirati Arabi Uniti

Falconeria Moderna

falco_3

Nota fin dai tempi antichi come tecnica di caccia, spesso ad esclusivo appannaggio dei ceti più elevati, la falconeria ha subito un’interessante evoluzione in tempi recenti.
Le variazioni ambientali indotte dall’uomo hanno, talora, permesso ad alcune specie di prolificare enormemente nei nuovi habitat, causandovi spesso gravi danni. Un tipico esempio è rappresentato dai colombi torraioli, il cui numero è enormemente aumentato nei centri urbani grazie alle abbondanti risorse alimentari, la mancanza di predatori naturali e la ricchezza di siti di nidificazione.
L’effetto negativo della presenza dei colombi (imbrattamento fecale, diffusione di germi patogeni, ecc.) non si fa sentire solo nei centri storici delle città d’arte, ma anche in altri ambienti quali, ad esempio, aeroporti ed aree ospedaliere. E’ noto che molte amministrazioni comunali dedicano energie e fondi allo sviluppo di piani per il controllo numerico dei colombi cittadini; sovente, tuttavia, questi progetti non raccolgono i risultati sperati. Anche altre specie aviari, oltretutto, hanno cominciato a colonizzare gli ambienti antropizzati o degradati dall’uomo, come avviene, ad esempio, per i gabbiani nelle discariche.
L’impiego dei falchi rappresenta, al momento, un valido ed ecologico strumento per allontanare i volatili dagli obiettivi più a rischio.
Tale attività, conosciuta come “Bird Control” viene svolta da esperti falconieri che mantengono lontani co-lombi ed altri uccelli semplicemente facendo volare i propri falchi nella zona che si vuole libera da tali volatili.

falco 6

Le specie più utilizzate allo scopo del “Bird control” sono il Falco Pellegrino (Falco Peregrinus) ed il Falco di Harris (Parabuteo Unicintus).

falco 4Il volo alto e veloce del Falco Pellegrino ne permette un ottimo utilizzo negli aeroporti dove contribuisce non poco a tener lontano dagli aerei storni e colombi.
Il Falco di Harris, caratterizzato da un volo basso e, soprattutto, da un’indole particolarmente socievole, viene impiegato con successo nelle aree urbane come, ad esempio, gli ospedali. Anche altre specie (Girfalco, Lanario, Sacro, ecc.) sono, comunque, impiegate in falconeria e tutte riprodotte in cattività.
Guadagnare la fiducia del nuovo falco e rendergli familiare la figura umana è per il falconiere il primo obiettivo, raggiungibile con un paziente lavoro di addestramento invitando il falco a volare dal blocco sul pugno (protetto dal guanto di cuoio) del falconiere che stringe tra le dita un invitante bocconcino.
Durante questa fase il falco è assicurato ad un cordicella in modo che non possa allontanarsi; una fuga in questo delicato periodo potrebbe essere fatale per l’animale. Nel giro di una decina di giorni (con un lavoro costante e dedicando circa 10 ore al giorno all’addestramento) si ottengono i primi risultati ed il falco può essere successivamente liberato, dal momento che si è certi del suo ritorno ottenibile con il richiamo del cibo.

L’addestramento, in pratica, non termina mai dal momento che vi è una continua “conoscenza” tra uomo e falco ed una continua correzione di errori dell’uno o dell’altro per ottenere i migliori risultati. Anche l’allenamento deve essere costante in quanto la muscolatura del falco deve es-sere sempre in perfetta forma per le necessità di lavoro. Durante la notte e nei momenti in cui non è sottoposto a lavoro, il falco viene alloggiato in una voliera, dove ha la possibilità di posarsi su appositi posatoi, o blocchi, spesso ricoperti da un particolare materiale (astroturf) che ricorda l’erba sintetica e viene impiegato al fine di prevenire alcune patologie degli arti, tipiche dei falchi, come il “bumblefoot”.
Occorre, poi, ricordare che mantenere i falchi in perfetta salute è fondamentale per l’attività del falconiere e per questo motivo l’assistenza veterinaria e le varie misure sanitarie atte a prevenire le principali malattie dei rapaci giocano un ruolo molto importante nella moderna falconeria.

L’impiego dei falchi nel “Bird Control” è da preferire ad altri sistemi per numerose ragioni ed in particolare…

Negli aeroporti in cui sono stati impiegati i falchi si è riscontrata una riduzione media del 70% di impatti causati dagli uccelli con gli aeroplani con dei costi contenuti se paragonati ad altri sistemi.

L’innata paura dei rapaci da parte di molte specie di uccelli fa dell’impiego dei falchi un metodo, rispetto ad altri, che non induce negli uccelli “assuefazione”.

Si evita di disseminare nell’ambiente sostanze ormonali o potenzialmente tossiche.

falco 2L’obiettivo del moderno falconiere che esercita il “Bird Control” è quello di disperdere gli uccelli in modo incruento. Il moderno falconiere non è un cacciatore ed il volo del falco non si conclude con la cattura e l’uccisione del malcapitato colombo.
La sola presenza in volo del rapace è, infatti, sufficiente a terrorizzare gli altri volatili ed a disperderli. L’abile falconiere è in grado, infatti, di controllare il peso di volo del rapace in modo tale da permettere un volo efficace, ma non sufficientemente veloce da permettere la cattura della preda.
E’ necessario, tuttavia, che il falco sia presente nell’area da cui si vogliono allontanare gli uccelli per periodi prolungati, altrimenti i volatili ben presto ricompaiono.
E’ anche importante non far volare il falco sempre allo stesso orario, perché i co-lombi possono imparare i periodi della giornata in cui è meglio “dileguarsi” e quelli in cui possono stazionare senza pericolo.
Il tempo necessario per sgomberare definitivamente l’area dagli uccelli indesiderati dipende molto anche dal tipo di colonizzazione dei volatili in una determinata area.
Se, ad esempio, dei colombi trovano un ambiente propizio sia per nidificare che per alimentarsi sarà meno semplice allontanarli (e sarà necessario più tempo) che se lo stesso luogo fosse utilizzato solo come sito di nidificazione o di alimentazione.

 

fonte: petfamilynews.it

Falconeria, un patrimonio di tutti. Le celebrazioni al Parlamento UE

falconeria_unescoL’arte della falconeria recentemente è stata riconosciuta dall’Unesco un patrimonio culturale dell’intera umanità, da tutelare e da consegnare alle future generazioni. Per celebrare questo evento storico mercoledì 19 gennaio si terrà una cerimonia ufficiale a Strasburgo, nella sede del Parlamento Europeo.

L’evento sarà presenziato da Veronique Mathieu, presidente dell’Intergruppo parlamentareCaccia sostenibile, biodiversità e attività rurali. Interverranno rappresentanti della Commissione UE, dell’Unesco e della Face.
Il riconoscimento è il risultato di un eccellente esempio di cooperazione internazionale tra diversi stati, anche molto differenti tra loro (Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Corea, Mongolia, Marocco, Qatar, Arabia Saudita, Spagna, Siria ed Emirati Arabi Uniti) uniti per difendere una storica attività le cui origini risalgono a oltre 4 millenni fa.
Nella presentazione dell’Unesco si legge: “La falconeria è una delle più antiche relazioni tra uomo e uccello, risalenti a più di 4000 anni fa. La falconeria è una attività tradizionale con gli uccelli rapaci addestrati a prendere prede nel loro habitat. Si tratta di una attività naturale, perché il falco e la preda si sono evoluti insieme nel corso di milioni di anni, la loro interazione è un dramma antico. Il falco è adattato a cacciare la preda e la preda si è evoluta in molti modi per sfuggire al falco Questo porta ad una visione affascinante, nel modo in cui funziona la natura e pone una sfida intellettuale per il falconiere nella sua comprensione del comportamento. Il suo compito è quello di portare gli attori insieme sul palco della natura. Per fare questo il falconiere deve sviluppare una forte relazione e sinergia con il suo uccello”.

La falconeria tradizionale, giunta fino a noi praticamente invariata nelle sue peculiarità, deve essere difesa dal mondo moderno e dall’avanzata del cemento, che rende sempre più impraticabile questa e le altre forme di caccia. Non bisogna poi dimenticare che la falconeria è considerata un’attività a bassissimo impatto sulla fauna e sull’ambiente che mette in atto da sempre il principio della piena sostenibilità del prelievo venatorio.  Questo principio è il cuore stesso della cultura della caccia e questo riconoscimento ha un significato enorme per tutta la comunità dei cacciatori.
Fonte: BigHunter