Alcune considerazioni prima di iniziare con la falconeria

cacciatore kazacoConcetto di base:

Non ci stancheremo mai di dirlo:

Falconeria=Caccia col Falco

Il primario scopo del falconiere è di addestrare il falco così bene, da portarlo ad una efficienza fisica così alta da poter catturare prede selvatiche.

Questo concetto è per noi molto importante perchè sempre più spesso questo termine è utilizzato impropriamente o confuso con altre attività. Gli spettacoli con falchi addestrati, utilizzano le tecniche di falconeria così come il volo libero, il volo al pallone o all’aquilone ma mancando la finalità del volo rappresentata dalla predazione,e quindi non si può parlare di Falconeria se non vi è predazione.

La falconeria nasce migliaia di anni fa con l’unico scopo di addestrare rapaci per catturare le stesse prede che i rapaci catturavano da soli in natura. L’uomo addestrava il falco o l’aquila non per gioire delle loro capacità di volo ma per catturare animali da mangiare o da pelliccia come volpi e lupi che rappresentavano una merce di scambio con altre popolazioni nomadi. Con il passare del tempo, da una falco in volonecessità ne divenne uno “Status” e i ricchi Signori che la praticavano iniziarono a privilegiare una specie piuttosto che un’ altra in base alla bellezza del volo, all’ eleganza, alla tenacia e alla  tecnica di caccia acquisita dal falco ma lo scopo era sempre la predazione!  Anche quando la Falconeria venne riscoperta in Europa e successivamente in Italia nella prima metà del ‘900, veniva praticata con l’unico intento di addestrare il falco per la caccia ricercando successivamente l’estetica del volo.

Sempre più spesso riceviamo mail o messaggi sul forum di www.falconeria.org di persone che hanno assistito a dimostrazioni di volo e vogliono diventare falconieri non per praticare lafalco su corvo caccia col falco ma semplicemente per poter volare il proprio falco libero in natura, senza farlo predare.  Altre persone ci esprimono il loro grande amore per il volo e vorrebbero avere la possibilità di condividere la loro passione con un compagno alato. Un utente mi ha persino scritto che era stufo di combattere con le batterie dei suoi aeromodelli…Altri ancora cercano un rapace come compagno di casa alla stregua di un animale domestico, altri ancora vorrebbero avere un rapace semplicemente per averlo in giardino, giusto per guardarlo altri ancora vorrebbero far diventare falconiere un bimbo di 10 anni….altri ancora vogliono diventare falconieri per farlo come lavoro non avendo nessuna cognizione di causa!

A tutte queste persone vogliamo dire che la predazione per un rapace è la sua essenza di vita, è quello per cui è stato selezionato da Madre Natura per milioni di anni e lo ha fatto sopravvivere in cima alla catena alimentare. Privare un rapace di questo importante aspetto significa voler castrare questi favolosi animali da un loro primario istinto. Chi si avvicina alla falconeria dovrebbe in primis avere un profondo amore falco mentre mangiaper la Natura e per gli Animali con delle conoscenze di base sui rapaci dovute ad approfondimenti e ricerche personali. Dovrebbe avere una sensibilità e uno spirito d’osservazione tali da comprendere quando c’è qualcosa che non va e il falco mostra segni di malattia. Dovrebbe riconoscere che i rapaci sono animali carnivori che hanno bisogno di mangiare a secondo della loro specie, topi, pulcini, quaglie, piccioni, ratti e altri animali, spesso vivi e che prima o poi dovranno avere a che fare con sangue sulle mani, interiora di animali e carcasse in frigorifero. Serve spazio, è impensabile di poter tenere un rapace in casa, per la vostra salute e per quella del pennuto.

Domande da porvi Prima di acquistare un rapace:

  • Avete preso in considerazione quanto tempo al giorno avete da dedicare tutti i giorni al vostro rapace?
  • Sapete che se vi assenterete da casa, qualcun altro dovrà badare al rapace?
  • Chi se ne occuperà durante le vostre vacanze o durante le vostre trasferte di lavoro?
  • domandaSiete a conoscenza che un falco può strillare continuativamente per ore arrecando potenzialmente disturbo ai vostri vicini di casa?
  • Visto che il falco ha bisogno di cacciare e per far ciò dovrete recarvi in un terreno idoneo, sapete che avete bisogno del porto d’armi e della licenza di caccia che va rinnovata ogni anno per 400-450 euro?
  • Avete almeno 2-3 pomeriggi o mattinate libere alla settimana per far cacciare il falco e dargli opportunità di cattura?

Se siete consapevoli di tutti questi aspetti, siete già sulla buona strada.

Troppo spesso, molte persone, si avvicinano a quest’ Arte poco convinti o inconsapevoli dei punti espressi sopra ed ecco apparire sui siti di annunci animali inserzioni di rapaci in vendita….passati di mano in mano, non addestrati, snaturati e incapaci di cacciare, spesso tenuti in sistemazioni non idonee. Vorremmo davvero farvi comprendere che la falconeria non è per tutti, non per fare gli snob ma perchè è davvero così! Per avere soddisfazioni e successi con i rapaci serve davvero tanta Passione, Tempo, Denaro. Se  prima di comprare un falco, valuterete i punti sopra esposti e li rapporterete al vostro stile di vita, alle vostre abitudini, forse vi accorgerete che la falconeria non fa per voi o semplicemente non avete abbastanza tempo per questa attività. Se lo farete, ve  ne saremo davvero grati!

Copyright 2013 Federico Lavanche www.falconeria.org

Sacrofano, 47 enne ruba un falco e chiede 650 euro di riscatto

falco-sacrofano_fullROMA – Aveva rubato un falco da un allevamento e chiedeva 650 euro in contanti per restituirlo. La singolare estorsione é stata compiuta da un italiano di 47 anni a Sacrofano, vicino a Roma: l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, é stato arrestato dai carabinieri della locale stazione e del Radiomobile della Compagnia Roma Cassia.

L’arrestato, già collaboratore di una società che gestisce l’allevamento di falchi per l’impiego in ambito civile (ecologico e protezione ambientale), approfittando dell’assenza del titolare si è recato presso l’allevamento e sfruttando le proprie capacità è riuscito a impossessarsi di Spyke, questo il nome dell’animale. Il 47enne, per restituire l’uccello ha chiesto al titolare dell’allevamento 650 euro in contanti. La vittima ha deciso di rivolgersi ai carabinieri.

L’estorsore ha fissato l’incontro per lo scambio ma all’appuntamento si sono presentati anche i militari dell’Arma, osservando la scena a distanza, e a scambio avvenuto sono usciti allo scoperto ammanettando il 47/enne e recuperando sia il denaro sia il falco che, in buone condizioni, è stato poi restituito al suo padrone. L’arrestato è stato sottoposto agli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

fonte: ansa

Bufera sullo spettacolo dei falconieri a Santo Stefano Magra

Cucciniello dei Comitati Spezzini: “Spettacolo tristissimo e molto diseducativo per i bambini”.

spettacolo falconeria“Spettabili redazioni ed illustre Assessore al Turismo di Santo Stefano di Magra,
domenica sera ho partecipato alla festa in oggetto nella quale ha avuto luogo la bella Sfilata Storica all’interno di un contesto molto curato fatto di rievocazioni di antichi mestieri, di tradizioni popolari, di invitanti stand gastronomici e di spettacoli. La manifestazione ha richiesto sicuramente un grande impegno e per questo mi complimento con chi l’ha resa possibile, dagli attori che hanno simpaticamente simulato duelli medioevali, ai ristoratori, agli amministratori. Purtroppo in quello che può senza alcun dubbio definirsi un evento riuscito vi è stata la nota stonata rappresentata dall’ esibizione dei falconieri.

Il gruppo, oltre ad un falco, ha impiegato altri rapaci: un’aquila, un gufo e non vorrei sbagliarmi una sorta di avvoltoio che a comando ha dovuto zampettare sulle gambe di alcuni bambini. Il falco invece, sollecitato da un potente fischietto, ha dovuto volare su diversi trespoli posizionati in diverse posizioni ma anche atterrare sopra la testa di alcuni giovinetti scelti tra il pubblico.
spettacolo falconeriaLasciatemi dire che si è trattato di uno spettacolo tristissimo, fortemente diseducativo soprattutto per i ragazzi che vi hanno assistito e che sono stati coinvolti. Taluni venivano disposti in fila anche con una certa autorità. Il trattamento che purtroppo hanno dovuto subire i poveri animali mi ha addolorato, vederli entrare in esigue gabbiette al termine delle loro evoluzioni ha prodotto in me una gran rabbia già salita durante l’ascolto di una voce metallica, dominante e fastidiosa: quella della conduttrice che forse potremmo chiamare a tutti gli effetti domatrice.
Ho a lungo sperato che quegli sventurati volatili levassero il volo e conquistassero una libertà che forse non hanno mai avuto: ho saputo che vivono in una voliera la loro infelice esistenza.

Nel Medioevo, per motivi venatori, la falconeria poteva forse avere un senso, oggi non ne ha alcuno. E’ un’autentica barbarie al pari della pratica circense che impiega animali. Mi auguro che il prossimo anno Santo Stefano non ospiti più questo bruttissimo show e sappia così fornire un esempio di civiltà”.

Corrado Cucciniello, Comitati Spezzini

 

Risposta di Patrizia Cimberio,  DIRETTORE FALCONRY HERITAGE TRUST (UK)

 

La lettera: “Falconeria e spettacoli con falchi addestrati: due attività completamente differenti”

– Gentilissimo Corrado Cucciniello, Comitati Spezzini,

falconeriaho letto con molta attenzione la bella lettera da lei scritta a questa Redazione e all’Assessore al Turismo di Santo Stefano di Magra, lettera che condivido in più punti.
Penso però sia importante evidenziare che quello a cui lei ha assistito, uno spettacolo dove sono stati utilizzati dei rapaci domestici appositamente addestrati, è profondamente differente dalla disciplina che storicamente viene definita “Falconeria”.
Come da lei ben evidenziato, lo spettacolo cui ha assistito non è stato fonte di arricchimento storico o culturale per i bambini presenti, né una lezione sulla biologia dei rapaci; forse avrebbe potuto esserlo, forse avrebbe suscitato un maggiore gradimento del pubblico, o forse no.
Il fatto certo è che non si è trattato di una dimostrazione della Falconeria, ma di uno spettacolo dove sono stati utilizzati animali addestrati a compiere esercizi graditi a un certo tipo di pubblico.
falconiereLa Falconeria si basa sul rapporto di reciproca fiducia tra il falco e l’uomo, che gli permette semplicemente di volare libero e cacciare le sue prede naturali, nell’ambiente naturale. La natura dei falchi non prevede pubblico o riflettori.
Nella storia dei rapporti fra uomo e animali, la Falconeria è l’unica disciplina che mantiene, nel compromesso della convivenza, la completa naturalezza delle esigenze e del comportamento dell’animale coinvolto.
A differenza del rapporto con tutti gli altri animali domestici (cani, gatti, cavalli, e ancor più gli animali da carne) in cui gli animali sono condizionati dall’uomo in un rapporto di cui lui sceglie i tempi ed i modi, il rapporto del Falconiere con il suo falco permette al falco di volare libero, nel suo ambiente naturale, come farebbe se fosse selvatico, per procurarsi il cibo.
In Italia la Falconeria è disciplinata dalla legge 157/92 che, tra le varie disposizioni, specifica l’utilizzo esclusivo di soli falchi domestici, nati in cattività da almeno due generazioni, che devono presentare un anello inamovibile con un numero di riferimento ugualmente riportato sul certificato CITES che deve accompagnare l’acquisto di ogni falco, indicandone la specie e l’allevamento di provenienza.
La Falconeria è stata riconosciuta nel novembre 2010 dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, poiché tradizione storica che da 4.000 anni è praticata e si trasmette in oltre 65 Nazioni di generazione in generazione.
pulcino falcoNei tempi passati, in Europa e in Asia la Falconeria era uno dei metodi più efficaci per procurarsi del cibo; ora, nel terzo millennio, dove assistiamo a una sempre più crescente urbanizzazione, può diventare un mezzo per rinnovare un rapporto realistico con la natura e per capire che siamo parte integrante degli ecosistemi naturali. La Falconeria non è una pratica medioevale anacronistica, ma un modo per non perdere il contatto con le proprie radici, con la propria storia e con la natura stessa: per cacciare con il falco occorre conoscere la natura e le regole che la governano, così come la biologia dei rapaci e le loro abitudini in natura.
Proprio perché la tutela dei rapaci e della biodiversità sono essenziali per la sopravvivenza della falconeria stessa, da sempre i falconieri si sono impegnati per la conservazione dei rapaci e, proprio grazie ad essi, si è evitata negli anni ’60 l’estinzione del falco pellegrino negli Stati Uniti e in Inghilterra a seguito dell’uso indiscriminato del DDT. (vedere approfondimento Falconeria e Conservazione).

trasportino rapaciPur potendo comprendere quello che è stato il suo disappunto nel vedere dei rapaci, simbolo nel nostro immaginario collettivo di libertà e fierezza, trasportati in appositi trasportini o di saperli vivere parte del loro tempo in voliera, credo che spesso sia più facile proiettare alcune nostre aspettative e umani desideri su questo tipo di animali (che come ho già evidenziato sono comunque animali nati da generazioni in cattività, così come lo sono le meno “nobili” oche) piuttosto che su di un cane che vive rinchiuso in un monolocale in città, obbligato a trattenere le sue necessità a comando o di un cavallo nel un box di un maneggio, dove a malapena riesce a girare su se stesso.

Mi auguro che la sua lettera, e la sensibilità di persone come lei, possano essere di suggerimento alle pubbliche amministrazioni, e a chi propone spettacoli con i rapaci, per proporre al pubblico, forse troppo abituato ad un divertimento superficiale e di rapido consumo, contenuti diversi che parlino di cultura della falconeria e rispettino la dignità dei rapaci utilizzati.
La Falconeria fa questo da millenni attraverso la storia, la cultura, la biologia dei rapaci e la loro conservazione nella biodiversità.

Ringraziandola quindi del suo intervento e rimanendo a sua disposizione per nuovi confronti, le porgo cordiali saluti.

Patrizia Cimberio

 

Diario del mio Astore esperienza di allevamento 2013 seconda parte

astore e Lucrezia Lavanche

 

Introduzione alla macchina.

astore in macchinaLunedì sono stato invitato dall’amico Paolo a fare una passeggiata in campagna, fittamente popolata da conigli e minilepri. Non potevo assolutamente perdere l’occasione di portarla fuori dal suo habitat e testare il suo carattere sul campo. Avevo un grosso dubbio: per il trasporto la incappuccio o la metto in macchina sulla pertica senza cappuccio in modo che possa vedere tutto ciò che incontreremo? Ho deciso per la seconda soluzione ripromettendomi di incappucciare il falco in caso di bisogno. L’ho adagiata sulla pertica assicurandola per i geti, coda verso il retro della macchina in modo che potesse guardare avanti, chiudo il cofano piano piano e via! Procedo dapprima a passo d’uomo poi sempre più veloce. E’ così impegnata a stare dritta sul posatoio che non ha sbattuto neanche una volta! Abbiamo incontrato il primo ciclista, niente, un podista, niente, la prima macchina e poi un furgone, niente! E’ guardinga e curiosa e per nulla spaventata, Benissimo!! Anche in tangenziale, abbiamo astore sul pugnoincontrato di tutto, tir, auto articolati, perfino un’ambulanza con sirene spiegate, impassibile! I vetri oscurati ci danno un grande aiuto e un bel po’ di privacy..Dopo 40 minuti, dallo specchietto, noto addirittura che si sta lisciando le penne! Arriviamo sul campo e Paolo è in compagnia di un amico con una fantastica maglia rossa che non la turba affatto. Questa è la prima volta che rimane così a lungo sul pugno mentre cerchiamo di avvistare qualche coniglio e di tanto in tanto le offro una zampa di quaglia per qualche becchettata che non disdegna affatto. Vediamo il primo coniglio, non le sfugge, ha gli occhi fuori dalle orbite! Adoro questo sguardo! Facciamo altri incontri, tutti seguiti dallo sguardo dell’astore. Dopo circa due ore, mentre tornavamo alla macchina, le do il resto della quaglia sul pugno e ripartiamo verso casa con il falco ancora più tranquillo con un bel gozzo da smaltire! Con quanta curiosità guarda gazze, cornacchie, piccioni, colombacci… Oggi è stata un’esperienza importantissima, tutte ottime esperienze che la segneranno per la vita! Lunedì prossimo ci ritorniamo!

18-07-2013

L’astore sta completando lo sviluppo, pesa 1.110 gr e deve completare lo sviluppo delle timoniere e delle primarie. Perde sempre meno piumino poichè sostituito dalle piume definitive di quest’anno. Come ogni giorno, vado in bagno, la faccio salire sul pugno, le do la zampetta di quaglia, vado verso il giardino dove ci aspetta la pertica tonda e il bagnetto. Posizionata sulla pertica, prendo il logoro incarnato con una quaglia intera, 2 giri, fischio e glielo lancio accanto. Non fa in tempo a toccare terra che è già preso! Mentre mangia mi piace avvicinarmi, sedermi li vicino accanto a lei e vederla mangiare, emetto il solito fischio, le avvicino una mano. Quando è sazia, lascia il logoro, entra nel suo bagnetto, beve e.. vai!!! Avete presente l’espressione di un animale felice? Lei lo rappresenta benissimo!

astore su pertica altaAl termine la lascio asciugare al tiepido sole mattutino per poi portarla alla pertica alta su cui passerà il resto della giornata. Noi andremo al lavoro ma lei rimarrà in compagnia delle nostre figlie e dei nonni. Quando rientriamo, inizia la solita routine di consegna cibo ai polli, tacchini, anatre, cani e falchi. La riporto in giardino sulla pertica tonda e le getto il logoro nel solito modo. Quando ha terminato di mangiare, la incappuccio e la posiziono sulla pertica alta, poi la terrò una mezz’oretta sul pugno senza cappuccio e poi in doccia per la notte! Ad oggi mangia una quaglia da carne intera e un pulcino intero al dì. Non la abbasserò fino al suo completo sviluppo. Il McDermott in “imprint the goshawk” dice tassativamente di non dare mai da mangiare sul pugno all’astore. Lui si riferisce però ad astori completamente imprintati sull’uomo non come la mia che fino a 30 giorni di età ha vissuto con la madre! Per questo motivo, senza esagerare e mantenendo costantemente sotto controllo i segnali che il falco ci comunica, ho deciso di nutrirla di tanto in tanto sul pugno. Per ora tutto bene! Se dovesse dare dei segnali di aggressività nei miei confronti o di eccessivo attaccamento alla mia persona, interromperò la pratica per nutrirla esclusivamente a terra sul logoro.

 

21-07-13

Falchi in giardinoGemma alias Ira.. sta completando lo sviluppo fisico. Manca pochissimo al completamento della coda e delle primarie dopodichè inizierò, piano piano ad abbassarla (perdere peso) per farla arrivare al peso di caccia cioè al peso in cui un nidiaceo uscito dal nido inizia ad attaccare le prede autonomamente. Da due pasti, passerò ad uno, la sera quando è più fresco. Visto che era sabato, ho deciso di lasciarla per la notte alla pertica alta, sotto il patio. Ha dormito bene tutta la notte fino all’alba che ha iniziato ad emettere un richiamo classico dell’astore, non di quello imprintato ma della difesa del territorio: ki-ki-ki-ki un verso meraviglioso. Piccolo problema che alle 6.00 del mattino, ogni rumore è amplificato dal silenzio e sentirla che cercava di scendere dal posatoio..ancorato a terra da una base per ombrellone in cemento, non è proprio il massimo.. Il rumore… alquanto antipatico…mi ha costretto ad incappucciarla. Sabato mattina, le ho predisposto un nuovo spazio in giardino a astore in giardinofianco al mio harris Erick. Le casette sono fantastiche, li proteggono dalla pioggia, dal sole eccessivo e anche dalla neve. Sono in una posizione tale che l’astore riesce a vedere fino dentro la cucina, proprio di fronte al patio luogo molto vissuto da tutta la famiglia, cani compresi.. Gemma sta reagendo bene alla sua nuova sistemazione, ora vedremo al mattino cosa combinerà! Oggi ha ucciso il suo primo coniglio ed è una di quelle date da ricordare! Il caldo è tremendo, afoso, i falchi respirano a becco aperto ma anche questo fa parte della natura. Da giorni sento al mattino e all’imbrunire 2 giovani astori che gridano imperterriti dall’altra parte della collina chiedendo cibo ai genitori. Emettono lo stesso identico verso di un astore imprintato che chiede cibo all’uomo! Questo è un bellissimo segno ed è la prova che la coppia di astori selvatici che rispondevano alla mia in primavera si sono riprodotti, sono davvero felice! Ora ho anche capito perchè dei 6 pollastri allevati quest’anno dalla chioccia, ne sono rimasti due… Va bene così! Domani è lunedì e coglierò l’invito dell’amico Paolo per fare due passi in zona conigli e lepri, giusto per farle vedere il selvatico vero e fare un altro giro in macchina, che le fa solo bene! E’ a pieno peso e si vede… Oggi è 1120 gr e non ama molto essere toccata ne tanto meno presa da terra. Non disdegna essere presa dal posatoio perchè fa molte meno storie. E’ normale, una volta abbassata, potremmo finalmente giudicare il reale temperamento di questo meraviglioso rapace.

L’addestramento è proseguito giorno per giorno, Gemma è sempre più forte e desiderosa di cacciare. Abbiamo iniziato i primi voli al pugno, di seguito il video:

 

Poi siamo passati ai voli al logoro….

 

Infine abbiamo provato a cacciare, purtroppo eravamo molto vicino ad altre case con grossi cani quindi ho preferito non rischiare volandola legata alla filagna.

 

Dopo molti voli e sacrifici.. è arrivata anche la prima cattura!

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Gemma, sei il mio orgoglio, voli libera, sai cacciare, sei una forza della Natura! Potresti andar via… invece torni da me… Spero di avere il privilegio di poterti assistere nella caccia per il resto della vita!

 

Copyright immagini e testi di proprietà di Federico Lavanche – www.falconeria.org- vietato l’uso di immagini, video e testi senza autorizzazione scritta dell’autore.

Tabellone comparativo delle patologie dei rapaci e possibili diagnosi

veterinario rapaciInteressantissima scheda by Paolo Taranto che ci aiuta a riconoscere i principali segni clinici aiutandoci a diagnosticare la malattia.

Testa

 

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Ferite  Traumi, infezioni, neoplasie (tumori)
2 Gonfiori Traumi, Pox virus, Sinusiti, insetti o acari (punture o morsi), Stomatiti, Tricomoniasi, ascessi, neoplasie.
3 Distensione ritmica del tessuto molle davanti agli occhi Infezione al tratto respiratorio superiore (sinusiti) o ostruzione fisica del tratto respiratorio, Cyathostoma
4 Lesioni oculari Trauma, congiuntiviti, oftalmiti, deficienza di vitamina A, Pox virus, cataratta, clamydiosi (clamidofilosi).
5 Occhi chiusi E’ un segno comune a molti problemi di salute dei rapaci.
6 Starnuti Riniti, sinusiti, irritazione provocata da polvere o da sostanze chimiche, Ciatostoma.
7 Fuoriuscita di sostanze dal naso Riniti, sinusiti, clamidiosi. Reazione a morsi di acari.
8 Otturazione delle narici Riniti, sinusiti. Reazione a morsi di acari.
9 Emorragia nasale Trauma o rottura ipersensitiva dei vasi sanguigni. Reazione a morsi di acari.
10 Membrane delle mucose di colore chiaro Perdita di sangue, anemia, shock.
11 Membrane delle mucose di colore blu Cianosi, colore normale per alcune specie (per esempio gli smerigli). Una causa molto comune è l’aspergillosi polmonare.
12 Lesioni alla bocca Tricomoniasi, capillariasi, pox virus, herpes virus degli Strigiformi, candidiasi, stomatiti (soprattutto Pseudomonas). Corpi estranei. Deficienza di vitamina A.
13 Fuoriuscita di fluidi dalla bocca Capillariasi o altre lesioni alla bocca, alcuni tipi di avvelenamento.
14 Fuoriuscita di sangue dalla bocca Come per l’emorragia nasale (vedi sopra).
15 Piume bagnate ad un lato della testa Otiti (batteriche o miasi), traumi, congiuntiviti, lesioni corneali.
16 Testa piegata da un lato Otiti, traumi, encefaliti o altre patologie nervose (incluso l’avvelenamento da piombo e la patologia di Newcastle).
17 Testa tenuta abbassata, quasi penzolante Cecità, avvelenamento da piombo, trauma cervicale.
18 Cecità (completa o parziale) Trauma, avvelenamento (nella maggior parte dei casi da idrocarburi clorinati o da piombo), deficienza di vit A.
19 Cambiamento della voce Patologie respiratorie, singamiasi, digiuno, varie altre condizioni. Nella maggior parte dei casi è comunque dovuta ad aspergillosi o tricomoniasi (controllare se ci sono placche nella cavità orale).

 

 

Ali

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Ferite Trauma, infezione, predazione, neoplasia.
2 Ali tenute abbassate, penzolanti oppure paralizzate Frattura, dislocazione (tendinite/artrite), danno traumatico all’articolazione, al nervo, al tendine o al legamento. Setticemia da salmonella. Wing Tip Edema (Edema della punta delle ali).
3 Sangue nelle penne Frattura composta, ferite, penne in crescita danneggiate.
4 Gonfiori Frattura, ascesso, granuloma, tubercolosi, bursiti, Wing Tip Edema, neoplasia (soprattutto fibrosarcoma).
5 Penne mancanti oppure che cadono Anormalità nella muta delle penne, cancrena.

 

 

Zampe

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Gonfiori o tenute in posizione dislocata, diversa dal normale Osteodistrofia, rachitiscmo, fratture, dislocazioni, bursiti, ascessi, granuloma, tubercolosi, edema, osteoporosi, neoplasia (soprattutto carcinoma delle cellule squamose).
2 Ferite Trauma, geti non idonei o montati male, morsi da parte di prede o altri rpedatori.
3 Paralisi Trauma spinale, lesioni interne, pre-deposizione, deficienze vitaminiche, avvelenamento da piombo, aspergillosi spinale, ascessi spinali.
4 Caduta delle piume Ectoparassiti, anormalità delle penne dovute a fattori ormonali, genetici o a patologie alimentari. Malfunzionamento del fegato o dei reni.
5 Rigidezza Sengno generico di rapace non in buona salute.

 

 

Piedi

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Gonfiore Bumblefoot, gotta articolare, artrite, trauma, geti o anellino troppo stretti, punture.
2 Sangue Ferite, punture
3 Colore pallido Scarsa quantità di carotene nella dieta
4 Lesioni localizzate Pox virus,  bumblefoot tipo 1, trauma, deficienza di vit A ,
papillomatosi
5 Paralisi Come per i segni nervosi, le paralisi possono avvenire in congiunzione con enteriti o avvelenamento da piombo.
6 Knuckling over Danni nervosi, avvelenamento da piombo

 

Corpo

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Ferite Trauma, dermatiti (varie cause), neoplasia.
2 Gonfiori Fratture, ascessi, tubercolosi, fegato gonfio, granuloma, ematoma, obesità, neoplasa, enfisema sottocutaneo, iniezione irritante, peritoniti all’ovidutto, amiloidosi.
3 Distensione addominale Peritoniti all’ovidutto, problemi alla cloaca, danneggiamenti durante l’inseminazione, altre lesioni addominali, amiloidosi.
4 Perdita delle piume nell’addome Trauma, placca incubatrice nella femmina (normale), problemi al fegato o ai reni.
5 Cloaca sporca Enteriti, cloaciti, accovacciamento per troppo tempo, calcolo cloacale.
6 Coda tenuta inclinata Malattie respiratorie, calcoli cloacali
7 Lesioni allo sterno Trauma, accovacciamento per troppo tempo, cause genetiche
8 Uropigio secco, non lucido Disfunzione dell’uropigio
9 Uropigio gonfio Compressione, infezione, neoplasia

 

Penne

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Mancanti Muta, trauma (presente o nel passato), deficienze alimentari, disturbi metabolici, fattori non specifici.
2 Rotte Trauma, disturbi metabolici, deficienze alimentari.
3 Consumate, usurate Ectoparassiti, disturbi metabolici, deficienze alimentari, errori di gestione e maneggiamento del rapace.

 

 

Segni Generali

N

SEGNI CLINICI O LESIONI

POSSIBILE DIAGNOSI

1 Perdita cronica di peso Tuberculosi, aspergillosi, vari tipi di parassitismi, neoplasia, epatopatia.
2 Dispnèa (difficoltà respiratorie) Corpi estranei nel tratto alimentare o respiratorio superiore, singamia, riniti, pneumonia, sacculiti, aspergillosi, tricomoniasi.
3 Iperpnea (respiro abnormalmente rapido) Colpo di calore, setticemia, pneumonia, saccluliti, anemia, tossine inalate.
4 Sete eccessiva (il rapace beve troppo) Tuberculosi, patologie renali, altre infezioni, disidratazione, pre-deposizione delle uova.
5 Anoressia Sovrappeso, varie patologie infettive, cibo non appetibile, dolore o traumi alla bocca o al tratto gastro-intestinale.
6 Disfagìa (difficoltà ad ingoiare) Non è stata emessa la borra, corpi estranei, qualsiasi altra patologia o trauma che colpisce la cavità boccale o causa dispnea. Cibo non gradito.
7 “Flicking of food” Stomatiti, cibo non appetibile. Comunemente provocato da infezione al gozzo.
8 Rigurgito e/o vomito del cibo Capillariasi esofageale o altre lesioni al gozzo, gastriti, saccluliti. Si può anche verificare quando il rapace è molto stressato, o durante il trasporto. Provocato anche dalla somministrazione di certi medicinali nel cibo.
9 Borre molto umide e dal cattivo odore Come per il rigurgito o vomito. 
10 Difficoltà a rigurgitare la borra o borre rigurgitate con molto ritardo Può essere sintomo di molte patologie. Associato anche con una alimentazione eccessiva, con cibo troppo asciutto o con avvelenamento da piombo.
11 Diarrea Infezioni batteriche, da funghi o parassitarie dell’intestino, cloaciti, dieta priva di materiale per la formazione della borra, sacculiti, cibo non adatto, fattori non specifici (per esempio, freddo eccessivo).
12 Escrementi non ben formati Enteriti (batteriche o parassitarie), cloaciti, deposizione delle uova.
13 Escrementi eccessivi o molto voluminosi Malassorbimento, fermentazione intestinale, “stress”. 
14 Escrementi secchi e troppo piccoli Disidratazione o ostruzione 
15 Escrementi di colore verde Rapace troppo magro, troppo poco cibo, epatiti o problemi circolatori. 
16 Escrementi color sabbia Malassorbimento 
17 Escrementi color giallo Patologie renali, patologie epatiche (soprattutto tossicologiche, per esempio avvelenamento da piombo), precedente somministrazione di medicinali (per es: vitamina b, nitrotiazolo ecc).
18 Escrementi contenenti cibo non digerito Malassorbimento, stress, problemi al transito intestinale
19 Dissenteria  (con sangue intero) Trauma, calcoli cloacali, cloaciti, costipazione ( calculus, cloacitis, constipation, parassiti, infezione da Adenovirus.
20 Dissenteria (con sangue parzialmente digerito) Coccidiosi, capillariasi, altre cause di emorragia nel tratto superiore.
21 Eccesso della porzione urinaria negli escrementi Patologie renali, polidpsia (molta sete). 
22 Sacco del turolo non assorbito (nei pulcini) Errori nella gestione della temperatura e umidità di incubazione. 
23 Sintomi nervosi Avvelenamento (soprattutto da insetticidi o da piombo), deficienza di vitamina B1, ipocalcemia, ipoglicemia, trauma, malattia di Newcastle, iperglicemia, clamidosi (clamidofilosi).
24 Tremori Temperamento nervoso; varie patologie nervose 
25 Postura incurvata E’ un segnale generico di patologia; cifosi spinale 
26 Scarse performance di volo (il rapace ha difficoltà a volare) Rapace troppo magro, deficienza di calcio, epatopatia, ipocalcemia, o un seria patologia o mancanza di esercizio.

 

 

Diario del mio Astore esperienza di allevamento 2013

astore

 

 

23-06-2013 Arrivo  a casa

Daniele Arcioni e Federico LavancheQuesta è la storia di Gemma, è così che ho chiamato la mia nuova giovane femmina di astore. Oggi è il 23-06-2013 e ha 31 giorni di vita. Non è un falco nato in libertà ma proviene da uno dei primi allevamenti italiani di rapaci. Come da norme di legge ha infatti un anello inamovibile al tarso e un documento che attesta la nascita in cattività (CITES).  Ho chiesto all’allevatore di lasciare la piccola insieme alla madre fino ai 30 giorni, dopo di chè avrei provveduto io stesso all’imprinting sull’uomo abituandola alla routine della vita insieme a lui. L’avventura inizia nel momento in cui separiamo la piccola dalla madre e la riponiamo in un contenitore di quelli usati per le lettiere dei gatti riempita di rametti di abete. Dovendo affrontare un lungo viaggio di 5 ore in macchina, abbiamo deciso di sistemare il contenitore sul sedile posteriore dell’auto tra le mie figlie. Devo dire che fin da subito la piccola si è dimostrata un po’ tesa ma non troppo. Osservava soprattutto il movimento delle mani delle mie figlie impegnate Federico Lavanche e famigliacon il lettore mp3, psp, patatine fritte, ecc.ecc. All’auto grill, guardava con interesse  l’enorme afflusso di gente che andava e veniva, protetta dai vetri oscurati della macchina. Arrivati a casa, l’abbiamo subito riposta nel suo nuovo nido ricavato dal tavolino tondo del salotto proprio vicino alla tv, nella stanza che in assoluto, da noi più vissuta. Al centro del tavolo abbiamo riposto un grosso sottovaso con intorno frasche di lauro con al centro rametti di pino, rosmarino e salvia, giusto per mantenere un buon odore in casa. Presenti sul tavolo anche il guanto da falconeria, un cappuccio, un logoro e la metà di una quaglia da sgranocchiare. Abbiamo dovuto mettere dei nylon lungo le pareti della sala e delle vecchie tovaglie sui divani perché non so lo sapete… gli astori defecano ad una distanza ragguardevole….

Ha apprezzato molto il nostro lavoro e si è sentita subito a suo agio. Ha iniziato a guardare fuori verso il giardino dando una sbirciatina all’altro falco legato alla sua sistemazione a casa nido astorepertica, al cane che faceva capolino, ai 2 mici curiosi che ben conoscono i rapaci. Dopo un paio d’ore si è rilassata a tal punto da lisciarsi la piume e da mettersi con la zampa in piuma. La quaglietta per ora non l’ha toccata, vedremo più tardi. Non le sfugge nulla, ogni nostro movimento, ogni volta che parliamo, qualche scena in tv, si dimostra davvero curiosa! Passa con noi tutta la serata sul suo nido sul tavolo dopodichè avvicino il contenitore che ci è servito per il viaggio e molto delicatamente la spingo verso di esso, lei acconsente e ci si trova praticamente dentro. Sempre molto lentamente, la porto nella doccia , la deposito lentamente sul fondo con tutta la cassettina, chiudo la porta della doccia e la lascio li al sicuro per tutta la notte.

24-06-2013 ambientamento

sistemazione notturna giovane astoreMi dirigo in bagno e la trovo dove l’ho lasciata, all’interno della doccia, nel suo contenitore. Prendo una metà quaglia scongelata e vado a riporla nel nido sul tavolo del soggiorno. Mi reco in bagno, tiro su il contenitore con il falco dentro e molto lentamente, porto il falco in soggiorno, con una leggera pressione sulla spalla del rapace, la invito a saltare sul tavolo-nido e così fa. Dopo pochissimo, attacca la metà quaglia a disposizione e la divora praticamente tutta. Passa tutta la mattinata sul tavolo a vedere la televisione con le mie figlie. Al nostro rientro per pranzo, la troviamo tranquilla sul nido. Nel pomeriggio la prendo di nuovo e la invito a salire sul pugno guantato per la prima volta semplicemente poggiandoglielo dietro la coda fino a quando, arretrando, è praticamente costretta a salirci su..E’ un po’ impacciata, a malapena sta in piedi e sembra aver difficoltà ad usare le “mani” per stare dritta sul pugno. Molto lentamente la porto sul contenitore posto sul tavolo in giardino. Si gode un po’ di aria fresca, guarda con curiosità tutto ciò che ha intorno a sé, cani compresi. Colgo l’occasione per metterle i braccialetti dei geti e un campanello che mi sarà utile in seguito. Dopo un’oretta, apro a metà la sua prima quaglietta piumata e la dispongo sul nido in soggiorno, così lei non mi vede! Mi astoreavvicino, la invito a salire sul pugno semplicemente ponendolo sotto la coda e lei con un passo indietro ci è salita sopra. Delicatamente, la riporto al nido e, dopo poco, assaggia la quaglia. In un momento di tranquillità le metto anche i braccialetti alle zampe e un campanello, giusto perché si abitui fin da subito. Alla sera, durante la cena, vedo con piacere che mangia il resto della quaglia con più appetito e disinvoltura della volta precedente, ingoiando ossa e piume. Termina la serata saltando giù dal tavolino per poi risalirci su dopo qualche istante. Si è lisciata le piume e sta con la zampa in piuma. Ha il gozzo, è rilassata, ottima esperienza positiva, sta andando tutto per il meglio. La nottata la passerà in doccia come la scorsa notte.

25-06-2013

Federico Lavanche con giovane femmina di astoreOggi la giornata è trascorsa in tranquillità sul suo nido in soggiorno. Ha mangiato metà quaglia alla mattina e altra metà alla sera. Tutto il giorno è stata a sonnecchiare, a passarsi il becco tra le piume, a stiracchiarsi, a vedere la televisione in compagnia della famiglia fino a sera. Ho provato a tirarla su sul pugno appoggiandolo sotto la coda. Una volta sul pugno, molto delicatamente, l’ho sollevata su e accarezzata brevemente. Si regge sul pugno a malapena, non è in grado di girarsi ne di trattenersi bene con le zampe  e ho paura che cada. Non sa ancora usare le ali che non sono neanche sviluppate quindi la ripongo delicatamente al nido. Passa la notte in doccia come sempre.

26-06-2013

Gemma mentre magiaVado a prenderla in doccia, è completamente sdraiata sul petto all’interno del suo contenitore nido. Sollevo su contenitore e falco e molto lentamente, come sempre mi dirigo in soggiorno dove ho riposto precedentemente metà quaglia legata al logoro nel nido. Appena è a portata, con una mano, la invito a saltare sul nido del soggiorno, e così fa. Dopo poco inizia a mangiare la quaglia.
E’ in questi momenti che amo soffermarmi vicino a Gemma, voglio che associ la mia presenza ad una esperienza positiva come il nutrimento.

astore

Passa tutta la mattinata sul suo nido. A pranzo la trovo sui resti piumati della quaglia e decido di integrare la sua dieta con un pulcino intero che ripongo alle sue spalle mentre è indaffarata a vedere altro. Poco dopo lo divora con ingordigia in mia presenza, altra esperienza positiva. Ha sempre un bel gozzo visibile. Circa ¾ d’ora dopo, cerca ancora cibo… Le do un altro pulcino, sempre senza farmi vedere che lo metto nel suo nido. Quando torno, alla sera per cena, le metto la sua prima quaglia intera che divora quasi tutta! La “ragazza” cresce e con essa l’appetito! Buon segno!  Non ama stare sola, quando lo è scende dal nido per esplorare casa a piedi…. L’ho trovata grazie al campanello… Ho provato a prenderla su con il guanto ma scende immediatamente. Sono costretto a prenderla di forza e a riporla in soggiorno con non pochi schiamazzi da parte del pennuto. Vedremo più in la…. Novità del giorno, inizia dopo il pasto a pulirsi il becco e ad artigliare con rapidità e violenza qualche parte del nido… Sta imparando a controllare le sue armi micidiali!

29-06-2013 Introduzione al logoro

astoreOggi è sabato è una bellissima giornata di sole e ho tutto il giorno per studiare il comportamento del giovane astore. Come sempre la vado a prendere dalla doccia e la porto nel nido in soggiorno dove la aspetta una quaglia sul logoro. Senza indugi, appena mi avvicino al nido, con un voletto di 50 cm, si lancia sul nido e subito dopo sul logoro dove la faccio mangiare a sazietà. Non appena ha finito di mangiare, mi riavvicino con la cassetta nido (quella che utilizzo per la notte) e la spingo delicatamente a salirci su per portarla sul tavolo in esterno. E’ bello vedere che osserva tutto, cani, gatti, farfalle, erick sull’altra pertica, il via vai delle mie bambine ecc. Dopo poco, con un bel voletto di un metro e mezzo, passa dal tavolo allo schienale della sedia e poi sulla panca li vicino. Con fare deciso, zompetta su un vaso e li passa tutta la mattinata a godersi il sole del mattino, passarsi le penne tra il becco, a mordicchiarsi i geti… Noi ne approfittiamo per dare una pulita al soggiorno perchè ne astoreha davvero bisogno… Mi rendo conto che è difficile fare questa esperienza se non hai accanto una donna intelligente come la mia che comprende la grande passione che mi anima! Le bambine mi stanno dando un grande aiuto in questo momento di socializzazione, giocano, cantano, saltano, vanno in bicicletta, allungano la manina sul petto del falco e tutto questo serve a crescere un animale senza paura. Nel pomeriggio ho tagliato l’erba in giardino passando a pochi metri da Gemma, insensibile al rumore della tosaerba, altro ottimo esercizio! Senza farmi vedere, le metto un pulcino poco distante dal suo posatoio, in un vaso. Quello spuntino le servirà per tutto il pomeriggio fino a sera. Il nido in soggiorno è in pessimo stato, i rami di pino iniziano a perdere gli aghi, è presente qualche residuo di carne ed è pieno di quelle particelle leggerissime che racchiudono le penne dei giovani falchi che sembra forfora.. Visto che il falco è fuori, glielo rifaccio completamente, lo pullo astoreapprezzerà! All’imbrunire mi riavvicino con la cassetta nido e mi avvicino al nido fresco e profumato del soggiorno con al centro una bella metà quaglia sul logoro. Emetto un fischio che mi servirà successivamente quando la chiamerò al logoro. Mentre mangia accendo la televisione e passerà con noi tutta la serata. E’ come i bambini, quando sta all’aria aperta, si stanca! Dopo il pasto si è accovacciata sul petto come una chioccia in cova e ha iniziato a sbadigliare innumerevoli volte per poi crollare letteralmente di sonno lasciando cadere, a poco a poco la testa giù, chiudendo gli occhi… Spettacolare! Come sempre ed esattamente con le stesse modalità la porto in doccia per la notte. A domani!

30-06-2013 Introduzione alla pertica tonda

astore logoroAnche oggi c’è una magnifica giornata di sole ed è domenica! La prendo dal bagno e questa volta mi dirigo in giardino, l’erba è bassa e la ripongo  a terra con tutto il contenitore della notte. Questa volta la quaglia dovrà andarsela a prendere sul prato! Quaglia sul logoro, fischio nel solito modo, faccio roteare verticalmente il logoro e glielo getto ad un metro e mezzo davanti a lei. E’ rilassatissima, è baciata dal primo sole mattutino ma ad un certo punto, fa un bel salto dritto vicino al logoro per artigliarlo con potenza.

astore in giardino

 

Mangia metà quaglia e poi salta sul suo vaso preferito dove rimane tutta la mattina in piena tranquillità. Verso l’ora di pranzo, incarno il logoro con il resto della quaglia della mattina, soliti due giri, fischio e glielo getto sulla panchina ad un metro da lei. Un paio di minuti dopo la trovo sul logoro a mangiare. Mi avvicino, le cammino li vicino e si dimostra sempre tollerante. Quando ha finito di mangiare salta sul suo posatoio e li rimane a vigilare tutto. Levo il logoro e ripongo il resto della quaglia per la sera. Tragedia sfiorata… Stavo scrivendo il diario quando…dal rumore dei campanelli capisco che è scesa a terra. La vedo, è sul limite del prato. Tempo di capire cosa vuole fare.. e via, scappa a piedi proprio verso il mio maschio di harris legato di fronte a lei al fondo del giardino! Tempo di buttare il pc sul divano e scappar fuori che Erick è a 10 cm da Gemma!!!! Erick è sceso giù dal suo posatoio ed è arrivato alla massima

astore

estensione della lunga! Riesco al volo a spingere letteralmente l’astore dalla parte
opposta dell’ harris salvandola dai suoi artigli! Mi è andata bene! La cosa non deve ricapitare mai più! Decido di sollevarla sul pugno e di portarla in casa. Rimango con lei una decina di minuti con Gemma sul pugno e noto con piacere che non tenta di saltar giù, meno male! Allestisco 3mq di erba sintetica sul pavimento del patio, fronte al giardino, in ombra e proprio sul passaggio della cucina. Al centro appoggio una pertica tonda con una pesantissima base in ghisa e la lego nel classico modo tramite geti, girella lunga alla pertica.

Questo, da ora in poi sarà la sua nuova struttura. E’  normale arrivare a questo stadio quando il falco diventa ingestibile, tende a cercare posatoi sempre più in alto, arriva ad un età in cui, in natura, lascia il nido per posarsi sui rami vicini.

Federico Lavanche

Per questo motivo conviene legare il falco ed avvicinarsi alle fasi successive di introduzione alla caccia. Si è abitata ad essere legata anche se di tanto in tanto becca il bottone dei geti. Sa esattamente dove può arrivare ma non ha ancora capito come saltare sulla pertica. Il nido in soggiorno non serve più anche perchè se la lasciassi di nuovo libera, tenterebbe di salire sui divani o peggio di girovagare per casa sbattendo rovinosamente. Al posto del nido, sempre sul tavolino basso in soggiorno, ho messo una vecchia tovaglia cerata, un quadrato di erba sintetica con al centro la pesante pertica. Da ora in poi, dovrà conviverci, ci si pulirà il becco a fine pasto, la farà sentire lontano dal pericolo. Verso sera, la prendo sul pugno appoggiandoglielo sotto la coda.
Il falco farà un passetto in dietro e si troverà sul pugno. Mi dirigo verso il giardino ma dopo pochi passi tenta di scendere, con molta calma, mentre è a penzoloni, la prendo con la mano destra dal petto e delicatamente la riporto sul pugno, lei sentendo il pugno lo stringe e si ritroverà nuovamente su di esso. Bene, rimane in equilibrio e sempre molto lentamente, cammino fino ad una sedia da giardino, una di quelle che ha i poggia braccia. Mi siedo e appoggio il pugno con il falco sul poggia braccio in modo da limitare i movimenti del guanto. Il falco è un po’ teso ma non si dibatte. Dopo qualche minuto, vedendolo tranquillo, mi alzo molto lentamente e faccio un breve giro con il falco sempre sul pugno verso l’ombra. Mi risiedo e noto subito che Gemma è più Gemma, femmina di astoretranquilla. Rimango sul posto una decina di minuti per poi tornare seduto dove ero prima. Questa volta ci rimango una quindicina di minuti, Gemma mette la zampa in piuma, segno che inizia ad amare il suo nuovo posatoio mobile! Altri minuti e mi riavvicino alla sua pertica, sempre da dietro le appoggio la pertica dietro la coda alla base dei tarsi e lei torna sulla pertica. Ottima esperienza!

04-07-2013

Come sempre predispongo una quaglia sul logoro, vado in bagno a prendere Gemma, trovo la cura del giorno prima e la porto con tanto di pertica fuori, sotto il patio sull’erba sintetica. Ho trovato una zona riparata dal sole ma nel bel mezzo della piena attività della famiglia. Quando la vedo tranquilla, mi metto davanti a lei, 2 giri di logoro roteandolo in verticale, fischio e faccio cadere il logoro per terra, sul tappetino a portata di falco. Non importa quanto tempo ci mette per salirci su visto che è una palla di grasso, alla fine ci salta su e la divora quasi tutta. Quando ha finito faccio sparire logoro e avanzi che le ripropongo alla sera. Noi nel frattempo, facciamo colazione e a lei non sfugge nulla. Passa tutta la mattina sulla pertica passandosi ogni piuma, una per una con una cura impressionante. Visto il caldo incessante, rifiuta il pulcino all’ora di pranzo, non importa, giovane astoremangerà alla sera. Quando rientriamo dal lavoro, mi ricordo di avere un coniglio per la traina, un simulacro di coniglio con tanto di codino bianco. Lo incarno e glielo getto sul lato della pertica. Sorprendentemente, qualche secondo dopo, ci salta su con decisione, iniziano a mangiare la carne che avevo posto su. Mi era capitato con  altri falchi che vedendo un “animale” nuovo, non si posassero sopra ma che ci si posassero vicino cercando di becchettarlo timidamente da lontano.. Mi sembra davvero un bell’approccio! Quando finisce di mangiare, torna sulla pertica e faccio sparire tutto, come al solito. Ceniamo e, delicatamente come sempre, mi metto il guanto, mi avvicino, glielo pongo dietro le zampe, sotto la coda e lei, con un passetto all’indietro ci sale su. La piccola apprende, è tranquilla e io sono contento di tutto ciò! Molto delicatamente, la porto in soggiorno davanti alla televisione e mi siedo sul divano appoggiando la parte bassa federico lavanche e gemmadel guanto sul poggiabraccio in modo che lei abbia una tenuta sul guanto senza incertezze. Si rilassa molto, a volte socchiude gli occhi, io di tanto in tanto, la accarezzo con la mano destra partendo dalle zampe, via via sempre più su fino alla testa. Ogni sera è sempre più a suo agio, ogni sera più rilassata. Quando sia lei che io siamo stanchi, prendo la pertica e la riposiziono nella doccia mentre lei è sul pugno, la poso su, la assicuro con il moschettone e.. buona notte! Sono animali metodici, abitudinari, non amano gli imprevisti e io, per ora non glieli presento. Sta reagendo bene alla socializzazione, è serena, tranquilla, equilibrata, tra pochi giorni faremo il primo giro in auto, le servirà anche questa esperienza…

13-07-2013 introduzione del bagnetto, della pertica alta e del cappuccio

astore in giardinoI giorni stanno passando in attesa che Gemma, rinominata in Ira.. completi lo sviluppo delle penne. Le primarie sono quasi completamente sviluppate tanto quanto la coda. Ha passato questi giorni mangiando a sazietà. Da pochi giorni, la mattina, la metto in giardino anzichè sotto il portico, predisponendo un grande sottovaso pieno di acqua che fungerà da bagnetto. Altra novità è che ho
introdotto la “cortesia” cioè una

condizionamento astore

zampa di quaglia che le avvicino quando la prendo dalla doccia al mattino. in pratica, la faccio salire sul pugno nel solito modo, poi con la mano destra porto al pugno guantato la zampetta di quaglia che rosicchierà nel breve tragitto bagno-giardino. Arrivato in giardino, la poso sulla pertica, prendo il logoro che già avevo guarnito con il resto della quaglia, 2 giri, fischio e glielo getto dove può arrivare. Lei ci salta su, divora la quaglia e poi va a bere o a fare il bagno. E’ molto rilassata all’aria aperta e non ha paura di nulla. Ho introdotto la cortesia per avvicinarmela un po’, amo i rapaci assolutamente domestici e in un paio di occasioni si era dimostrata troppo selvatica per i miei gusti. Se mi avvicino ad un astore sulla pertica e ha la zampa in piuma, non mi piace che al mio avvicinarmi posa la zampa e si stringe tra le spalle. Sono segnali di paura che non amo. Da quando ho introdotto le beccate al pugno, è meno permalosa.

Altra novità è la pertica alta modello Pirrotta.

astore su pertica Pirrotta

L’ho autocostruita ed è fantastica. L’astore si trova più in alto, si sente al sicuro ed è perfettamente a suo agio. L’ho posizionata sul passaggio della cucina e praticamente, ogni volta che usciamo in giardino, passando, la sfioriamo. Ora, anche se passiamo e ha la zampa in piuma, non la posa più, ma gira la testa, curiosa con le penne ben rilassate. Questa pertica è fantastica perchè il falco non si sentirà mai in pericolo e sarà più semplice per il falconiere prenderlo sul pugno.Alla sera dopo il pasto, le metto il cappuccio e glielo lascio via via di più. Piano piano ci si sta abituando. Domani andrò a comprare i primi conigli, è ora di iniziare a cacciare!

Il Diario del mio Astore seconda parte….

Copyright immagini e testi di proprietà di Federico Lavanche – www.falconeria.org- vietato l’uso di immagini e testi senza autorizzazione scritta dell’autore.

Ritrovate le due aquile del Bonelli sottratte dal loro nido nell’agrigentino

aquile bonelli

 

(AGENPARL) – Roma, 13 giu – Due pulcini (pullus) di Aquila del Bonelli (Aquila fasciata) sottratti dal loro nido nell’agrigentino lo scorso 8 maggio sono stati ritrovati dopo un mese dalla Sezione Investigativa CITES del Corpo forestale dello Stato in un rudere delle campagne di Alessandria. Individuato il presunto responsabile dell’illecito, denunciato all’Autorità Giudiziaria per violazioni alla normativa Cites e a quella sulla caccia e per maltrattamento animali. Durante la perquisizione, nell’immobile è stato scoperto anche un laboratorio clandestino per la riproduzione di anelli di marcaggio, certificati Cites olandesi falsi, corde e chiodi d’arrampicata e strumenti per il bracconaggio, oltre a numerosi animali morti conservati in congelatore.

Coordinati dalla dott.ssa Brunella Sardoni, Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Agrigento, gli accertamenti condotti dalla Forestale hanno portato al rinvenimento e al sequestro oltre che dei due esemplari di Aquila del Bonelli anche di sei falchi pellegrini catturati illegalmente. Dalle indagini sarebbe emerso che tutti gli animali ritrovati sarebbero poi stati immessi nel mercato clandestino, dove un esemplare di Aquila del Bonelli accompagnato da documenti falsi o riciclati può valere fino a 15 mila euro.

La cattura dei due pulcini, ancora non abili al volo, avrebbe comportato un danno gravissimo alla conservazione di questa varietà di rapace, tutelata dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione. Soltanto una ventina di coppie sopravvivono nell’habitat selvatico del nostro Paese. Tutte nidificano in Sicilia, dove sono costantemente minacciate.

Nel condurre le indagini, che rientrano nelle operazioni svolte in Sicilia dalla Forestale e che, coordinate da diverse Procure, sono finalizzate a reprimere il bracconaggio e la depredazione dei siti di nidificazione, gli agenti si sono avvalsi di fonti confidenziali e del supporto informatico e specialistico dei volontari della Lipu e del personale del Coordinamento rapaci della Sicilia.

Dal 2010 ad oggi sono stati sequestrati oltre 60 rapaci protetti, tra cui Aquile del Bonelli, Gipeti, Capovaccai, Falchi lanari e pellegrini. Gli animali verranno o liberati, alcuni con la tecnica dell’hacking cioè rimettendoli vicino al nido di provenienza, o introdotti in un progetto di conservazione della specie, come è avvenuto per Turi, un maschio di aquila liberato lo scorso dicembre nel palermitano, o come avverrà per uno dei due esemplari rubati nell’agrigentino lo scorso maggio che gli esperti del Centro Recupero Fauna Selvatica della Lipu “Bosco di Ficuzza”, nel palermitano, insieme agli specialisti della Riserva Regionale del Lago di Vico, nel Lazio, hanno recentemente curato e preparato al ritorno in natura.

Sullo speciale Arca di Noè del Tg 5 di Domenica 21 Luglio è andato in onda un servizio sul ritrovamento dei pulli di Bonelli. Il video (a partire dal minuto 2.42) mostra il ritrovamento e il sequestro presso il casolare di Alessandria.

 http://www.video.mediaset.it/video/l_arca_di_noe/full/400511/puntata-del-21-luglio.html

A caccia col falco a Beirut, Libano

Foto 2 - Prima cattura

Ad una signora non si chiede mai l’eta’, ma il mio primo approccio con i rapaci avvenne dopo aver superato un paio di “anta”. Ma fin qui nulla di strano, mi sono sempre piaciuti gli animali. Pur vivendo in citta’ mi portavo a casa di tutto, topolini, passerotti, trovatelli.
Negli ultimi anni, non potendo piu’ possedere un cane a causa dei miei continui spostamenti, rimasi con dei pappagalli, piu’ o meno anche loro di recupero, un paio portati da Kabul, altri due presi qui a Beirut, dove vivo da 5 anni. E proprio qui, andando al negozio per comprare mangime incontrai il primo rapace, un gheppio europeo chiuso in una gabbia piccolissima con i posatoi di plastica zigrinata per canarini, cibo puzzolente, acqua sporca, luce scarsa di uno scantinato. Era l’inverno del 2008.
Cominciai ad informarmi superficialmente ed infine lo rilevai per pochi dollari. Ettore, un nome adatto per lo sguardo fiero di un rapace. Ovviamente riusci’ a scappare nel giro di pochi giorni, ma lo avrei rilasciato comunque, dato che qui sono tutti di cattura. Infatti lo feci in seguito con uno sparviero, un falco cuculo, lodolaio, altri gheppi, un pecchiaiolo. Poco tempo dopo arrivo’ Achille, un altro gheppio che curai per oltre 6 mesi a causa del bumblefoot ad entrambe le mani, causato probabilmente dai posatoi zigrinati del negozio. Pensavo che sarebbe sempre rimasto con me, perche’ era guarito dal bumblefoot, ma aveva anche perso l’uso di alcune dita, pur riuscendo ugualmente a predare topolini. Furono invece i falconieri a convincermi a provare con l’ammansimento ed era gia’ in filagna quando, nella primavera del 2010, riusci’ anche lui a scappare da un oblo’ semichiuso di uno stanzino adiacente la falconiera.
Foto 1 - Rufus primo volo liberoNel frattempo mi ero documentata, avevo letto libri, mi ero iscritta in Forums di Falconeria per leggere, imparare, domandare, scoprire. Avevo imparato quali accorgimenti dovevo prendere prima di rilasciare un falco, quali stratagemma attuare per evitare di incentivare il mercato dei rapaci, fortunatamente molto povero. E avevo letto molto sulla Falconeria, estasiandomi ai racconti di voli e di caccia. La passione per la Falconeria stava nascendo, specie dopo l’esperienza con il gheppio.
Alla terza poiana, dopo due comuni, una stupenda codabianca giovane e di cattura arrivata nel giugno 2011, decisi di provare! Cominciai ad ammansirla. La chiamai Rufus, dal suo nome scientifico buteo rufinus.
Qui in Libano non ci sono falconieri, non esiste la Falconeria, ma tanti cacciatori che sparano a tutto cio’ che si muove. Dovevo fare tutto da sola ed aiutarmi in Internet con gli amici falconieri, alcuni dei quali mi stettero virtualmente accanto nelle difficolta’ iniziali.
Ho la fortuna di avere una foresta di proprieta’ privata vicino a casa. Si paga l’ingresso e c’e’ un bel percorso di circa 2 km tra alberi e rocce, non sono ammessi cacciatori e il posto e’ ideale per i voli durante la settimana. Acquisto subito l’abbonamento annuale e la mia vita comincia a cambiare, radicalmente.
Subito dopo il lavoro di corsa a casa, cambiarsi, pesare il falco e via nel bosco. Niente piu’ visite ad amiche, niente piu’ shopping, PC e TV solo la sera. Che emozione il primo salto al pugno!!! Dopo il lavoro indoor, si esce in filagna. Risponde bene, che euforia, risponde male, torni a casa mogio mogio e ti domandi che cosa hai sbagliato. Ma imparo che bisogna aver pazienza, costanza, si deve conoscere l’animale e riconoscere il suo linguaggio, lui deve conoscermi ed avere fiducia in me. Dobbiamo essere in simbiosi.
In agosto parto per due settimane e lascio Rufus a chi me lo aveva venduto con la promessa di tenerlo al blocco in una stanza per lui. Purtroppo al mio ritorno lo trovo magrissimo e con tutte le penne rovinate. Era stato messo in gabbia!
Faccio costruire una voliera per casa mia e da allora i miei falchi non andranno piu’ in mano ad estranei e le mie vacanze non supereranno mai le due settimane.
Foto 3 - Passeggiata tra i cedriNonostante il danno alle penne, Rufus fortunatamente vola bene e continuiamo l’addestramento.
Il primo volo libero credo che sia sempre un traguardo ed un’emozione nello stesso tempo, che si rinnovano con lo stesso entusiasmo per ogni falco che metti in volo.
Ma la prima volta che si libera un falco la paura di perderlo e’ tanta, poi con l’esperienza gia’ al secondo falco la paura si trasforma in un esame del proprio lavoro e se sai di averlo fatto bene, sai anche che il falco ritorna da te.
Non ho la radio, non so se qui e’ permessa, per via delle frequenze, vola solo con i campanelli.
Rufus e’ tosto, fa’ quello che vuole lui, viene quando gli pare se non si sta piu’ che attenti con il peso, ma segue e l’ho sempre riportato a casa. Dopo un anno esatto, quasi al termine della muta, non armato e ben in carne, grazie ad una mia disattenzione mi vola via dalla falconiera. Non poteva scegliere periodo migliore e del resto era il suo destino, lo avrei comunque rilasciato. Falco autoctono, di cattura, facile reperibilita’ di prede, la sua sopravvivenza era quasi certa.
Era il giugno 2012 e leggevo a destra e manca delle cove e delle nascite. La mia idea era gia’ maturata mentre avevo Rufus, prendermi un falco da caccia con tutti i documenti in regola.
Ma quale? Inizialmente pensavo al pellegrino, che ti fa’ salire l’adrenalina quando picchia, all’astore, cacciatore instancabile, al sacro, falco versatile e di facile reperibilita’. Valutando il territorio, la disponibilita’ di tempo da dedicare alla caccia (solo il fine settimana) e le prede, la cerchia si restringeva notevolmente.
Quasi casualmente leggo l’annuncio di Silvio, un falconiere che seguivo da anni nel Forum e che mi entusiasmava con i suoi racconti di voli e di caccia con Vento, un harris maschio. Ha due femmine disponibili. Lo stesso giorno vengono prenotate entrambe, una sara’ la mia.
Amira (in arabo significa principessa) arriva ad agosto.
Ci metto quasi un mese a metterla in volo, con la gestione del peso bisogna veramente farci la mano!
Mi faccio fare una traina con una pelle di coniglio e comincio ad addestrarla. A novembre il primo coniglio, inseguimento e presa da manuale, per me un risultato incredibile! Poco dopo il secondo e poi cominciano i guai della territorialita’. Mi fa’ le passate sulle persone, devo interrompere i voli infrasettimanali e non trovo luoghi alternativi. Continuo a volarla, ma solo il fine settimana, troppo poco per la caccia ed infatti non prende piu’ niente!
Dopo un paio di mesi provo a riportarla nel bosco vicino a casa, dove aveva fatto territorio, con la speranza che si fosse calmata. In effetti e’ tranquilla, si comporta bene. Non la volo piu’ tutti i giorni, solo un paio di volte durante la settimana e poi caccia il fine settimana.
Pare che funzioni perche’ comincia di nuovo a predare e decido di non fermarla per la muta, visto che prende piu’ conigli ora che quest’inverno.
Ormai e’ una passione irreversibile. Ti svegli la mattina presto, guardi fuori e decidi.
Posso cacciare solo in un posto, una riserva di caccia con conigli selvatici ad un’ora di macchina da Beirut, ma in una zona a rischio. Mi hanno “sgridato” tante volte perche’ ci vado quasi sempre sola, mi tocca sostituire le targhe per mimetizzarmi con i locali, ma non rinuncerei mai alle uscite con il mio falco!
Quando sei sul campo si e’ come in trance, non parli se non a cenni, il caldo ti imperla di sudore la fronte e te lo fa’ gocciolare negli occhi, che bruciano. Ti detergi, ma non tanto per il bruciore, che quasi non senti, ma per vedere meglio. Le spine dei cardi ti sforacchiano i pantaloni, ti entrano nelle scarpe, le toglierai al ritorno. Poi il battitore urla “rabbit”, lancio Amira con un “jalla” e l’adrenalina ti sale! Non importa se preda o meno, e’ l’azione che si spera sia bella! Un bell’inseguimento da’ piu’ soddisfazione di una cattura facile. Se poi termina con la cattura e’ il massimo!
Ma anche quando vado in montagna a farla volare le emozioni non mancano. Ci vado quasi sempre sola, ho una vecchia jeep che mi porta ovunque, una pala fissata sul tettuccio per ogni evenienza. E’ gia’ successo un paio di volte di impantanarmi, per cui non vado piu’ troppo offroad se sono da sola, lascio la macchina sulla strada anche perche’ poi, arrampicandomi a piedi per sentieri dove non incontri anima viva, all’occorrenza potrebbero localizzare meglio il posto dove mi trovo.
Io e lei, nel silenzio della natura, con un panorama davanti ai tuoi occhi, un cielo azzurro, a volte la neve o un vento gelido che ti sferza la faccia, oppure il sole che ti brucia. Non sono romantica, e’ soltanto la realta’!
Una realta’ che si puo’ vivere ad ogni eta’!
Dove trovi una nonna che invece della foto del nipotino, nel portafoglio ha la foto della prima cattura del suo falco?

Margherita Sporeni, alias “volovia”

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Trattato sulla falconeria De Arte Venandi cum avibus

f De arte venandi cum avibus deluxe facsimile edition

Anna Laura Trombetti Budriesi, curatrice dell’edizione italiana: “L’estetica del volo prevale in assoluto”
FEDERICO__IIChi per primo ha addestrato un rapace per la caccia? Furono i cinesi o i mongoli? E quando? Quattro mila anni fa o ancora prima? A queste domande gli storici provano a dare una risposta. Ma le teorie sono sempre differenti.
La cosa più verosimile è che le tecniche di addestramento di falchi e aquile a fini venatori, siano state inventate indipendentemente in più luoghi
diversi in periodi differenti. La professoressa Anna Laura Trombetti Budriesi, ha curato l’edizione italiana del “De Arte venandi cum avibus, l’arte di cacciare con gli uccelli” scritto da Federico II di Svevia nella prima meta del XIII secolo. “Le tracce della falconeria spiega la professoressa Trombetti Budriesi risalgono a due millenni avanti Cristo. La falconeria si sviluppa in Asia e viene portata poi in Europa e nella penisola arabica. Inizialmente consisteva nell’utilizzo del rapace esclusivamente per la caccia”. Il testo, adottato nelle scuole di falconeria, è ancora oggi il manuale più completo su quest’arte. “Più di quanto Federico non scrisse chiarisce la curatrice dell’edizione italiana dell’opera non si può dire sull’addomesticamento dei falconi e sulle loro caratteristiche”. La falconeria affonda le radici nella preistoria e attraversa i continenti. Dall’Asia all’Africa, fino in Europa e in America. Fra le rovine della città di Khorsabad, in Mesopotamia, è stato trovato un basso rilievo raffigurante un falconiere. Risale al regno del Re Assiro Sargon, vissuto intorno al 750 avanti Cristo. “Il passaggio dall’uso del rapace a fini f De arte venandi cum avibus editio Manfredi Bibliotheca Vaticanavenatori alla simbologia di qualcosa che attiene all’alto, si ha con le popolazioni germaniche continua la professoressa le élite dei Germani erano contraddistinte da alcuni caratteri prevalenti: il portare sul pugno il falco e l’avere dei bei cani”.Ma è nel Medioevo che la falconeria ha la sua massima espressione .“Nei secoli bui il falco diventa il simbolo dell’essere un guerriero vincente in combattimento: viene perciò associato a una classe militare ricorda la curatrice del “De Arti” – nel famoso arazzo di Bayeux una parte dei Normanni che vanno a conquistare l’Inghilterra è raffigurata proprio con il falco sul pugno: in questo modo si voleva esaltare la nobiltà dei partecipanti alla guerra”. Fra l’appartenenza sociale e la pratica della falconeria c’è sempre stato un forte legame. “E’ un modo non economico di cacciare conferma Trombetti Budriesi – il rapace per natura caccia una o due volte al giorno, ha bisogno di un lungo addestramento e può perdersi molto facilmente. La falconeria non è in sé un modo di cacciare produttivo”. falconiere medioevaleIl “De arte venandi cum avibus”, è un trattato monumentale in sei libri, incompiuto. “Federico morì prima di portarlo a termine – spiega la professoressa – il trattato fu curato dopo la sua morte da due dei suoi figli: Manfredi e Enzo. Manfredi fece miniare una parte del trattato di cui oggi restano soltanto i primi due libri, conservati nel manoscritto Vaticano, sulla descrizione delle caratteristiche fisiologiche e comportamentali di rapaci e prede. Enzo, figlio illegittimo di Federico, fece tradurre il trattato di suo padre dal latino al francese. La sua opera, che si trova a Bologna, è il manuale che viene adottatooggi nelle scuole di falconeria”. “Federico II scrive il trattato durante un periodo di almeno trent’anni spiega Trombetti Budriesi durante il quale fa venire da ogni parte del mondo i migliori falconieri: dall’Oriente dove aveva conosciuto quest’arte durante le Crociate e dall’Europa. Con loro si esercitava nella pratica e ascoltava i loro consigli”. È un’arte complessa e lo stesso Federico II scriveva che “per il falconiere, ogni cosa deve nascere dall’amore che egli porterà alla sua arte”.
“I nobili, dice Federico, debbono prima studiare la teoria e poi cimentarsi nella pratica – ricorda la professoressa Trombetti Budriesi perché quest’arte non è un ars meccanica ma è un ars liberale, è una vera scienza e deve quindi essere in equilibrio tra teoria e pratica”.
falconiereMa la falconeria non è solo caccia: “A Federico la cosa che interessa di più non è cacciare spiega la professoressa ma è guardare i bei voli degli uccelli. L’estetica del volo prevale in modo assoluto”. Nel XV secolo la falconeria guadagnò importanza in tutta Europa e diventò una delle materie di studio per la formazione dei regnanti e della nobiltà. I falchi stessi erano un segno di distinzione e, a seconda della specie, venivano riservati a persone di rango adeguato. “L’azione di caccia con il rapace spiega la curatrice del “De Arti venadi cum avibus” si svolge in pochi secondi: si lancia il falco, poi si fa alzare la preda e il falco scende e uccide la preda. Un azione che è frutto di una preparazioni di mesi. La brevità dell’azione venatoria somiglia molto all’attività con cui un sovrano a capo di un impero deve fare quando assume delle decisioni. Per questo il lavorare con il falco è per Federico lo specchio della sua azione politica. Si va a caccia con il falcone per mettere alla prova la propria capacità intellettuale di governare attraverso la forza, la persuasione, la capacità di conoscenza”. Ogni rapace nella visione di Federico II era il simbolo di una classe sociale. “L’imperatore è simboleggiato dall’aquila e il falco è il nobile spiega Trombetti Budriesi il grande guerriero del medioevo, il nobile, ha le stesse caratteristiche del falco: l’essere veloce, rapido, indomito, difficile da prendere. Per questo la falconeria è lo specchio della nobiltà: il falco addomesticato è come il nobile addomesticato”. Nell’Inghilterra del 1400, per possedere un girfalco bisognava essere re, per avere un pellegrino almeno conte, per un falco sacro cavaliere e per un falco lanario signore. Donne, giovani, preti e servi non potevano andare, rispettivamente, oltre lo smeriglio, il lodolaio, lo sparviero e il gheppio. Ma se i moderni falconieri dovessero seguire alla lettera gli insegnamenti
di questo stratega del medioevo allora quest’arte potrebbe essere praticata soltanto da chi ha sangue blu. “Il fascino di quest’arte oggi conclude la professoressa sta nel legame che si instaura con i rapaci, la dedizione totale, il grosso impegno. Le persone sono affascinate dalla vittoria che hanno sull’animale che riescono a domare: è una grande vittoria della mente, una sfida intellettuale che già Federico aveva compreso”.

falconi

Legge Regione Piemonte Regolamento detenzione esotici

regione-piemonteCon l’approvazione (28 novembre 2012) del Regolamento attuativo della L.R. n. 6/2010 (“Norme per la detenzione, l’allevamento, il commercio di animali esotici e istituzione del Garante per i diritti degli animali”), si completa il percorso dell’Assemblea Regionale Piemonte.

Si possono trarre alcune conclusioni, ma i testi ed il comportamento dell’Assemblea meritano approfondimenti e adeguate reazioni, che ci riserviamo nell’immediato futuro.

Possiamo senza alcun dubbio attribuire alla Regione Piemonte due Premi Oscar:

-al Top della confusione giuridica;

-al Top dell’arroganza.

Possiamo anche attribuire alla medesima il Premio Spending Review:

– al comportamento che meglio interpreta l’urgenza di mettere sotto controllo le spese ed il rigore nella scelta degli indirizzi di spesa prioritaria, in questi tempi in cui la popolazione umana del Paese Italia che sfiora il livello di povertà ha raggiunto il 30%.

Possiamo infine attribuire- in questo Natale ricco di incertezze e povero di valori- il Premio Notte di Natale o della Bontà, con la seguente motivazione:

-“la Regione Piemonte si preoccupa da almeno 26 anni del benessere degli animali “esotici”, con grande passione,risorse ed impegno, tanto da non avere trovato il tempo per occuparsi anche del benessere dell’altra metà del cielo, e cioè degli animali che “esotici” non sono. Nonostante la delega ricevuta dallo Stato nel febbraio 2003….”

 

1- Confusione giuridica.

Chi sono gli “animali esotici”? Denominazione che non ha seri riscontri scientifici né giuridici, al di fuori della Regione Piemonte.

Il primo tentativo di definizione (se non si definisce l’oggetto, una legge diventa una fonte inesauribile di guai….) è contenuto nella L.R. Piemonte n. 43/1986 : “Ai fini della presente legge si intendono per animali esotici le specie di mammiferi,uccelli e rettili facenti parte della fauna selvatica esotica, viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nei territori dei Paesi d’origine e dei quali non esistono popolazioni sul territorio nazionale”. Forse possiamo interpretare questa tautologia in questo modo: si tratta di animali di specie alloctone ( cioè non originarie del territorio italiano), originarie di Paesi lontani ( e…misteriosi, cioè esotici: riemerge Emilio Salgari…) e selvatiche.

Il nuovo tentativo di definizione (L.R. n. 6/2010) porta ad analogo risultato. Il termine “selvatico” complica ulteriormente l’interpretazione: si potrebbe pensare che “esotici” siano solo gli esemplari anche selvatici: ma sappiamo che non si possono detenere esemplari selvatici (legge nazionale).

Con questa definizione, le persone che detengono animali non capiscono chi sia l’esotico. Basta un esempio per tutti: il canarino proviene da un Paese lontano ed appartiene ad una specie che “vive stabilmente in stato di naturale libertà nei territori dei Paesi d’origine ma non in Italia”. Dunque, in base a queste definizioni rientra pienamente nelle disposizioni di queste leggi. Ma…i canarini attuali sono in cattività, nel nostro Paese, da 500-600 generazioni !

E c’è pure- sorpresa !- il Regolamento appena promulgato, che cambia le carte in tavola. Ecco la nuova elaborazione:

“Ai fini del presente regolamento si intende per:

a)-animali esotici: le specie esotiche appartenenti alle seguenti classi:

         1) mammiferi: tutte le specie

         2) uccelli: specie comprese nell’All. A del Reg. CE 338/97; tutte le specie appartenenti al genere ARA spp; tutte le specie appartenenti ai rapaci.

         3) rettili: tutte le specie comprese nell’All. A del Reg. n. 338/97

………..”

Primo appunto: è bizzarro che un Regolamento redatto e promulgato da una Giunta modifichi in modo sostanziale la definizione dell’oggetto della legge , approvata dall’Assemblea degli eletti. Bizzarro sul piano democratico istituzionale, ma sul piano giuridico forse ci possono essere conseguenze.

Altri appunti, ricordando che per la semplice detenzione, e per l’allevamento ed il commercio degli “indefiniti” animali esotici legge e regolamento prevedono patentino, autorizzazioni, registri ecc., cioè obblighi, vincoli, sanzioni e costi:

-evidentemente deve essere particolarmente difficoltoso per il legislatore piemontese trovare un termine omologo di “esotico”: ripete la tautologia. In questo modo non spiega nulla…

– tutte le specie di mammiferi: ricordiamo che la classe dei Mammiferi conta circa 5.400 specie  attualmente viventi, variabili in forma e dimensioni dai pochi centimetri e due grammi di peso del mustiolo agli oltre 30 metri e centocinquanta tonnellate di peso della balenottera azzurra, uno dei più grandi animali finora apparsi sulla Terra. Conigli, topi, scoiattoli ma anche cani e gatti ed altri mammiferi di specie domestiche sono allevate da secoli in normali condizioni di benessere, senza necessità di patenti e registri. Si parla di “specie esotiche”: questo significa che esemplari nati ed allevati in cattività da secoli sono ancora da considerarsi “esotici” oppure no?. Di questa classe fa parte l’uomo (Homo sapiens:” originario di un paese lontano-l’Africa- dove viveva in stato di naturale libertà”, dunque “esotico”): quando il regolamento dice tutte le specie di mammiferi intende proprio tutte…….? Forse è meglio scriverla meglio questa definizione…

– uccelli, oltre10.000 specie viventi, (e rettili): l’obiettivo esplicitato della LR n. 6/2010 è tutelare il “benessere degli animali esotici presenti a vario titolo sul territorio..”. La Convenzione di Washington e le normative CITES, fra cui il Reg. CE 338/97, tutelano dalla scomparsa le specie a rischio e redigono elenchi di specie in pericolo e non si occupano del loro benessere in cattività. Quindi i loro criteri di inserimento negli allegati sono specifici e differenti. E negli elenchi (come il citato All. A) ci stanno pure specie animali autoctone, dunque non alloctone (esotiche), come, ad es., la tortora selvatica, la marzaiola ecc., che sono viventi stabilmente ed il libertà nel territorio del nostro Paese. Dunque, cosa prevale: l’essere nell’All. A ( e quindi dover rispettare la legge regionale)o il non essere esotici (e quindi esentate)?

Inoltre, ricordiamo che l’allevamento in cattività dei rapaci ( una parte dei quali viventi stabilmente in Italia e- dunque- non esotici) risale a molti secoli fa: scene di falconeria sono rappresentate negli affreschi egizi più antichi. La caccia con il falco era conosciuta in Cina già 2000 anni prima di Cristo, i romani la praticarono in tutte le province dell’impero, mentre se ne ha notizia in Giappone, in India ed Persia nel VII secolo della nostra Era; in Europa fu introdotta con successo a partire dalla seconda metà del IX secolo. Ricordiamo il famoso trattato “De arte venandicum avibus” attribuito a Federico II. Immaginiamo che le tecniche d’allevamento si siano molto raffinate rispetto ad allora e che problemi di benessere nella loro detenzione siano più teorici che reali.

Con la limitazione agli “esotici” e la definizione assunta, la gestione della legge è davvero problematica, fonte di imbarazzi, incertezze e contenziosi. A che vantaggio non si sa, ammesso e non concesso che tale legge sia utile e meritevole di essere applicata.

Dunque, l’impianto giuridico della legge e del relativo regolamento lascia molte perplessità, che minano- a nostro giudizio- la credibilità stessa della norma.

 

2-Arroganza del legislatore

Chi doveva applicare (allevatori e operatori commerciali) la prima norma (L.R. n. 43/1986) ha avuto notizia casualmente dai media nazionali che presentavano la nuova legge, appunto la 6/2010: cioè 26 anni dopo che era stata promulgata ! Evidentemente c’è qualche (notevole) problema di comunicazione ed informazione fra Regione e i cittadini, o almeno le loro organizzazioni.

Avuta notizia dai media, le organizzazioni FOI, AIPA,AISAD hanno chiesto incontri (già nei primi mesi 2010), segnalato incongruenze,avanzato proposte , suggerito modifiche, offerto collaborazione. Risultato: nonostante le gravi carenze evidenziate, le (poche) consultazioni effettuate non hanno prodotto nulla. Il Regolamento è stato completamente redatto senza che le organizzazioni di allevatori e commercianti sapessero nulla: forse si sarebbero potute evitare impostazioni e articolati con i quali le istituzioni, alla cui immagine noi teniamo tantissimo, rischiano di coprirsi di ridicolo.

Dubitiamo che la stessa organizzazione nazionale dei veterinari (ANMVI) sia stata consultata: ci aspettiamo una doverosa e vigorosa presa di posizione.

Un’ultima battuta sul termine “esotico”: alla luce di questa nuova performance piemontese, ora si capisce meglio la dichiarazione del deputato (veterinario piemontese !) a proposito degli “animali esotici “ in condominio……e le nostre preoccupazioni. Evidentemente in questa regione esiste una scuola con molti adepti…

La nostra disponibilità di allevatori e operatori commerciali resta immutata, è solo precipitata la fiducia nelle istituzioni.

 

3-Spending Review                                  

Termine molto in voga, in base al quale occorre ridurre i costi dello Stato: obiettivo condivisibile, ma….

Se per ridurre i costi per lo Stato si tagliano servizi essenziali e pensioni anziché tagliare i costi non essenziali e spesso inutili, allora l’obiettivo resta condivisibile, il metodo no. E nel caso della Regione Piemonte ci troviamo di fronte ad una scelta ancora più grave: non il taglio ma l’aumento dei costi di strutture pubbliche per attività non utili (inefficaci rispetto gli obiettivi), o comunque non prioritarie, o anche per ripetere organizzazioni già esistenti su scala nazionale (inefficienza). Qualcuno potrebbe pensare ad un modo per creare “poltrone”: ma sicuramente è malizioso…. Eppure, vengono istituite:

Commissione Regionale Animali Esotici: “si riunisce almeno ogni tre mesi per fornire direttive ed indicazioni per l’applicazione della presente legge”, oltreché per rilasciare patentino e autorizzazioni ecc. Composta di quattro persone ( e relativa struttura di segreteria) con compenso (più rimborso costi di funzionamento). Più consulente, se necessario (altro costo). Ognuno commenti da sé, con il proprio buonsenso. La Regione Emilia Romagna, per gestire l’applicazione dell’Accordo Stato Regioni sul benessere degli animali ( di tutti, non dei soli “esotici”) non ha creato alcuna commissione. E funziona

Centro di Referenza Regionale per il Benessere Animale :naturalmente è una catena di S. Antonio. Si prevede una struttura organizzata, ma per farla funzionare occorrono altre strutture, che forniscono servizi, che generano altri costi, che richiedono consulenze ed altri coordinamenti ecc.. . Cioè un costo tira l’altro. Annotiamo che esiste già una validissima struttura nazionale, denominata Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale ed è collocata presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ha valenza nazionale, è interfaccia della comunità europea e si occupa del benessere di tutti gli animali italiani, da reddito e da compagnia. Inoltre esiste ed è in funzione da anni, la Commissione Scientifica CITES che- guarda caso – si occupa delle specie animali in CITES. Perché farne un altra? Che poi potrebbero diventare altri 19, uno per Regione. Nel regolamento si prevedono svariati compiti per questo Centro, fra cui lo sviluppo di una serie di metodiche (verifica discendenza,determinazione del sesso, prelievi non invasivi ecc): tutte metodiche, ci pare, già ampiamente applicate da laboratori pubblici e privati. Ovviamente ci sono costi di funzionamento e di investimento da spesare, mentre per il personale si indica che verrà utilizzato quello attualmente in forza all’Istituto Zooprofilattico (c’è ancora personale sottoccupato o in esubero, dopo i forti tagli dell’ultimo periodo?)

Garante: istituito “al fine di realizzare un piano organico di interventi, su tutto il territorio regionale, riferiti alla salvaguardia dei diritti degli animali…”. E’ un’altra delle figure su  cui un certo mondo fortemente ideologizzato punta con grande determinazione e scarsa capacità di argomentare l’essenzialità di tale operazione (da quali studi sul reale partono?, quali casistiche producono una tale necessità?quali vantaggi da questa soluzione?). La carica è gratuita, ma- come sempre- ci sono i costi organizzativi e di funzionamento: uffici, segreteria, viaggi e relativi rimborsi delle spese vive non si negano a nessuno.

Vigilanza: naturalmente è un altro grande sovraccarico per le USL (di impegno di personale ed economico), per il quale è previsto un potenziamento e il ricorso, ove necessario, a consulenti. Naturalmente tutta questa organizzazione comporta nuovi costi.

Copertura dei costi prodotti dalla legge:la L.R. n. 6/2010 stanzia 100.000 euro anno ( per avere un’idea: circa 6 volte la retribuzione annua media di un operaio), che serve soprattutto (secondo il Regolamento) per finanziare il Centro di Referenza Regionale. Ma rimangono da finanziare gli altri costi indicati precedentemente (Commissione Regionale, Zooprofilattico, Garante, USL…..). Pensare ad un costo di almeno 400.000 euro/anno è probabilmente prudente. Come finanziare questa importante cifra? Con nuovi tributi ( v. nota all’art. 25 della legge). E questa è solo una parte dei costi, quelli formalmente a carico delle istituzioni. Ma la L.R. n. 6/2010 ed il relativo nuovo regolamento hanno altri effetti, questa volta sui cittadini:burocrazia (corsi formazione, patentino, richieste di autorizzazione, controlli, registri di carico/scarico…: neanche possedessero testate nucleari) e costi relativi.

Al termine di questa analisi macro, ma volendo è pronta anche quella tecnica di dettaglio, si pongono due domande:

-ai funzionari che hanno promosso, progettato e trasformato in strumento giuridico l’obiettivo del benessere animale chiediamo: pensate davvero, senza arrossire, che questa imponente e costosa montagna burocratica tuteli il benessere degli animali? Cosa c’entra il benessere con i corsi di formazione, i registri, il moltiplicarsi di posti di sottogoverno?

-ai politici che hanno approvato la LR 6/2010: pensate davvero che questo sia il modo più assennato e prioritario di spendere i soldi dei contribuenti? E pensate davvero che si possano costruire questi castelli, senza alcun dialogo con le categorie economiche e sociali del territorio quali le nostre organizzazioni?

 

4-Premio per la Bontà

Questo premio è particolarmente meritato.

Allevatori sportivi e operatori commerciali “ufficiali” (quelli con cui si acquistano animali guardandosi negli occhi e che sono sempre rintracciabili e rispondono in ogni momento del loro operato) sono per la tutela del benessere di tuttele specie animali, nessuna esclusa. E senza alcuna deroga.

La Regione Piemonte, no.

Siamo sorpresi ed amareggiati, per una posizione unica al mondo, assunta con tanta protervia e senza motivazioni espresse, nonostante gli avvertimenti ricevuti e le offerte di dialogo da parte delle nostre organizzazioni e- sicuramente- di altre altrettanto autorevoli.

Per la cronaca: la LR 6/2010 è stata approvata all’ unanimità dei presenti nell’ Assemblea Regionale precedente (maggioranza centro-sinistra), salvo un consigliere che non ha votato. Il regolamento di attuazione è stato approvato dalla Giunta attuale, che è di centro destra. Ciò che preoccupa è anche che è cambiato il cuoco, ma la zuppa è la medesima: immangiabile.

 

Sempre per la cronaca: il Movimento degli allevatori sportivi amatoriali ha adottato (2008)il Disciplinare volontario per il benessere degli animali allevati, approvato dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale e dal Ministero Salute. E’ l’unico al mondo, è rivolto a tutti gli animali, non solo agli “esotici” (non siamo razzisti….) ed è appunto volontario: anche agli allevatori interessa il benessere degli animali e non hanno bisogno di patenti. Inoltre, a proposito di registri e tracciabilità degli animali, lo stesso Movimento ha introdotto nel 1938 il marcaggio individale e nel 1954 ha realizzato il Registro Nazionale Allevatori (R.N.A). Forse la nostra opinione può essere utile.

Ed è spontanea, professionale, gratuita.