La Falconeria attuale in Turchia

atmaca

Il governo turco dopo l’iniziale messa al bando della Falconeria come sport nel 1988 (in parte a causa dell’applicazione del Governo della direttiva del Consiglio europeo sulla conservazione degli uccelli selvatici), a seguito delle proteste che ne sono seguite, nel 2002 ha riammesso la Falconeria come uno sport regolamentato, permettendo solo l’uso degli sparvieri. In Turchia la stagione di caccia con sparvieri inizia tra la metà e la fine di agosto fino ai primi di novembre e coincide sia con il periodo di migrazione delle quaglie, che degli sparvieri, oltre che di un altro un gran numero di specie di uccelli. Gli uccelli di passaggio (giovani uccelli nel loro primo anno) vengono catturati dietro relativa licenza e i falconieri sono autorizzati a utilizzare gli sparvieri per la caccia alle quaglie (Coturnix coturnix). I regolamenti che disciplinano Falconeria fanno parte delle leggi sulla caccia e richiedono che i falconieri possiedano una licenza di Maestro Falconiere.

Quando vengono catturati, gli uccelli dalle caratteristiche eccezionali sono tenuti e ciò è determinato dalla loro colorazione, forma o dimensione o dalle abilità di caccia che mostrano durante il periodo di cattività. Molto raramente vengono tenuti durante il periodo della muta e di solito sono rimessi in libertà entro la fine di ottobre, quando termina la stagione di caccia. Vengono rilasciati per due motivi principali, in primo luogo per ragioni economiche e pratiche in quanto si evita così di doverli alimentare e gestire durante la muta, quando è possibile catturare un nuovo sparviere la stagione successiva e in secondo luogo per permettere loro di riprodursi in natura. Si è spesso malvisti se si tiene un uccello ‘Madre’. Tuttavia, gli ambientalisti sostengono che gli uccelli rilasciati risultano poi essere traumatizzati, sia dall’intenso contatto umano o dal fatto che la loro migrazione è stata interrotta. La riabilitazione dei rapaci selvatici feriti e in seguito reintrodotti nell’ambiente naturale dimostra che quest’affermazione non è valida, così com’è possibile sostenere che i giovani rapaci hanno un elevato tasso di mortalità (70-80%) solo nel loro primo anno di vita e che i falconieri aiutano questi uccelli a diventare più esperti nel loro abilità di caccia, nonché assicurano che abbiamo un peso superiore quando vengono rilasciati alla fine della loro stagione di caccia. Nel momento in cui gli sparvieri arrivano nella regione orientale del Mar Nero alcuni hanno percorso circa metà della strada della loro rotta migratoria, molti hanno un peso inferiore al loro peso ottimale e certo non sopravvivrebbero al resto del loro viaggio.

atmaca5Quando i falchi sono tenuti in cattività di giorno rimangono all’aperto, posti sui rami di alti alberi o su pertiche alte. Durante la notte vengono invece portati all’interno delle case, o in apposite falconiere, e per via di questo costante contatto con l’uomo risultano essere molto ben ammansiti. Predatori come gatti, cani, volpi e altri rapaci sarebbero infatti un grosso problema se i falchi fossero lasciati incustoditi all’aperto. In Turchia l’antico passatempo maschile di frequentare le Case del Tè era un ottimo luogo per l’ammansimento dei falchi, che ritrovandosi nel trambusto di un ambiente affollato e pieno di persone frenetiche, si abituavano, spesso nel giro di pochi giorni, alle attività umane perdendo così rapidamente la loro paura nei confronti dell’uomo. In questi luoghi stavano su posatoi posti all’esterno o sul pugno stesso dei falconieri.

A causa della breve stagione di caccia, l’ammansimento e l’addestramento devono essere svolti in tempi rapidi. Gli sparvieri al loro primo volo sono fatti volare assicurati ad una filagna lunga 30 metri assicurata ai geti per mezzo di una lunga e di una girella. Dopo che il falco ha catturato una preda e si è generata una fiducia reciproca, viene quindi fatto volare senza filagna ma ancora con la combinazione di geti, lunga e girella. Per evitare che i falchi si possano ferire dibattendosi nelle prime fasi di ammansimento, agli sparvieri appena catturati viene fatto passera un sottile filo di cotone da un lato del collo e sotto l’ala dal lato opposto e fissato ai geti con una piccola lunga. Questo sistema tradizionale sembra funzionare senza complicazioni e aiuta a distribuire uniformemente la pressione, riducendola dalle zampe. Viene anche fissato un campanello su una zampa, sotto al geto, oppure sulle due penne centrali della coda.

atmaca2ll pericolo evidente quando un falco viene volato è che si impigli tra i rami di albero, ecc. Per evitare questo problema, spesso i falconieri spesso si arrampicano sugli alberi o utilizzano un lungo bastone con un gancio per recuperare il falco. Il metodo di caccia e di allevamento sembrano essere basati sulla tradizione e sulle catture per la breve stagione di caccia e non su metodi moderni o maggiormente pratici. La dieta degli sparvieri appena catturati consiste nel nutrirli a forza con mezzo uovo sodo tutti i giorni fino a quando non effettuano la loro prima uccisione. Il falco impara ad accettare questo, forse per la fame, non appena il suo peso diminuisce. Quest’usanza sembra essere basata sulla tradizione e può essere determinata della mancanza di refrigerazione per la conservazione della carne, che è sempre stata un alimento molto apprezzato fin dai tempi antichi. Può anche essere basata sull’idea erronea che negare la carne a un falco lo possa rendere molto più desideroso di uccidere. Non ci sono prove a sostegno di questa tesi, che si basa esclusivamente sul ragionamento. La dieta dei falchi consiste principalmente sulle prede catturate o su animali appositamente catturati per nutrirli; questi a volte includono anche rapaci catturati.

atmaca3Tradizionalmente la gestione e la caccia non comportano il monitoraggio del peso e non sembra esserci alcuna utilità nell’utilizzo delle bilance. Il falconiere tasta il petto del falco per determinarne il peso, senza neanche il bisogno di osservarne le feci. Tuttavia questi metodi tradizionali stanno cambiando, anche se lentamente, con l’adozione di sistemi più moderni. Le tecniche di caccia non comportano l’uso del logoro e il recupero di un falco che si è allontanato avviene tenendo in mano una quaglia morta e fischiando a mo’ di comando. Alcuni uccelli sono così obbedienti che arrivano sul guanto, o sulla mano, non appena sentono il fischio, ovviamente associando la mano tesa ad una pertica confortevole adatta da cui andare a caccia di cibo. I mesi estivi nella regione del Mar Nero sono caldi e secchi, mentre quelli autunnali sono caratterizzati da pioggia e vento. La stagione di caccia non si estende mai nei mesi invernali che possono essere molto freddi e con un po’di neve. La falconeria è praticata soprattutto nella regione del Mar Nero e nei dintorni di Istanbul. Le persone della regione del Mar Nero sono famose per il loro amore per la Falconeria che, tuttavia, è in grave declino. Ciò è dovuto a vari fattori come l’urbanizzazione, gli ambientalisti e gruppi di lobbying che fanno pressione sul governo, lo stile di vita moderno e anche per le spose che sono riluttanti nel voler sposare un falconiere a causa dell’impegno che è richiesto. La falconeria è in grave declino e il numero dei falconieri è diminuito in modo rilevante negli ultimi 35 anni. Nel 2006 è stata stimata l’esistenza di meno di 4.000 falconieri, soprattutto le persone della vecchia generazione, mentre nel 1971 la falconeria veniva praticata da circa 15.000 falconieri. Oggi, nel 2012, si stima che siano attivi più di 3.500 falconieri e questo declino sta ora raggiungendo un punto critico. È richiesto uno sforzo per assistere e incoraggiare le persone a mantenere questo patrimonio culturale che altrimenti potrebbe scomparire entro la prossima generazione.

La preparazione e i metodi di cattura

I preparativi incominciano nei mesi estivi, prima che inizi la migrazione degli uccelli. Per prima cosa si lavorano a a maglia le dhogazza, delle reti triangolari o a lineari necessarie per intrappolare gli sparvieri. Queste reti sono costituite da un filo di colore scuro (di solito nero), morbido, che viene intrecciato in maglie fini di dimensioni di circa 65 millimetri – 70 millimetri quadrati. Le dhogazza misurano solitamente circa 180 centimetri x 180 centimetri, reti triangolo, che sono un’altra versione delle dhogazza lineari, sono molto più semplici da configurare e da collocare nelle aperture tra gli alberi e in altre aree che hanno una copertura. La casa di cattura, o nascondiglio, viene costruita in una posizione di rilievo in cui si prevede la migrazione degli sparvieri. Queste possono avere sia un fronte dritto sia a forma di ‘L’ secondo  dove sono situate, con una piccola finestra per consentire al falconiere di osservare gli eventuali sparvieri nell’aria. Il tutto è nascosto con una combinazione di bastoni e rami frondosi che offrono un certo camuffamento per evitare che il falco diventi sospettoso. La rete è posta su un lato del nascondiglio per permettere al falconiere di posizionare l’uccello esca per incoraggiare il falco ad entrare. Tuttavia, prima della cattura del falco bisogna incominciare l’intero processo dall’inizio con la cattura di un grillo talpa (Gryllotalpa vulgaris). Questi grilli possono essere trovati sotto gli escrementi delle mucche o delle pecore o nelle loro tane, che sono un buco nel terreno umido. Possono facilmente essere presi mettendo un po’ di acqua e sapone nel buco, cosa che li fa uscire immediatamente. Vengono poi conservati in del terreno umido, pronti per poter poi essere utilizzati per intrappolare l’averla piccola (Lanius collurio), che è il tradizionale uccello da richiamo utilizzato durante le migrazioni autunnali degli sparvieri.

Il grillo catturato è posizionato in una piccola gabbia fatta a mano, che misura circa 30cm x 15cm x 20 centimetri. L’insetto deve essere fissato con un filo sottile attorno al corpo, tra il torace e l’addome per evitare che fugga e per far sì che l’averla che entra nella gabbia per nutrirsene rimanga intrappolata. Il disegno della gabbia varia da regione a regione e può consistere di cappi fini (fatti con una lenza) posti sul lato l’esterno della trappola o con meccanismo botola che permette l’accesso all’averla.

Le giovani femmine di averla sono preferite (sono più piccole e più chiare e assicurano una migliore visibilità) e si trovano dalla metà di luglio in poi, dopo l’involo; osservando i loro posatoi preferiti si decide una posizione adatta per collocare la trappola, e prevalentemente sono catturate le averle in migrazione. Quando la posizione è decisa, viene posizionata la trappola; il movimento guizzante del grillo talpa è altamente irresistibile per l’averla che non riesce ad ignorare il costante movimento che suscita il suo istinto e la curiosità di avvicinarsi alla gabbia per mangiare il suo pasto. I grilli sono tenuti umidi e sostituiti periodicamente per evitare che diventino esausti. Una volta che l’averla è appena stata intrappolata, viene legata ad un bastone di circa 1 metro di lunghezza, fissata per mezzo di un sistema di braccialetti, geti e lunga. In un primo momento l’uccello è nervoso e dibatte continuamente, tuttavia ben presto accetta la presenza dell’uomo e si calma. Dopo che si è tranquillizzata e accetta il cibo, inizia il suo addestramento. Le averle sono carnivore e viene quindi fissato per loro un piccolo pezzo di carne da mangiare sul bastone, la carne non consumata viene cambiata due volte al giorno prima che si asciughi. Gli uccelli sono ammansiti, con esercizi quotidiani, dove il bastone viene mosso dal falconiere e in questo modo l’uccello si abitua a ritrovare rapidamente la sua strada tornando indietro sul trespolo. Dopo il periodo iniziale di formazione, due piccoli pezzi di cuoio a forma semi circolare sono posti a sopra ciascun occhio dell’averla. Questi sono incollati in posizione, impedendo all’uccello di vedere in alto e permettendogli solo la visione del cibo e del bastone. In questo modo, quando l’averla è utilizzata come richiamo per la cattura degli sparvieri non riesce a vederne l’arrivo dall’alto. In questo caso inizierebbe, infatti, a gridare e cercare di scappare per nascondersi, invece che di ballare sul bastone che viene messo in mostra.

Spesso più di uno degli uccelli da richiamo possono morire durante la cattività, ferendosi o morendo se il falconiere non è esperto o non ne evita uno sfruttamento intensivo durante la stagione si cattura degli sparvieri. Alla fine della stagione di cattura degli sparvieri, le averle vengono rilasciate in natura.

Durante la stagione di cattura, tutti gli sparvieri che sorano o che cacciano in prossimità di luoghi nascosti sono osservati attentamente. A questo punto viene presentato l’uccello da richiamo che “ballando” sul suo trespolo attira l’attenzione del falco, che può vedere i battiti d’ala del piccolo uccello da una grande distanza. Dopo ogni picchiata del falco per catturare la sua preda, il falconiere ritrae l’averla per evitare che sia catturata e ferita dal falco. Quando lo sparviere colpisce la rete ne rimane impigliato e viene quindi accuratamente rimosso per evitare danni alle sue piume o alla rete. Se è un falco da tenere, per via delle sue qualità, è quindi collocato e avvolto in una calza o fazzoletto. Il falconiere può catturare diversi falchi, che possono poi essere dati ad amici o parenti, selezionandoli per vari attributi, mentre tutti quelli che non rispondono a queste caratteristiche sono nuovamente rilasciati in libertà.

Alcuni temini:

Italiano Turco
Lunga Bağ, ip
Braccialetti Ayak bağı
Geti Ayak bağı (i braccialetti e i geti fanno parte d’un insieme unico)
Girella Fırdöndü
Campanello Zil
Logoro Leş (quaglia morta)
Nastro che passa sul petto e sotto le ali Göğüs bağı
Sparviere Atmaca
Quaglia Bıldırcın

fonte: lordsofthesky.info

Storia della Falconeria in Turchia

turkish falconerLa falconeria attraverso la storia ha lasciato nel corso dei secoli un segno profondo nelle diverse culture. Probabilmente ha avuto origine nell’Asia Centrale, la casa della popolazione turca e si è diffusa a Ovest attraverso l’Arabia e l’Europa e a Est attraverso la Cina e il Giappone. L’uomo deve aver guardato il cielo e si deve essere meravigliato della maestosità, dell’agilità e dell’abilità con cui gli Uccelli da Preda catturavano le loro prede, chiedendosi se era possibile utilizzare quelle capacità per procurarsi del cibo per la tavola. Un falco addestrato sarebbe stato molto importante e un possedimento prezioso. In Turchia la Falconeria è una pratica antica, che si è sviluppata con una ricca tradizione culturale che ancora oggi esiste in alcune regioni del paese, con molte canzoni, poesie e metodi di addestramento che vengono trasmessi oralmente di generazione in generazione attraverso i secoli.

Gli Ittiti abitavano l’Anatolia, che è l’attuale Turchia, dove sono stati trovati diversi altorilievi del XIII secolo a.C. che illustrano nella roccia scolpita delle scene di Falconeria. I resti, davvero molto antichi, della città ittita di Alacahöyük, abitata nel 4000 a.C., sono stati scoperti nel 1839. Gli scavi hanno portato alla luce due sfingi con ovvie influenze egiziane.  Queste sono datate tra il 1600-1200 a.C., il periodo del Grande Impero Ittito, dove vicino a Hattusha (Boğazkale) si trovava la capitale.  La città aveva anche un’altra porta d’entrata, della quale sono state trovate solo le fondamenta. Alcuni dettagli dell’alto rilievo all’interno della porta mostrano un’aquila dalla doppia testa, un simbolo molto antico che era anche presente sulla colonna assira a Kanesch (Kültepe). Gli animali tra i loro artigli assomigliano molto a delle lepri.

La scoperta del complesso di Karatepe è datata al XVI e XIV. Karatepe, che in turco significa “collina nera”, ed è stata portata alla luce dal 1947 e il 1957 da un gruppo guidato da Helmuth Theodor Bossert, dopo la scoperta del 1946. Gli scavi hanno rivelato le rovine della città fortificata del re Azatiwataš. Le due porte scolpite della città presentano molti altorilievi che coprono la parte inferiore delle pareti del complesso delle porte con una simbologia che mostra influenze del periodo tardo-Ittita, Aramaico, Assiro, Fenicio e Egiziano. È presente l’immagine di una divinità che cavalca un toro, che sembra tenere in una mano un Uccello da Preda e nell’altra mano una lepre.

Bayezid_the_thunderboltAnche gli scavi a Gordio, l’antica capitale dei Frigi, mostrano l’evidenza del rapporto dell’uomo con gli Uccelli da Preda. Questa relazione simbolica e reale con gli Uccelli da Preda si era estesa nel periodo selgiuchide (circa 1058-1246 dC) della Turchia e oltre. Con l’incoronazione di Tuğrul (che significa Falco) Beg a Mosul nel 1058 come “Re d’Oriente e Occidente”, l’aquila bifronte diventa il simbolo dei turchi selgiuchidi ed sarà in seguito molto utilizzata. I Sultani di Rum, Ala ad-Din Kayqubad I (1220-1237 d.C.) e suo figlio Kaykhusraw II (1237-1246 d.C.), utilizzano anch’essi l’aquila bifronte nei loro standard e il simbolo è stato trovato anche su altri elementi, come i tessuti, parti murali, pietre tagliate e supporti per il Corano.

I turcomanni, che regnarono in Anatolia nel corso del XIII secolo, hanno ereditato il simbolo dai Turchi Selgiuchidi. In seguito dell’influenza turca, le monete islamiche del regno del Califfo Nasreddin Mahmud bin Mohammad raffigurano un’ aquila bifronte già nel 1200 d.C.. Ancora oggi, la polizia turca utilizza un’aquila bifronte come insegna per una carica secondaria, così come l’Università Atatürk a Erzurum, Comune di Diyarbakir nella Turchia sud orientale ed i distintivi dei club di Erzurumspor e Konyaspor, due squadre di calcio turche.

In Turchia l’epoca d’oro della falconeria è stata durante l’Impero Ottomano, quando era praticata dall’élite della classe dirigente. La falconeria è stata responsabile di riscatti, tangenti così come della morte di eredi destinati al trono.

AliGholiKhanShamluSüleyman Pasha (1316-1357 d.C.), era il figlio maggiore del sultano Orhan I (regnate dal 1326-1359 d.C.), il secondo bey dell’Impero Ottomano. Mentre praticava la falconeria a cavallo, era accidentalmente caduto e quindi era morto. Süleyman, considerato come l’erede designato, era quindi stato sepolto a Bolayır, in una tomba costruita per ordine di Orhan Gazi. Quest’amore per i falchi è continuato con i Turchi Ottomani, seguendo le loro conquiste. Ad esempio, dopo la conquista della parte occidentale della Georgia nel 1578, i turchi avevano chiesto un tributo di 12 falchi e 12 sparvieri addestrati.

Durante la battaglia di Nicopoli in Bulgaria (1396 d.C.), il figlio di Filippo l’Ardito, duca di Normandia era stato catturato dalle forze del sultano ottomano Beyazet I (il cui regno si estende dal 1389-1402 d.C.). L’offerta di Filippo di 200.000 ducati d’oro per il riscatto del figlio insieme a un piccolo numero di altri nobili francesi era stata rifiutata, poiché il sultano voleva invece ricevere qualcosa di considerato ancora più prezioso: 12 girfalchi bianchi. Per capire il valore di un riscatto di 200.000 ducati d’oro, basti pensare che sono equivalenti a 698 kg d’oro. La passione del sultano Beyazet per la falconeria raccontata dal figlio di Filippo, prima di essere rilasciato, è descritta nel libro ‘Storia dei turchi ottomani’ di Sir Edward Shepherd Creasy. Egli descrive dispiacere del Sultano di fronte ai suoi prigionieri a Bursa nel 1397 dove Froissart racconta la scena nei suoi scritti ‘Il Sultano aveva in quel momento settemila falconieri e molti uomini addetti alla caccia: da questo si può supporre da questo la grandezza dei suoi possedimenti. Un giorno, alla presenza del conte di Nevers (il figlio prigioniero del duca di Normandia), aveva volato un falco ad alcune Aquile (?), ma il volo non gli era piaciuto, e si era così adirato, che, per questo motivo, era sul punto di far decapitare duemila dei suoi Falconieri, rimproverandoli oltremodo per mancanza di diligenza nella cura dei suoi falchi, quando quello che si era comportato così male era stato trovato ‘.

Turkmen falconerVerso la fine del regno di Solimano il Magnifico (dal 1520-1566 dC), il Topkapi Sarayı o Palazzo di Istanbul contava di molti i servi, che costituivano il Servizio interno (Enderun) e alloggiavano nella parte interna del palazzo. Sotto gli auspici del dar üs-saade ağası (ağa della Dimora di Felicità, di ruolo appena inferiore a quello del Gran Visir), il servizio interno era diviso in sei dipartimenti in ordine gerarchico decrescente. Quello della Falconeria (Doganci odası) era classificato al 5° ordine. I sordomuti (dilsiz), che venivano volutamente resi sordi e muti in modo di non sentire o parlare di alcun segreto, erano tra i servitori più fidati del sultano e spesso si occupavano della gestione dei falchi.

Le dichiarazioni dei testimoni oculari, John Sanderson (1594) e Thomas Dallam (1599), raccontano la passione che la corte ottomana riservava ai falconieri e alla falconeria. La descrizione di John Sanderson di 300 falconieri, nani e cupole’ presenti in città è supportata dai racconti forniti da Thomas Dallam, un costruttore di organi inviato al sultano, Mehmet III (1595-1603 d.C.) con il dono di un organo, progettato da lui stesso e dai suoi assistenti, dietro ordine della regina Elisabetta I. L’osservazione di Thomas Dallam procede e descrive la scena nella corte reale:

‘Trecento sono uomini sordi-muti e non possono né parlare, né sentire, e indossano ricchi abiti d’oro e di cuoio di Cordova; … alcuni di questi portano un falco sul loro pugno. Quattrocento sono tutti nani, uomini forti, ma bassi di statura. Ogni nano indossa una scimitarra al suo fianco, e indossa anche lui abiti dorati. Ma la cosa più eccezionale di questi uomini è che mi hanno fatto comprendere attaverso i loro gesti tutte le meraviglie che avevano visto’.

Dallam aveva notato che servi del sultano indipendentemente dal servizio interno o esterno alla corte reale, avevano imparato un mestiere ‘secondo la loro inclinazione e disposizione’ come Bon (1608) descrive, ‘per fare una Terbent, fare la barba, per accorciare le unghie, da ripiegare gli abiti in modo accurato, per occuparsi dei cani, per occuparsi dei falchi ‘e così via.

Falconer_DoAnche il primo volo di un uomo con un mezzo senza propulsione ha avuto un collegamento con la Falconeria e ha tratto ispirazione dagli Uccelli da Preda! Il primo volo in Turchia risale al regno del sultano ottomano Murat IV (1623-1640 d.C.), nell’anno 1630 e si deve all’aviatore e scienziato Hezarfen Ahmet Çelebi, che si dice abbia volato con delle ali artigianali attraverso il Bosforo dalla cima della Torre di Galata arrivando alla Piazza Doğancılar (Piazza Falconieri) sopra Üsküdar, dopo un volo di 3.200 metri. Gli scritti del 17° secolo di Evliya raccontano proprio la storia di Hezarfen Ahmed Çelebi, (circa 1630-1632 dC): “In primo luogo si è esercitato a volare dal pulpito di Okmeydani per otto o nove volte con delle ali d’aquila, utilizzando la forza del vento. Poi, mentre il sultano Murad Khan (Murad IV) stava guardando dal palazzo di Sinan Pasha a Sarayburnu, è volato dalla cima della Torre di Galata ed è atterrato in piazza Doğancılar in Üsküdar, con l’aiuto del vento del sud-ovest. Quindi Murad Khan gli aveva concesso un sacco di monete d’oro, dicendo: Questo è un uomo spaventoso. È in grado di fare tutto quello che vuole. Non è bene tenere queste persone’ e quindi l’aveva mandato in esilio in Algeria. E qui era morto. “.

Insieme al declino dell’impero ottomano è arrivato anche il declino del periodo d’oro della falconeria in Turchia, e questo declino è ancora in corso. Tuttavia, la Falconeria viene ancora praticata in alcune regioni del paese ed è fondamentale che le antiche tradizioni di utilizzare di un uccello rapace addestrato per la caccia, siano mantenute e continuino a garantire che le generazioni future saranno in grado di conservare il loro patrimonio culturale.

fonte: lordsofthesky.info

La tradizione della falconeria in Russia

Dagli zar della dinastia Romanov al Cremlino del XXI secolo fino all’aeroporto Domodedovo di Mosca: l’addestramento dei rapaci è ancora molto attivo nel Paese
Falconeria russia

Presso i popoli slavi la caccia con i falconi era praticata fin dall’antichità: le prime testimonianze sui falchi addestrati risalgono al XII secolo. Un tempo la caccia coi falconi era un passatempo assai diffuso nella corte imperiale, mentre oggi ai rapaci sono stati affidati “compiti” di estrema importanza per l’uomo.
Gli uccelli rapaci, soprattutto i girifalchi – alcuni tra gli uccelli più grandi e più belli della famiglia dei falconidi – erano tenuti in grande considerazione nella Russia antica. Circola una leggenda secondo la quale il falconiere di Ivan il Terribile, Trifone Patrikeev, aveva perduto il girifalco prediletto dallo zar e questi diede a Trifone tre giorni di tempo per ritrovarlo, pena la decapitazione. Per tutti e tre i giorni Trifone cercò senza esito alcuno l’uccello e alla fine del terzo giorno, rassegnatosi al destino che l’attendeva, andò a dormire. In sogno gli apparve il suo santo protettore – San Trifone – con il girifalco sulla spalla, che dicendogli “Eccolo il tuo falco!” restituì l’uccello a Trifone. Il mattino seguente il falconiere ritrovò davvero l’uccello su un ramo accanto a sé. Dalla gioia Patrikeev fece costruire una chiesa in onore del santo che esiste tuttora, da più di 500 anni, sulla via Trifonovskaya a Mosca. E San Trifone, ritenuto il protettore dei cacciatori, viene ora raffigurato nell’iconografia russa con un falcone.

Un po’ di storia

zar romanov falconeriaAlexei Mikhailovich andava molto fiero della sua collezione di uccelli. Per esempio, ad August von Meyerberg, ambasciatore di Sassonia, fu tributato il grande onore di poter esaminare alcuni esemplari di tali uccelli. A quell’epoca in Russia si era molto diffidenti verso gli europei e si riteneva che un seguace della Chiesa Cattolica potesse avere un influsso nefasto e perciò agli ambasciatori non venivano mostrati né le donne, né gli uccelli. Ma durante i colloqui con l’ambasceria tedesca lo zar apparve talmente coinvolto che furono mostrati agli inviati alcuni tra gli esemplari più belli della sua collezione e lo zar consentì persino che venissero ritratti. Oltre che per la caccia, i falconi servivano anche come prezioso strumento diplomatico. Lo zar ne faceva dono ai sovrani occidentali e orientali, mentre lo scià di Persia Abbas avviava trattative speciali con la monarchia russa per consentire ai mercanti russi di vendere rapaci agli stranieri
La falconeria raggiunse la massima diffusione all’epoca dello zar Alexei Mikhailovich, padre di Pietro il Grande, che possedeva una collezione di tremila esemplari di falchi e sparvieri. Ogni uccello era specializzato in un tipo di preda: alcuni in uccelli, altri in lepri.
immagine sacra falconeria russiaI rapaci venivano catturati al Nord, soprattutto nella regione di Arkhangelsk. A parte erano indicate le modalità di trasporto per Mosca: gli uccelli venivano trasportati in speciali casse, imbottite all’interno di feltro perché potessero stare al morbido. Agli esattori delle tasse, che li scortavano, veniva raccomandato di “accudire con solerzia gli uccelli”, di nutrirli per tempo e di vietare ai postiglioni di correre troppo.
Per nutrire la collezione di uccelli imperiali, i contadini erano sottoposti a una particolare tassa, quella “sui colombi”, ed erano tenuti a versare come tributo due colombi per casa. I colombi venivano concentrati in una speciale corte, detta Corte dei Colombi, dove migliaia di esemplari erano destinati a diventare cibo per i rapaci.
Da allora si conservano a Mosca un’infinità di toponimi legati alla falconeria. Il quartiere Sokolniki (Dei falconi) era uno dei luoghi più amati dallo zar per la caccia col falcone. A Est della capitale si trova il monte Sokol, mentre nei sobborghi di Mosca esiste il villaggio di Shiriaevo: secondo una versione della leggenda proprio qui si sarebbe perduto il girifalco prediletto dello zar, di nome Shiriai, mentre, secondo un’altra, il villaggio sarebbe appartenuto al falconiere Semen Shiriaev. La stazione della metropolitana Sokol, invece, non sembra avere alcun legame con la caccia e fu chiamata così per ricordare un villaggio di artisti, costruito negli anni Venti.
Il figlio dello zar Alexei Mikhailovich, Pietro I, coltivava invece passatempi del tutto diversi. Bisognava combattere svedesi, turchi e persiani e non era proprio il momento di dedicarsi alla caccia. La “collezione” imperiale si interruppe per cause naturali: gli uccelli non vivono troppo a lungo.

moderno falconiere russoOggi è possibile documentarsi sulle specie di falconi da caccia e sulla falconeria all’epoca degli zar nel museo del parco naturale di Kolomenskoe dove è stata allestita una mostra dal titolo “La caccia col falcone ai tempi dello zar Alexei Mikhailovich”. Kolomenskoe era proprio uno dei luoghi dove gli zar praticavano la caccia coi falconi.
Ora vivono nel parco 11 esemplari addestrati, tra cui astori, poiane codabianca, falchi sacri e persino un gufo. A Kolomenskoe vivono due falconieri: l’esperto Viktor Mikhailovich Fedorov e il suo aiutante, Volodia Skripkin.
“Ogni uccello ha un carattere particolare, non meno dei cani e delle persone – rivela Fedorov. – Un uccello è più tranquillo di un altro, e ce n’è uno che è stato soprannominato la dama capricciosa”.
Viktor Fedorov racconta ai visitatori di come quello della falconeria sia un rito bello e complesso. Gli zar uscivano per la caccia con al seguito un intero esercito, preceduto dai cani e chiuso dai cacciatori a cavallo. I cani inseguivano 929178692la preda, mentre i cacciatori facevano rullare i tamburi per spaventare le prede, per esempio, una pernice. Quando la pernice si alzava in volo, lo zar liberava il falcone che inseguiva la preda, aspettando il momento per attaccare. E, infine, dopo aver avvistato l’uccello o la lepre, si precipitava giù in basso. Attaccandola dall’alto, il falcone piombava sulla preda come un razzo. La velocità della sua caduta era ciò che gli consentiva di fare letteralmente a pezzi la preda.
I cani stanavano la preda e i falconi o gli astori la catturavano.

Un tempo a questo scopo venivano legati alle zampe del falcone dei campanellini, oggi, oltre a quelli si usano le trasmittenti satellitari.
Tuttavia, l’antica arte della falconeria non è stata dimenticata. Non tutti sanno che tuttora i rapaci continuano a essere utilizzati dal governo russo. Per esempio, al Cremlino esiste una sottounità del Servizio di sicurezza federale nel cui organico figurano dei falchi sacri, il cui compito è quello di scacciare i corvi e di “regolamentare” il numero di piccioni. Queste sottounità sono presenti anche in alcuni aeroporti, in particolare a Domodedovo. Qui vengono addestrati gli astori per tener lontani molti tipi di uccelli  e proteggere i passeggeri dai corvi che potrebbero incidentalmente finire nei motori.

fonte: ria.ru

Caccia: L’apertura della Caccia per il Falconiere..

caccia_col_falco

Caccia: L’apertura della Caccia per il Falconiere..Caccia: Tutti i cacciatori sanno cosa vuol dire aspettare con ansia la giornata di apertura della caccia:aspettano frementi nella calura estiva,tengono in forma il cane,controllano e ricontrollano fucili e cartucce e quando arriva il giorno finalmente si dà sfogo alla passione!

Noi falconieri d’alto volo(quelli che si dedicano alla caccia con pellegrini,lanari o sacri e loro ibridi) viviamo tutto questo in maniera diversa. I falchi generalmente passano l’estate fermi per la muta e il cambio delle penne e’ un momento sempre critico (una nuova remigante o timoniera rotta significa compromettere le prestazioni del rapace fino alla stagione successiva), anche se alcune regioni consentono l’allenamento dei falchi al di fuori della stagione venatoria per molti dei nostri falconi da caccia e’ meglio passare un’estate tranquilla con una dieta studiata appositamente per favorire il cambio delle penne,e qualora decidessimo di farli volare ugualmente il caldo limita fortemente le prestazioni e per un falcone il volo senza predazione non e’ che un pallido palliativo di quello che dovrà poi affrontare durante la stagione venatoria.

caccia_falco_apertura_cacciaLe prede si sono evolute contemporaneamente ai loro predatori,le strategie che attuano per fuggire si sono affinate in migliaia e migliaia di anni per questo la vita di un rapace in natura e’ tutt’altro che facile. Solo un falconiere sa quanto e’ difficile arrivare alla cattura per un rapace,per questo l’apertura della stagione non e’ che l’inizio di un duro lavoro di allenamento che probabilmente ci porterà ad avere il rapace perfettamente pronto quando si dovrà chiudere con la caccia! Chiaramente ci sono delle differenze se stiamo preparando un giovane o se ci accingiamo a riprendere in mano il nostro preferito che ha già diverse stagioni alle spalle ma anche il più navigato tra i rapaci ha bisogno di un allenamento intenso. Falconieri in azione durante battuta di caccia al fagiano

Esistono delle tecniche per aumentare la fitness (salti al pugno da altezze differenti,passate al logoro ad esempio) ma non c’è niente come la vera caccia per un rapace. Questo ci porta a considerare le differenze tra i falconieri italiani rispetto a quelli europei e di altri continenti:spesso in altre nazioni chi pratica la falconeria gode di particolari agevolazioni sul calendario venatorio forte di studi scientifici che dimostrano come l’incidenza di un rapace a caccia sulle popolazioni di prede selvatiche sia praticamente nulla. Animali come cornacchie, gazze, ghiandaie, minilepri, considerati “infestanti” spesso snobbati dai cacciatori tradizionali possono venire cacciate dai falconieri praticamente tutto l’anno,con i dovuti permessi, ottenendo così due risultati importanti:tenere sotto controllo le specie opportuniste e poter praticare la falconeria ai massimi livelli.

E’ un peccato che nel nostro paese che è stato la culla della falconeria moderna non si riesca ad eguagliare le possibilità che hanno altri e che nel confronto si risulti spesso inferiori (non per tecniche di addestramento o capacità,che non ci vedono secondi a nessuno ma per le effettive possibilità che abbiamo di praticare una corretta falconeria: la cattura di un selvatico nato in natura e quindi scaltro e abile;non e’ difficile per un falcone catturare un fagiano appena rilasciato ma questa non e’ vera falconeria e le soddisfazioni sono ben poche). Caccia col Falco: Un falco con il suo bel fagiano appena cacciato

caccia_fagiano_falcoLa possibilità di osservare una splendida azione di caccia e più la preda avrà possibilità di fuggire più grande sarà la soddisfazione soprattutto nei casi rari di successo è vera falconeria!Personalmente nel mio ambito i fagiani selvatici sono pochi, le rare lepri vengono insidiate tradizionalmente dai segugi e le anatre un sogno che arrivano numerose solo a stagione ormai conclusa tranne qualche sporadico caso e quindi non inizio la caccia col falco all’apertura, evitando così sia il maggior affollamento sul campo ,sia di viziare il falco con qualche facile fagianotto “pronta caccia”.

Preferisco aspettare il momento delle cornacchie e delle gazze ormai numerosissime,scaltre e difficili e sicuramente selvatiche per arrivare poi ad insidiare qualche fagiano che si sia fatto le ossa e che sappia il fatto suo. Quando mi accingo a far partire per la prima volta dell’anno un falcone dal mio pugno per la caccia l’adrenalina e’ alle stelle e mentre lo guardo negli occhi scuri fremente per l’attesa mi sento vivo come non mai sapendo che si innalzerà altissimo ancora una volta portandomi con lui dove l’aria e’ fresca e il cielo e’ blu!

Vittorio De Marchi

fonte: cacciapassione.com

Trasportino per rapaci in PVC

trasportino per falchiPresto o tardi, chi ha a che fare con rapaci per falconeria ha la necessità di trasportarli in macchina. Negli anni ho provato varie tecniche e varie tipologie di trasportino mai troppo soddisfatto o dal punto di vista igienico o semplicemente per il fatto che i rapaci si stroncavano le penne della coda. Su internet si trovano diversi pattern e progetti di cassette per il trasporto, in inglese, giant hood, fatte per lo più in legno, materiale soggetto a manutenzione. Cercavo qualcosa di funzionale, facile da pulire che non richiedesse manutenzione. La mia ricerca su internet si è fermata su un sito tutto italiano, quello della PM Falconry. Ho scoperto che Paolo Massarutto, il titolare, non è solo il rivenditore ufficiale della Tyniloc in Italia ma che produce e vende altro equipaggiamento per la falconeria tra cui i trasportini costruiti con un materiale innovativo, in PVC espanso molto igienico e di facile pulizia, con ottime caratteristiche isolanti caldo/freddo. Sulla parte superiore è provvisto di due comodi maniglioni per caricarlo con facilità in macchina.
L’ho testato sia con l’astore che con l’harris ma è perfetto anche per i falconi, il posatoio è studiato per scoraggiare il rapace a girarsi rimanendo sempre rivolto verso la porta, è predisposto anche di vano porta attrezzatura ed attacco per lunga. Il posatoio è ricoperto di erba sintetica che offre ai rapaci un’ottima presa. I numerosi fori posizionati sui lati offrono abbondante areazione al rapace. All’interno del trasportino, sul fondo, ho posizionato dei fogli di giornale in modo che le feci vengano raccolte li sopra. Test superato alla grande e, visto che ho la necessità di trasportare due falchi alla volta, ne comprerò un’altro delle stesse dimensioni in modo da agganciarla comodamente all’altra. Il fatto poi di aver comprato un prodotto con un ottimo equilibrio qualità-prezzo e, non ultimo da un produttore italiano non può far altro che farmi piacere 😉

Per informazioni, http://www.pmfalconry.it

Caccia in Piemonte: apertura il 29 settembre!

caccia_stagione_2010_2011

Piemonte: C’è il calendario per la caccia.
La caccia in Piemonte prende il via il 29 settembre come previsto

La giunta regionale ha deliberato oggi il nuovo documento accogliendo le osservazioni del Tar
antonella mariotti

Fine della pace per gli animalisti: la giunta regionale del Piemonte ha approvato il nuovo calendario venatorio, documento che ha ottenuto dall’Ispra parere pienamente favorevole e che accoglie i rilievi formulati dal Tar del Piemonte.

La stagione venatoria 2013/2014 avrà inizio il 29 settembre 2013.

La sentenza del Tar nei giorni scorsi aveva bloccato i fucili in tutta la Regione, comprendendo anche la caccia selettiva alle specie considerate “nocive”, ora per le associazioni contro l’attività venatoria è tutto da rifare.

Per quanto concerne l’addestramento dei cani, il prelievo selettivo degli ungulati e la caccia alle specie migratorie da appostamento temporaneo (ove prevista), l’attività riprenderà già sabato.

http://www.lastampa.it

Caccia, italiani favorevoli ad un’attività venatoria regolamentata

controllo venatorio

L’indagine demoscopica di Astra Ricerche conferma come la maggioranza degli italiani, il 56% in crescita del 3% rispetto al 2010, è favorevole alla caccia normata e regolamentata. Questo il più importante dato emerso dalla ricerca commissionata da CNCN, FACE Italia e Arcicaccia al sociologo Enrico Finzi e presentata giovedì 12 settembre alla Camera dei Deputati

Caccia, italiani favorevoli ad un’attività venatoria regolamentata

cani da cacciaIl 56% degli italiani è favorevole all’attività venatoria regolamentata e normata, con una crescita del 3% rispetto al 2010. Questo il dato più importante emerso dall’indagine demoscopica “Gli italiani e la caccia” realizzata dal sociologo Enrico Finzi di Astra Ricerche e presentata giovedì 12 settembre nella sala stampa della Camera dei Deputati. Si tratta della seconda ricerca di questo tipo in tre anni e si conferma, con oltre 2000 interviste, come la più ampia e approfondita svolta in Italia sulla caccia, come voluto fortemente dai committenti: CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura), associazioni venatorie riunite in FACE Italia (Federcaccia, LiberaCaccia, Enalcaccia, Anuu Migratoristi) e Arcicaccia.

I DATI ‐ I dati mettono in luce una netta crescita generale degli indicatori favorevoli alla caccia, a cominciare dalla tipologia ad hoc per gruppi che vede salire al 56% gli italiani favorevoli alla caccia nel nostro Paese (nel 2010 questa analisi si fermava al 53,2%). Più moderata ma sempre significativa la crescita dei “vicini” all’attività venatoria: gli amici dei cacciatori o comunque i cittadini in qualche modo interessati da questa passione, salgono dal 48% al 49,2%. Importantissimo invece il dato sull’indice di favore sulla caccia, che vede un guadagno di favorevoli di circa 5 milioni di italiani, merito dell’attività di informazione e sensibilizzazione messa in campo dalle associazioni venatorie e dai cacciatori stessi e di una maggiore comprensione dei cittadini del reale ruolo dell’attività venatoria, della figura di chi la pratica e del suo forte radicamento e valore nel tessuto sociale ed economico italiano.

Non a caso i cacciatori raccolgono un favore maggiore rispetto all’idea generica di caccia, con quasi il 62% degli italiani che li apprezzano, sebbene non manchino alcune valutazioni critiche ‐ minoritarie – su alcuni aspetti del loro operato. Si conferma anche il dato sul fatto che i cacciatori italiani in realtà non sono tutti avanti con l’età, anzi sopra la media c’è la fascia tra i 25 e i 34 anni, residenti in particolare nei comuni medio‐piccoli.

Come nel 2010 è evidente la correlazione statistica assai forte tra la notorietà delle norme che regolano la caccia, il consenso per esse (quasi unanime negli italiani che le conoscono) e la buona valutazione dell’attività venatoria: coloro che si dichiarano ostili alla caccia risultano, infatti, assai meno informati della media e spesso completamente all’oscuro di come viene realmente praticata.

cacciatoriL’ANIMALISMO ‐ In occasione di questo studio sono stati analizzati anche temi non affrontati nel 2010, a partire dalla cultura animalista messa a confronto con quella ambientalista. Per quanto riguarda l’animalismo gli atteggiamenti degli italiani risultano non solo contrastanti ma anche spesso ambivalenti. La verità è che molti soggetti che si dichiarano animalisti al dunque non sono affatto ostili all’uccisione di animali a talune condizioni: 56% è favorevole se si tratta di ricavare alimenti per gli umani; il 49% se gli animali sono pericolosi perché aggrediscono gli umani o portano malattie; il 49% se servono agli scienziati per scoprire l’origine di certe malattie e trovare adeguate terapie; il 48% se gli animali appartengono a specie selvatiche non a rischio di estinzione ma anzi sovrabbondanti.

È stato esplorato pure il favore per le organizzazioni animaliste, approvate senza riserve dal 49% e criticate dal 51% (in due casi su tre con particolare virulenza), mentre le organizzazioni ecologiste godono di un consenso assai più ampio e in molti casi vengono ritenute indipendenti e migliori. Alla prova dei fatti mentre molti comportamenti legati a una migliore cura e attenzione per l’impiego sostenibile delle risorse naturali sono passati nell’uso comune degli italiani, l’animalismo appare invece indebolito da molti comportamenti incongrui e cioè dal fatto che l’81% degli Italiani mangia carne, l’80% pesce, il 27% dimostra di apprezzare la carne di selvaggina sotto diverse forme, per cui l’animalismo concreto e coerente non supera il 20% mentre l’ecologismo concreto è pieno e coerente per il 34% e comunque significativo per un altro 48%.

I dati dell’indagine di Astra Ricerche confermano ancora una volta come la caccia in Italia sia tutt’altro che in declino e, anzi, sia una opzione valida e sostenuta in particolare nei comuni medio‐piccoli, ovvero dalla realtà estranea ai grandi centri urbani, più vicina quotidianamente a quella natura verso la quale vorrebbero spesso tornare proprio i residenti delle metropoli e delle grandi città. Un tessuto solido, forte e vivo, fatto di piccoli centri e di campagne, cuore delle eccellenze paesaggistiche, agroalimentari, enogastronomiche e turistiche del nostro Paese. Un cuore che per continuare a battere ha bisogno dei cacciatori, li stima e li apprezza per il loro ruolo in difesa della natura e della cultura rurale.

Per questo il mondo venatorio ha deciso di prendere spunto da questa seconda ricerca per diffondere la conoscenza della caccia e del vero rapporto che essa ha con la nostra società. “Gli italiani e la caccia” diventerà dunque il riferimento per chi vorrà conoscere davvero questo mondo e la sua importanza per la difesa della biodiversità e la tutela dell’ambiente.

“Cruciale è sempre la questione dell’informazione sulla caccia. – ha commentato il sociologo Enrico Finzi di Astra Ricerche ‐ Questa analisi ha infatti confermato le previsioni, vedendo aumentare i consensi per l’attività venatoria proprio in corrispondenza di un aumento di conoscenza su come essa è praticata in Italia. Al di là di una parte della popolazione che odia la caccia e non l’accetterà mai, la partita si gioca sugli indecisi, tuttora in larga parte inconsapevoli dei rigidi limiti e delle numerose regolamentazioni imposti alla caccia. Quando il mondo venatorio – conclude Finzi – riesce a spiegare il senso e il perché della caccia allora gli italiani, in buona parte, sono pronti ad appoggiarla”.

Il mondo delle istituzioni, nazionali ed europee, si è deciso a sostenere questa attività di studio e ricerca su un fenomeno antico ma sempre molto discusso intervenendo in maniera massiccia.

Il Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo Paolo De Castro, impossibilitato ad essere presente, ha inviato un messaggio di stimolo e incoraggiamento. Il sen. Giuseppe Marinello, Presidente della Commissione Ambiente del Senato, ha preso la parola come relatore ringraziando le associazioni venatorie per gli sforzi fatti in questi anni per avvicinare le persone alla caccia. A seguire sono intervenuti l’on. LUCA SANI, Presidente Commissione Agricoltura della Camera e Walter Ferrazza.

Importante anche il contributo arrivato da Federparchi tramite il prof. Paolo Giuntarelli mentre significativa è stata la presenza in sala di: On. Ermete Realacci – Presidente Commissione Ambiente della Camera; Sen. Massimo Caleo – Capogruppo PD Commissione Ambiente Senato; Sen. Stefano Vaccari – Segretario Commissione Ambiente Senato; On. Susanna Cenni – Commissione Agricoltura della Camera; Antonio Morabito – Legambiente; Francesco Ciancalone – Coldiretti; Umberto Borrelli – CIA (Confederazione Italiana Agricoltura). Oltre a rappresentanti delle Istituzioni locali e delle Federazioni sportive iscritte al CONI.

Il Tar dice stop alla caccia In Piemonte

caccia giornata apertura stagione venatoria

Caccia in Piemonte: Nessuna apertura e fucili appesi al chiodo per tutti i cacciatori piemontesi poiché il Tar ha sospeso il calendario venatorio 2013/2014 della Regione Piemonte. Per gli Ambientalisti, “Una grande vittoria”.

Come ogni anno fioccano i ricorsi da aperte di focolai incompetenti ambientalisti, e come se nulla fosse gli viene data pure ragione. È stato il Tar a fermare tutte le Dopiette in Piemonte. Infatti secondo quanto stabilito non si sparerà più neanche per la caccia di selezione a cinghiali e caprioli, per intenderci. Con Ordinanza depositata in data odierna il TAR del Piemonte ha accolto tutti i rilevi avanzati dalle associazioni LAC Lega per l’abolizione della caccia e Pro Natura ed ha sospeso il calendario venatorio 2013-2014 nonché tutti gli atti ad esso collegati, compresi i provvedimenti riguardanti la caccia di selezione agli ungulati, la caccia della tipica fauna alpina, i criteri di ammissione dei cacciatori, i periodi di prelievo alle specie migratrici. Da oggi la caccia è ferma in tutta la Regione Piemonte e tutti i cacciatori dovranno restare fermi e i loro fucili appesi al chiodo.

IMG_3703Nulla di fatto per l’apertura generale della caccia prevista per il 29 settembre 2013, infatti la presente Ordinanza ha cancellato e sospeso il calendario venatorio Regione Piemonte.

Inaccettabile che da tale sospensiva siano potuti nascere commenti di esponenti locali del tipo.. “I cacciatori piemontesi sono invitati a sostituire il permesso di caccia con il tesserino dei funghi” ha commentato qualcuno. Le motivazioni all’origine del ricorso sono state tutte accolte dai giudici: mancanza del piano faunistico venatorio regionale, mancata effettuazione della valutazione d’incidenza ambientale, difetto di motivazione a superamento dei rilievi espressi dall’Ispra per la protezione di numerose specie. “La mancanza della legge regionale abrogata lo scorso anno al solo scopo di impedire il referendum regionale ha sicuramente giocato un ruolo determinante” ha dichiarato il Presidente della Sezione Piemonte della Lac Roberto Piana. “L’incapacità, la superficialità e la mancanza di rispetto delle regole poste a tutela della fauna selvatica caratterizzano la gestione regionale dell’attività venatoria dell’Assessore Sacchetto. Ora la Regione licenzi costui e ripensi a tutta la politica di tutela della fauna selvatica.”

Nel mirino finisce ancora una volta l’assessore alle Politiche Agricole di piazza Castello Claudio Sacchetto. Durissimo il comunicato del capogruppo Pd Aldo Reschigna: La sospensiva è l’ennesima dimostrazione della uperficialità e dell’insipienza con cui l’assessore Sacchetto affronta una questione così delicata per le numerose implicazioni correlate. Con il suo agire amministrativo scomposto e con la furbata della cancellazione della legge regionale sulla caccia, al posto di creare equilibrate certezze, Sacchetto ha portato una totale insicurezza nel comparto venatorio piemontese. Eppure, nonostante le numerose lezioni, procede imperterrito: da un lato ha formato un gruppo di lavoro per cercare una soluzione condivisa sulla nuova legge regionale sulla caccia; dall’altro lato, con un vero e proprio blitz agostano, ha richiamato in aula il disegno di legge varato dalla Giunta regionale e fortemente criticato. Ci sembra un modo schizofrenico di gestire la caccia, che meriterebbe da parte di Roberto Cota un atto forte, di fronte alla evidente inadeguatezza dell’assessore ad affrontare con equilibrio queste tematiche.
A stretto giro la risposta dell’assessore leghista che rassicura le doppiette: «La caccia non si fermerà, martedì presenterò in giunta la nuova delibera in grado di superare il problema».

Staremo a Vedere..

Pierfilippo Meloni
13.09.2013

fonte: cacciapassione.com

Poiana uccisa taglia di 1000 euro su cacciatore

poiana uccisa2SAN CATALDO – Prima settimana di cosiddetta “pre-apertura” della caccia in Sicilia, prima vittima dei cacciatori di frodo: sabato pomeriggio, dopo appena sei giorni dall’avvio anticipato della caccia, le Guardie Giurate venatorie e zoofile del WWF hanno rinvenuto nelle campagne di San Cataldo (CL) un esemplare adulto di Poiana (Buteo buteo), specie particolarmente protetta, uccisa a colpi di fucile caricato a pallini.

“Secondo il calendario venatorio, in questo periodo possono essere uccisi solo conigli selvatici in caccia vagante e tortore e colombacci, ma da appostamento temporaneo. Invece – dichiara Ennio Bonfanti, coordinatore regionale delle Guardie WWF – quando la stagione venatoria si apre, si spara a tutto ciò che si muove! La Poiana ha un’apertura alare di oltre un metro e mai può essere confusa con un colombaccio o una tortora, men che meno con un coniglio! Quindi chi le ha sparato – in una giornata di caccia “regolare” – lo ha fatto con la piena consapevolezza e volontà di violare e sfidare la legge, con il solo scopo di uccidere un predatore. Sicuro di restare impunito, vista la cronica assenza di controlli e l’anarchia venatoria della nostra Regione…”.

poiana uccisaIl WWF ha già presentato una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica per il reato di “uccisione di specie particolarmente protetta” ai sensi della legge 157 del 1992, che prevede sanzioni penali quali l’arresto fino ad 8 mesi; “Mentre recuperavamo il povero rapace impallinato – racconta Bonfanti – sentivamo i colpi delle fucilate dei cacciatori nelle colline intorno… E questo la dice lunga sulla favola del cacciatore buono e del bracconiere cattivo, come se fossero due entità estranee l’una all’altra, due mondi diversi”.

Ma il WWF è convinto che qualcuno abbia visto chi ha sparato alla Poiana: “l’abbiamo trovata a terra lungo una strada provinciale in contrada Gabbara, dove tutt’intorno vi sono decine di villette, case agricole, abitazioni. Un luogo densamente abitato – e perciò di per sé vietato alla caccia! – in cui sicuramente qualcuno avrà visto il vigliacco sparatore”. Per questo il WWF Caltanissetta ha istituito una taglia: mille euro a chi consentirà, con la propria testimonianza o con altre prove certe, di incastrare il colpevole di un simile odioso reato contro il patrimonio faunistico dello Stato.

Per il WWF questo atto di bracconaggio è gravissimo, vergognoso ed intollerabile, costituendo l’ennesimo esempio di quel malcostume venatorio che, con inaudita spregiudicatezza, si ripete in ogni stagione di caccia nel territorio del Nisseno. “Simili fatti dovrebbero far indignare, per prime, le stesse Associazioni venatorie spingendole a provvedimenti severi nei confronti di questi cacciatori illegali. E invece – rileva amaramente Bonfanti – prevalgono omertà, difesa corporativa “ad oltranza” della categoria e odio verso chi, come il WWF e le sue Guardie volontarie, vuol far rispettare le leggi anche in materia faunistica ed ambientale”.

fonte: giornalesicano.it

Caccia alla gazza coi falconi d’alto volo

caccia_falchi_puglia

Caccia alla gazza coi falconi: Intelligente, irrispettosa, timida, furba, tenace, a volte impavida e chi la conosce bene direbbe prodigiosa: è la Gazza (pica pica). Annoverata nei più illustri testi di caccia col falco, non farà mai parte della selvaggina nobile, ma ha di buon grado meritato un posto tra le cacciate più emozionanti e suggestive che la Falconeria possa donare.

caccia_falco_gazzaLe gazze… All’apparenza tutte uguali, stessi atteggiamenti, stesse vocalizzazioni, stessi colori, ma provate a cacciarle e vi renderete conto che non ne esiste una che sia come un’altra; quando pensi di aver capito tutto di loro, ne trovi una che tira fuori una magia dal cilindro e rimette tutto in discussione; cambia comportamento con le stagioni e con l’età ma soprattutto, impara dai suoi successi e dai fatali errori delle sue compagne. Ho visto falchi cacciare diversi selvatici ma, per la sua grande volubilità, è “sulla gazza” che si misura il cuore di un falco. Ho ammirato falchi “maestri” stoccarne in volo a decine, tutte catturate con grande perizia e maestria, per poi trovarne una capace di ingannare l’ardito predatore come un fosse un pullo appena impiumato. A volte è una caccia di tale difficoltà da spossare entrambi i contendenti, vederli ambedue ansimanti prima di una nuova sfida è un indescrivibile momento coinvolgente, due avversari che meritano la vittoria non importa più la cattura o la disfatta, l’esser stato onorato d’assistere a un tale evento è tanto appagante quanto prodigioso.

La caccia alla gazza con i falconi “d’alto volo” è una caccia a sé , unica nel suo genere, diversa anche dalla caccia agli altri corvidi per considerevoli sfumature.

In Falconeria ne esistono diverse discipline: col “basso volo” per esempio, utilizzando falchi caccia_col_falcocome astori e sparvieri. E’ questa una caccia molto veloce, forse poco spettacolare, una caccia cosiddetta “a vista”; si pratica tirando questo genere di rapaci direttamente dietro al corvide che, dopo un relativamente breve inseguimento, cattura in aria o al suolo. Generalmente se la gazza raggiunge un riparo, può definirsi salva.. Per sommi capi è un po’ lo stesso procedimento del “cul levè”, dove al posto dei falchi da basso volo, vengono utilizzati i falconi nobili; questo dà la possibilità di lanci molto più lunghi e inseguimenti più spettacolari. Ma il trionfo di questa caccia è “l’alto volo” con i nobili falconi e l’apoteosi si raggiunge col falco pellegrino. E’ tra tutte la tecnica più difficile, ma decisamente la più spettacolare. E’ la metafora della sfida tra forza e intelligenza. Tra i racconti dei falconieri salentini si annoverano tante belle cacciate di falchi, quanti straordinari voli di gazze scampate al rostro. E’ una caccia che si pratica caccia_falco_cacciatoriin spazi ampi, vaste pianure o colline dolci, questo è sicuramente un aspetto che la rende ancor più entusiasmante.

Priva del riparo dei boschi e di aspre colline, tutta la vicenda si compie di fronte ai nostri occhi come una maestosa e drammatica opera teatrale: c’è il protagonista: il falco, che imbriglia il vento con le ali e si spinge alto nel cielo da dove domina la terra e le prede che gli offre. Fiero nello sguardo, trovata la preda si lancia in frenetiche e folgoranti picchiate nel tentativo di colpirla con una terrificante sorda “stoccata” o un sottile fendente dato con tale precisione che a stenti se ne intuisce il contatto; poi c’è l’orchestra: gracidante e fornita, ricca di virtuosismi aerei e ogni genere d’astuzia. Ed è solo dopo la pomposa e melodrammatica esibizione orchestrale delle gazze in fuga che, nell’assolo dell’ultima rimasta, si concentra tutta l’opera. E’ la sfida finale che vedrà il falco compiere l’impresa e mostrarsi tronfio sulla preda, o la gazza, che ingannato il nobile falco, lo schernisce ormai sicura tra le fronde dei protettivi rami d’un bosco; ed in fine c’è il regista: il falconiere che detta il tempo e il ritmo, decide il quando e il come, è artefice di scatenare l’evento e in preda al momento, da fiato al suo fischietto lodando l’azione del falco.

La caccia alla gazza coi falconi d’alto volo: un armonico e tragico copione dall’imprevedibile finale.

Matteo D’Errico

fonte: cacciapassione.com